Il Clostridiodies difficile (CDI)è un bacillo anaerobio, gram-positivo, sporigeno e tossigeno, a trasmissione oro-fecale, ampiamente diffuso nell’ambiente e in grado di colonizzare il tratto intestinale dell’uomo e di altri mammiferi. Come riporta l'Istituto Superiore di Sanità, Il trattamento con antibiotici è considerato il principale fattore di rischio per l’infezione in quanto, alterando l’equilibrio della microflora intestinale, favorisce la moltiplicazione di questo patogeno, la produzione di tossine e quindi l’infezione che è una delle più frequenti in ambiente ospedaliero.
Clostridium difficile: come avviene il contagio
Il contagio avviene principalmente per via oro-fecale: ci si può infettare toccando con le mani bocca, naso od occhi dopo aver manipolato oggetti o superfici contaminate. Il batterio può vivere per lunghi periodi su oggetti e superfici.
I sintomi
Il batterio può presentare un'ampia gamma di manifestazioni cliniche da semplici diarree autolimitanti fino a quadri clinici molto severi, quali la colite pseudomembranosa e il megacolon tossico. La gravità dei sintomi dipende sia dalla risposta immunitaria dell’ospite, sia dalla virulenza del ceppo che causa dell’infezione. In linea generale i principali sintomi includono:
- diarrea
- febbre
- perdita di appetito
- nausea
- dolori addominali
- colite (processo infiammatorio a carico del colon)
- colite pseudomembranosa (sindrome caratterizzata da febbre, nausea e diarrea concomitanti a terapia antibiotica)
Come si cura
L'infezione da Clostridium difficile si cura principalmente sospendendo gli antibiotici responsabili dell'alterazione della flora intestinale e assumendo antibiotici specifici mirati per eliminare il batterio. La scelta della terapia dipende dalla gravità dei sintomi e dalla presenza di eventuali recidive.
Come si previene il contagio
Il principale strumento di prevenzione consiste nell'effettuare un accurato lavaggio delle mani con acqua e sapone. Acqua e sapone risultano infatti più efficaci delle soluzioni alcoliche nella prevenzione di questa infezione in quanto le spore del batterio non vengono uccise dall'alcol.
È inoltre importante impiegare nel modo corretto gli antibiotici: limitarne l'uso a situazioni di reale necessità e solo su prescrizione medica. La scelta dell'antibiotico deve essere mirata così così come la durata del trattamento che dipende dal quadro clinico del paziente.
I dati
Come riporta l'Istituto Superiore di Sanità la CDI è una delle più importanti infezioni correlate all'assistenza sanitaria (ICA) nei Paesi industrializzati, dove il batterio rappresenta la principale causa di diarrea in ambito ospedaliero. Lo studio "Global burden of Clostridium difficile infections: a systematic review and meta-analysis" pubblicato nel 2019 sul Journal of global health, indica che globalmente l'incidenza è di 2,2 per 1000 ricoveri l'anno e 3,5 per 10.000 giorni-paziente l'anno.
Negli ultimi decenni si è registrato non solo un aumento dei casi di CDI ma anche della gravità di queste infezioni e della mortalità associata, spiega l'ISS, soprattutto nei pazienti anziani, con un conseguente aumento della durata della degenza ospedaliera e dei costi di assistenza sanitaria diretta e indiretta. Questo nuovo quadro epidemiologico è stato associato all’emergenza di ceppi di C. difficile con caratteristiche di elevata virulenza e multi-resistenza agli antibiotici (MDR – Multidrug Resistant), che presentano diffusione internazionale o locale.
Sorveglianza in Italia
In Italia non è ancora attivo un Sistema di sorveglianza nazionale di queste infezioni ma nel 2019 è stato avviato il progetto "Sostegno alla Sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza anche a supporto del PNCAR", finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM) e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che prevede la predisposizione di un sistema nazionale dedicato alla sorveglianza delle ICA, inclusa la sorveglianza delle CDI.
