Stati Uniti, nuovi casi di infezione per il consumo di latte crudo: oltre 60 persone coinvolte
L'infettivologo Matteo Bassetti torna a lanciare l'allarme: "Dovrebbe essere vietato, i rischi per la salute sono concreti e documentati"
latte crudo afghanistan © Ansa
Negli Stati Uniti torna a far discutere il consumo di latte crudo dopo un nuovo aumento di infezioni registrato in Idaho. Le autorità sanitarie locali stanno indagando su decine di casi di malattia riconducibili al consumo di latte non pastorizzato. Secondo il Dipartimento per la Salute e il Welfare dello Stato, dal 19 maggio sono state individuate quasi 60 persone che si sono ammalate dopo aver consumato latte crudo. Almeno 45 di loro sono risultate positive alla campilobatteriosi, infezione provocata dal batterio Campylobacter. Le autorità non escludono che il numero dei casi possa aumentare nelle prossime settimane.
La crescita del fenomeno raw milk
L'episodio si inserisce in un contesto più ampio che vede il latte crudo tornare popolare in diverse aree degli Stati Uniti. A favorire questa tendenza contribuisce anche il sostegno espresso dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., che negli ultimi mesi ha rilanciato una campagna favorevole al consumo di prodotti non pastorizzati, attribuendo loro presunti benefici per la salute. Una posizione che continua però a scontrarsi con le indicazioni della comunità scientifica, che da anni mette in guardia dai rischi microbiologici associati al consumo di latte non sottoposto a pastorizzazione.
Le indagini sugli allevamenti
Le verifiche delle autorità sanitarie si stanno concentrando su due allevamenti dell'Idaho, uno situato nella parte settentrionale e l'altro in quella meridionale dello Stato. La maggior parte delle persone colpite avrebbe consumato latte proveniente da queste aziende. Sono in corso analisi sui campioni di latte e accertamenti per individuare eventuali lotti contaminati. I responsabili degli allevamenti stanno collaborando con i sanitari per identificare l'origine del problema e adottare le misure necessarie.
I sintomi dell'infezione da Campylobacter
La campilobatteriosi è una delle infezioni alimentari più diffuse e può manifestarsi pochi giorni dopo l'esposizione al batterio. I sintomi più frequenti comprendono diarrea, talvolta con tracce di sangue, febbre, dolori addominali, nausea e vomito. Nella maggior parte dei casi la malattia si risolve nell'arco di circa una settimana, ma nei soggetti più vulnerabili possono verificarsi complicazioni anche serie. Per questo le autorità raccomandano di rivolgersi immediatamente a un medico in presenza di sintomi dopo il consumo di latte crudo o derivati non pastorizzati.
Perché il latte crudo preoccupa gli esperti
Le autorità sanitarie ricordano che il latte non pastorizzato può contenere batteri patogeni pericolosi per la salute umana, soprattutto per bambini, donne in gravidanza, anziani e persone immunodepresse. La pastorizzazione, sottolineano gli esperti, elimina quasi completamente i microrganismi nocivi senza compromettere in modo significativo le proprietà nutrizionali del prodotto. Per questo viene considerata una delle principali misure di sicurezza alimentare.
Bassetti: "Il latte crudo dovrebbe essere vietato"
L'infettivologo Matteo Bassetti, che ha commentato il nuovo focolaio ricordando come, secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), le epidemie di malattie intestinali siano molto più frequenti tra chi consuma latte crudo rispetto a chi sceglie prodotti pastorizzati. Per il direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, il nuovo episodio conferma la pericolosità di una pratica che continua a diffondersi nonostante gli avvertimenti degli esperti. "Il latte crudo dovrebbe essere vietato" sostiene Bassetti, ribadendo che la pastorizzazione rappresenta la soluzione più efficace per prevenire infezioni causate da batteri come Campylobacter ed Escherichia coli.
