il grande divario

Obesità più diffusa al Sud, ma il 52% dei centri di cura è al Nord

La mappa delle disuguaglianze tracciata dalla Società Italiana dell'Obesità: cure, farmaci e percorsi diagnostici a macchia di leopardo

28 Feb 2026 - 14:15
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C'è un'Italia che ingrassa e un'Italia che cura, ma non sono la stessa. Mentre il Sud registra i tassi più alti di obesità, oltre la metà dei centri specializzati si concentra al Nord. È il paradosso denunciato dalla Società Italiana dell'Obesità (SIO), che alla vigilia della Giornata Mondiale contro l’Obesità del 4 marzo accende i riflettori su una mappa delle disuguaglianze che attraversa il Paese e pesa su milioni di cittadini. In Italia sono 160 i centri per l'obesità operativi: il 52% si trova nelle regioni settentrionali, il 18% al Centro e solo il 30% tra Sud e Isole, concentrati prevalentemente in Sicilia, Campania e Puglia. Intere regioni come Calabria e Molise restano di fatto zone d'ombra nel sistema nazionale di cura. Uno squilibrio che stride con i numeri epidemiologici: le regioni meridionali sono infatti quelle con la più alta prevalenza di obesità e sovrappeso.

Sei milioni di obesi, divario sempre più ampio

 In Italia quasi 6 milioni di cittadini - l'11,8% della popolazione adulta - soffrono di obesità e circa il 34% è in sovrappeso. Un impatto enorme sulla salute pubblica e sui costi sanitari. Secondo l'Italian Barometer Obesity Report 2024/2025, basato su dati Istat e Iss, il divario territoriale è marcato: tra le regioni con i tassi più alti figurano Molise (14,1%), Campania (12,9%) e Abruzzo (12,7%). Se si considera anche il sovrappeso, al Sud e nelle Isole quasi una persona su due (circa il 49%) è sopra il proprio peso forma, contro il 42% del Nord.

Ancora più drammatico il dato sui minori: nelle regioni meridionali la percentuale di bambini in eccesso di peso è quasi doppia rispetto ad alcune aree del Settentrione. In Campania il 18,6% dei minori è obeso, contro il 3-4% delle Province autonome di Trento e Bolzano.

Farmaci GLP-1: una barriera economica

 Le disuguaglianze non si fermano alla distribuzione dei centri. Profonde differenze emergono anche nell'accesso alle nuove terapie farmacologiche, in particolare agli agonisti del recettore GLP-1. In assenza di una diagnosi di diabete, questi farmaci restano interamente a carico del cittadino. Il costo si aggira intorno ai 300 euro al mese: una cifra che diventa una barriera sociale evidente. "Essendo farmaci out of pocket, si crea una barriera sociale: chi vive nel Meridione e ha un reddito più basso non può permettersi cure che costano circa 300 euro al mese, pur avendone più bisogno" sottolinea Buscemi.

La chiave per ridurre il divario

 Solo sei Regioni hanno approvato un PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) per l'obesità: Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Sicilia. Tre sono del Nord, una del Centro e due del Sud. Strumenti fondamentali per garantire ai pazienti standard omogenei di cura e qualità assistenziale su tutto il territorio regionale.

Per la SIO, la soluzione passa dalla standardizzazione dei percorsi di cura e dall’inserimento dell'obesità nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). "Laddove le regioni hanno attivato PDTA specifici e reti di centri accreditati dal sistema pubblico, si iniziano a vedere i primi segnali di inversione di tendenza nei dati epidemiologici" evidenzia Buscemi.

In Sicilia, ad esempio, un intervento di chirurgia dell'obesità non eseguito in un centro della rete regionale non viene rimborsato: un meccanismo che punta a garantire qualità e appropriatezza delle cure. Il quadro che emerge è chiaro: l’obesità non è solo una questione clinica, ma una cartina di tornasole delle disuguaglianze sociali e territoriali. E finché la geografia delle cure non seguirà quella del bisogno, il divario continuerà ad allargarsi.

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