Lo studio

Meno zuccheri nei primi mille giorni di vita, meno rischio d'ansia in età adulta

Secondo una ricerca dell'Università di Surrey, una minore esposizione agli zuccheri nei primi 1.000 giorni di vita è associata a un rischio d'ansia in età adulta inferiore di circa un terzo. L'effetto sarebbe più evidente nelle donne

25 Set 2026 - 12:30
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Meno zuccheri durante la gravidanza e nei primi due anni di vita, meno ansia da adulti. È la conclusione della nuova ricerca dell’Università di Surrey, pubblicato su Translational Psychiatry, che ha sfruttato un esperimento naturale e unico: il razionamento dello zucchero nel Regno Unito introdotto durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. In totale sono state analizzate circa 46mila persone nate tra il 1951 e il 1956 sotto il regno di Elisabetta II. Secondo i ricercatori, chi è cresciuto con una disponibilità più limitata di zuccheri nei primi 1.000 giorni di vita, dal concepimento fino ai due anni e mezzo circa, ha mostrato una probabilità significativamente più bassa di sviluppare disturbi d'ansia da adulto.

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Il razionamento del dopoguerra diventa un laboratorio naturale

  La ricerca si basa su una situazione storica unica e difficilmente replicabile: nel Regno Unito lo zucchero rimase razionato fino al settembre del 1953. Questo "esperimento naturale" ha permesso di confrontare chi è nato durante le restrizioni con chi è venuto al mondo subito dopo la loro abolizione, quando i consumi aumentarono rapidamente. Analizzando i dati di 46.448 partecipanti della UK Biobank nati tra il 1951 e il 1956, gli autori hanno suddiviso il campione in base alla durata dell'esposizione al razionamento nei primi mille giorni di vita. Le informazioni sanitarie raccolte nei decenni successivi hanno consentito di valutare l'insorgenza di ansia e depressione in età adulta, offrendo ai ricercatori l'opportunità di osservare gli effetti a lungo termine di una diversa esposizione allo zucchero nelle fasi più precoci della crescita.

Il rischio d'ansia si riduce di circa il 33%

  Il risultato più significativo riguarda l'ansia. Le persone che avevano vissuto il razionamento dello zucchero per l'intero periodo dei primi 1.000 giorni di vita, dal concepimento fino ai due anni circa di età, hanno mostrato un rischio inferiore di circa il 33% rispetto a chi non aveva sperimentato alcuna limitazione. Secondo gli autori, il legame è rimasto evidente anche dopo avere tenuto conto di altri fattori potenzialmente influenti, come caratteristiche demografiche, stili di vita e condizioni di salute. I ricercatori hanno inoltre osservato che i disturbi tendevano a comparire più tardi nei soggetti esposti più a lungo al razionamento. Alcune analisi suggeriscono, poi, che l'effetto potrebbe essere più marcato nelle donne, anche se sono necessari ulteriori studi per confermarlo. Diverso il quadro per la depressione: l'associazione emersa inizialmente si è attenuata dopo aver considerato il consumo di zucchero in età adulta, risultando meno solida rispetto a quella osservata per l'ansia.

Cosa succede nei primi mille giorni di vita

  Gli autori sottolineano che i primi 1.000 giorni rappresentano una fase cruciale per lo sviluppo del cervello. Diversi studi hanno già suggerito che un'alimentazione ricca di zuccheri possa influenzare alcuni meccanismi coinvolti nella regolazione dell'umore, compresi quelli legati alla serotonina. La ricerca dell'Università di Surrey aggiunge un nuovo elemento a questo quadro. Analizzando le risonanze magnetiche cerebrali disponibili per una parte dei partecipanti, gli studiosi hanno osservato differenze nel volume di diverse aree della materia grigia tra chi era stato esposto al razionamento e chi non lo aveva vissuto. Alcune delle variazioni più evidenti riguardavano regioni associate all'elaborazione delle emozioni e ad altre funzioni cognitive.

Meno zucchero da piccoli, meno attrazione per i dolci da grandi

  La ricerca ha evidenziato anche un altro elemento interessante: le persone che avevano vissuto più a lungo il razionamento dichiaravano da adulte una minore preferenza per i cibi dolci. Secondo gli studiosi, questo suggerisce che le abitudini alimentari possano formarsi molto presto e influenzare i comportamenti anche a distanza di decenni. Una minore esposizione agli zuccheri nei primi anni di vita potrebbe, infatti, ridurre la tendenza a ricercare alimenti particolarmente dolci in età adulta, con possibili benefici per la salute generale.

Gli autori invitano comunque alla prudenza nell'interpretazione dei risultati. Lo studio, infatti, è di tipo osservazionale e non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto tra consumo di zucchero e rischio d'ansia. Inoltre il contesto del Regno Unito del dopoguerra, come evidenziato dagli studiosi, era molto diverso da quello attuale. Nonostante questi limiti, la ricerca si inserisce in un filone di studi sempre più ampio che evidenzia l'importanza dei primi 1.000 giorni di vita per la salute futura e suggerisce che le abitudini alimentari sviluppate in questa fase possano avere effetti destinati a durare nel tempo.

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