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Mal di testa nei bambini e troppi schermi: quando smartphone, tablet e videogiochi possono diventare un problema

Occhi affaticati, postura, sonno disturbato e ore trascorse davanti ai display possono favorire la cefalea nei più giovani. Come riconoscere il problema e quali abitudini possono aiutare

di Silvia Trevaini
18 Set 2026 - 07:25
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© Istockphoto

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“Mi fa male la testa”. Una frase che, soprattutto con la ripresa della scuola, può diventare più frequente anche tra bambini e adolescenti. Compiti al computer, smartphone, tablet, videogiochi e televisione fanno ormai parte della quotidianità e distinguere il tempo necessario davanti a uno schermo da quello trascorso per svago è sempre più difficile. Ma troppe ore davanti a un display possono davvero provocare mal di testa? La risposta richiede qualche cautela. La cefalea è molto comune nell’età pediatrica e può avere numerose cause e fattori scatenanti. Gli schermi non spiegano quindi ogni episodio. Tuttavia, la letteratura scientifica suggerisce un’associazione tra un’esposizione prolungata e la comparsa o il peggioramento della cefalea in alcuni bambini e adolescenti. La durata dell’utilizzo sembra essere uno degli elementi più rilevanti, anche se non abbiamo ancora prove sufficienti per stabilire una relazione causale semplice e valida per tutti. Il problema, inoltre, potrebbe non essere soltanto ciò che accade agli occhi. Schermi, sonno, postura, sedentarietà e predisposizione alla cefalea possono interagire, creando un insieme di condizioni capaci di favorire il mal di testa.

Perché guardare uno schermo per ore può favorire il mal di testa

 Quando un bambino utilizza uno smartphone o un tablet da vicino per molto tempo, il sistema visivo rimane impegnato in un'attività prolungata. A questo possono aggiungersi luminosità non adeguata, riflessi, caratteri piccoli e poche pause. È il contesto nel quale può comparire il cosiddetto digital eye strain, l'affaticamento visivo associato all'uso dei dispositivi digitali. Il bambino può riferire occhi stanchi o secchi, difficoltà a mettere a fuoco e mal di testa. Ma attenzione: questo non significa che lo schermo stia “danneggiando il cervello” o che la luce blu sia necessariamente la responsabile della cefalea. Spesso conta l'insieme delle condizioni nelle quali il dispositivo viene utilizzato. Pensiamo a un ragazzo che trascorre ore sul telefono tenendolo molto vicino al viso, con poche pause, magari in una stanza poco illuminata. Alla richiesta visiva continua si aggiunge spesso una postura mantenuta a lungo. La ricerca suggerisce un'associazione tra esposizione agli schermi e cefalea pediatrica, ma presenta ancora importanti limiti metodologici. Non è quindi possibile stabilire una soglia universale oltre la quale uno schermo provochi necessariamente mal di testa.

Non sono soltanto gli occhi: collo e postura possono entrare in gioco

 Guardiamo un bambino mentre utilizza lo smartphone: testa inclinata in avanti, spalle chiuse, collo immobile e dispositivo spesso appoggiato sulle gambe. Mantenere questa posizione per periodi prolungati può favorire affaticamento e tensione muscolare a livello cervicale e delle spalle. In un bambino predisposto alla cefalea, anche questi fattori possono contribuire al problema. Ecco perché concentrarsi soltanto sulla luminosità dello schermo rischia di farci perdere una parte importante della questione. Può essere utile insegnare fin da piccoli a cambiare frequentemente posizione, utilizzare una postazione adeguata per studiare e interrompere periodicamente le attività sedentarie. Computer e tablet utilizzati per i compiti dovrebbero essere posizionati in modo da evitare di costringere il bambino a mantenere a lungo il collo fortemente piegato. Il concetto importante è interrompere la continuità dell'esposizione. Una pausa significa alzarsi, muoversi, guardare lontano e lasciare riposare per qualche minuto sia gli occhi sia il sistema muscolo-scheletrico.

Schermi la sera: il mal di testa può passare anche dal sonno

 C'è poi un meccanismo meno immediato ma particolarmente importante: il sonno. Uno smartphone utilizzato fino al momento di addormentarsi non rappresenta soltanto un'esposizione luminosa. Video, videogiochi, messaggi e social mantengono il cervello impegnato proprio quando dovrebbe iniziare la transizione verso il riposo. Se l'utilizzo serale dei dispositivi ritarda l'orario di addormentamento o sottrae tempo al sonno, il giorno successivo il bambino può trovarsi più stanco e vulnerabile al mal di testa. Il sonno insufficiente è infatti uno dei fattori da considerare nella gestione della cefalea pediatrica. Una posizione europea pubblicata nel luglio 2026 sottolinea che nella gestione degli schermi non conta soltanto stabilire un numero di minuti, ma anche evitare che il tempo digitale sostituisca sonno, attività fisica e interazione sociale. Per questo una delle prime domande da porsi davanti a un bambino che utilizza molto smartphone e tablet potrebbe essere: lo schermo gli sta portando via ore di sonno?

Bambini con emicrania: gli schermi possono diventare un trigger

 La questione diventa ancora più interessante nei bambini e negli adolescenti che soffrono già di emicrania. In questi casi luminosità, stimolazione visiva e utilizzo prolungato dei dispositivi possono essere percepiti come fattori scatenanti o capaci di aggravare un attacco. Uno studio condotto su giovani pazienti con cefalea ha rilevato un'associazione tra maggiore screen time e maggiore frequenza degli episodi nel sottogruppo con emicrania con aura, pur senza poter dimostrare che lo schermo ne fosse la causa. Questo è importante anche per i genitori: non tutti i bambini reagiscono agli schermi allo stesso modo. Può quindi essere utile osservare eventuali schemi ricorrenti. Il mal di testa compare dopo lunghe sessioni di videogiochi? Dopo ore al computer per la scuola? Nei giorni in cui il ragazzo rimane al telefono fino a tardi? Un piccolo diario della cefalea, nel quale annotare orario, durata, sonno, pasti, attività e utilizzo degli schermi, può fornire informazioni utili da discutere con il pediatra.

Spegnere tutto non serve: bisogna imparare a usare meglio gli schermi

 La soluzione non può essere demonizzare la tecnologia. Gli schermi sono strumenti di studio, comunicazione e intrattenimento e fanno parte della vita dei bambini. L'obiettivo è evitare l'uso prolungato senza interruzioni. Durante studio e attività digitali sono utili pause frequenti nelle quali guardare lontano, cambiare posizione e muoversi. È importante anche evitare di utilizzare il dispositivo troppo vicino agli occhi, regolare la luminosità in funzione dell'ambiente e non studiare davanti a uno schermo in una stanza completamente buia. Poi ci sono le abitudini apparentemente banali ma fondamentali nella prevenzione della cefalea: sonno regolare, attività fisica, pasti sufficientemente regolari e una corretta idratazione. Le strategie sullo stile di vita, compresa la moderazione dello screen time, fanno parte dell'approccio non farmacologico alla gestione dell'emicrania pediatrica. Per i bambini molto piccoli la prudenza deve essere ancora maggiore: l'OMS, per esempio, raccomanda per i bambini di 3-4 anni non più di un'ora al giorno di tempo sedentario davanti agli schermi, precisando che meno è meglio. Per i più grandi, invece, il tema non può essere ridotto a un unico numero valido per qualsiasi età e situazione: bisogna considerare anche che cosa fanno davanti allo schermo e soprattutto che cosa lo schermo sta sostituendo.

Quando il mal di testa del bambino deve essere valutato dal medico

 Attribuire automaticamente ogni cefalea al tablet può essere un errore tanto quanto ignorare un utilizzo eccessivo degli schermi. Se il mal di testa si ripete, aumenta di frequenza o intensità, interferisce con scuola, sport o vita quotidiana, è opportuno parlarne con il pediatra. Una valutazione medica diventa particolarmente importante quando la cefalea presenta caratteristiche nuove o insolite o si accompagna ad altri sintomi neurologici o sistemici. Il compito del medico è distinguere le comuni cefalee primarie, come emicrania e cefalea tensiva, dalle situazioni che richiedono ulteriori accertamenti. E c'è un altro aspetto da non trascurare: un bambino che lamenta spesso mal di testa durante la lettura o davanti allo schermo potrebbe avere anche un problema visivo non riconosciuto. Se compaiono affaticamento o difficoltà visive, la valutazione appropriata può aiutare a individuarlo.

Il problema non è lo schermo, ma l'equilibrio che perdiamo davanti allo schermo

 Smartphone e tablet non devono diventare il nuovo colpevole universale del mal di testa dei bambini. La ricerca ci dice qualcosa di più interessante: un'esposizione prolungata può associarsi alla cefalea, ma il rapporto è complesso e varia da bambino a bambino. Occhi affaticati, postura mantenuta a lungo, poco movimento e soprattutto sonno sacrificato possono sommarsi. Per questo la prevenzione più intelligente non consiste semplicemente nel cronometrare ogni minuto trascorso online, ma nel costruire un rapporto più sano con la tecnologia.