Giornata mondiale dell'obesità, colpiti sei milioni di italiani
Emergenza per un bambino su tre. Numeri in crescita, ma un paziente su due abbandona le cure. Oms: "È pandemia non trasmissibile"
© Istockphoto
In vista della Giornata mondiale del 4 marzo si riaccendono i riflettori sull'obesità, patologia cronica e multifattoriale. Una "pandemia non trasmissibile", come la definisce l'Oms, che interessa oltre un miliardo di persone nel mondo, con dati in crescita anche in Italia.
I numeri dell'obesità in Italia
A esserne colpiti nel nostro Paese sono circa sei milioni di persone (il 12% della popolazione), mentre quasi la metà degli adulti (il 47%) risulta in sovrappeso. L'eccesso di peso corporeo è un problema che non risparmia neanche i più piccoli, con un bambino su tre che ne è colpito nel nostro Paese. Inoltre, sebbene tre italiani su quattro riconoscano l'eccesso di peso come un grave rischio per la salute, solo il 2,7% si definisce obeso, dato che evidenzia un preoccupante divario tra consapevolezza e percezione di sé.
L'approccio terapeutico
In quest'occasione, gli esperti enfatizzano l'importanza di un approccio terapeutico a 360 gradi. L'aderenza nei percorsi di gestione del peso rimane infatti una delle sfide più importanti per quanto riguarda il contrasto all'obesità, con un paziente su due che, come rilevato dalla rivista Obesity Reviews, abbandona il trattamento nel primo anno di terapia.
"Se oggi l'obesità è riconosciuta come una patologia cronica, allora dobbiamo affrontarla con una logica di lungo periodo", osserva Mikiko Watanabe, endocrinologa, ricercatrice e docente alla Sapienza Università di Roma. Parliamo di una traiettoria clinica che richiede stabilità e adattamento nel tempo, con fasi diverse che necessitano strumenti diversi", precisa.
L'attenzione alla salute mentale
Ma l'obesità va inquadrata anche in relazione alla salute complessiva dell'individuo, con particolare attenzione alla sfera psicologica. Dalla prima indagine sistematica in Italia sul rischio di obesità in salute mentale, condotta in sei Regioni dalla Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf), emerge infatti che Il 17% dei pazienti seguiti dai Servizi di salute mentale presenta obesità, contro circa il 10% rilevato nella popolazione generale. Un divario che risulta ancora più marcato tra i giovani di età compresa tra 18 e 34 anni: 13,7% rispetto al 5,5%, con un rischio quasi triplo per chi è in carico ai Servizi.
"L'obesità rappresenta una delle principali malattie croniche del nostro tempo e colpisce in modo particolarmente significativo le persone con disturbi mentali", spiegano Claudio Mencacci e Matteo Balestrieri, presidenti della Sinpf, che aggiungono: "Numerosi studi dimostrano che chi vive con disturbi depressivi, bipolari o schizofrenia presenta un rischio doppio di sovrappeso e obesità rispetto alla popolazione generale".
L'approccio terapeutico nei bambini
Sul fronte dell'obesità infantile, l'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma ha sviluppato un percorso multidisciplinare per bambini dai sei agli undici anni che consente di "rimettere in carreggiata" le vie neurali del metabolismo e correggere la disfunzione metabolica in modo duraturo, grazie a un approccio che integra educazione alimentare, attività fisica strutturata, promozione di corretti stili di vita e coinvolgimento attivo dei genitori. Per Melania Manco, dell'unità di ricerca di Medicina predittiva e preventiva dell'ospedale, "non basta prescrivere una dieta: serve un intervento multidisciplinare, precoce e radicato nella famiglia; occorre agire in una finestra temporale in cui la biologia consente di ripristinare il fisiologico controllo del metabolismo".
"Obesità è malattia complessa"
Infine, in occasione della Giornata mondiale, il mondo dell'associazionismo ribadisce l'appello a ridurre lo stigma e ad accrescere le tutele. "L'obesità non è una colpa, ma una malattia complessa e multifattoriale, eppure troppe persone continuano a subirne le conseguenze anche sul piano sociale, rinunciando spesso a prendersi cura della propria salute per vergogna, discriminazione o per la mancanza di adeguate tutele", dichiara Iris Zani, presidente dell'associazione Amici Obesi, che ha chiesto alle principali istituzioni di accendere colorare di blu le proprie sedi come segno di vicinanza ai pazienti con obesità.
