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Crisi di governo, Pd: "In Aula ognuno si assuma le proprie responsabilità" | Renzi: "Al Senato non hanno i numeri"

LʼUdc si sfila dalle trattative. Il M5s: "Compatti attorno a Conte"

giuseppe conte matteo renzi
Tgcom24

L'obiettivo è quello di raggiungere quota 161 al Senato. Ma con il passare delle ore, per il premier Conte la situazione resta difficile. Il Pd parla di "rischi di aprire scenari imprevedibili" e invita i protagonisti a ad affrontare in sede parlamentare le proprie responsabilità. L'Udc si sfila dalle trattative per la ricerca dei responsabili: "Non ci prestiamo a giochi di palazzo e stiamo nel Centrodestra". Renzi ai suoi: "Al Senato Iv decisiva, non hanno i numeri".

Il Pd: "Il prezzo della crisi è immenso" Al momento in Senato i numeri viaggiano attorno a quota 154, lontano quindi da quella maggioranza assoluta che permetterebbe al premier Giuseppe Conte di uscire da Palazzo Madama più forte di prima. Pd e M5S sono in stato d'allarme. "Ci serve un patto di legislatura e una maggioranza politica", sottolinea la vicepresidente dem Debora Serracchiani alla vigilia della direzione del partito che, domenica in mattinata, riunirà Nicola Zingaretti. E, in una nota, il Pd ribadisce la sua preoccupazione: "Il prezzo della crisi è immenso, in Aula tutti dovranno assumersi le proprie responsabilità per salvaguardare gli interessi del Paese".

 

 

L'Udc si sfila dalle trattative La caccia ai responsabili subisce una forte frenata con l'Udc che decide di sfilarsi, dopo le pressioni del centrodestra. Allo stesso tempo Iv con la scelta di astenersi sembra reggere l'urto. Finora nessuna defezione è stata registrata al Senato anche se, in maggioranza, c'è un certo ottimismo sul fatto che, qualcun'altro, oltre a De Filippo, dirà addio a Matteo Renzi. L'ex premier, riunendo nuovamente i parlamentari nel pomeriggio, prova a serrare ranghi. "Al Senato i 18 senatori saranno decisivi visto che la maggioranza al momento è tra 150 e 152", sottolinea.

 

Renzi: "Sì a una coalizione, ruolo centrale al Pd" - In un'intervista al Corriere della Sera, Matteo Renzi ribadisce che Giuseppe Conte "senza Italia Viva non ce la farà, ma lui e i suoi insistono a dirci di no. Così il Paese andrà in mano a Salvini e il Quirinale ai sovranisti". Per il leader di Italia Viva esiste però ancora una via d'uscita: "Vogliamo che si formi una coalizione con un ruolo fondamentale per il Pd e per i suoi esponenti. I democratici sanno bene che senza di noi non ci sono numeri". 

 

 

I Cinquestelle compatti attorno a Conte Allo stesso tempo anche nel M5S la fibrillazione è altissima. Vito Crimi e Alfonso Bonafede, dopo aver riunito i direttivi di Camera e Senato, ribadiscono la loro compattezza attorno a Conte e il "no" a Renzi. Ma, in una fronda del Movimento, emergono i dubbi sul mantenere il veto totale ad Iv. E c'è chi addirittura avrebbe consigliato a Conte di tenere un'informativa e non delle comunicazioni, evitando così il voto. "Se ottiene dieci voti in meno di 161 il centrodestra farà fuoco e fiamme", sottolinea una fonte di primo piano del Movimento. Ma il piano di Conte resta quello di ieri: andare in Aula, ottenere anche solo una maggioranza relativa e poi aprire il tavolo per il programma da governo e, probabilmente, anche il rimpasto.

 

Crisi di governo, ecco i "responsabili" che potrebbero salvare Conte

Sarebbero dodici i senatori "responsabili" che potrebbero dare il loro appoggio al governo Conte dopo la fuoriuscita dei due ministri Italia viva dall'esecutivo. Ex M5s come Paola Nugnes, Michele Giarrusso e Gregorio De Falco, ma anche ex Forza Italia come Sandra Lonardo, la moglie di Clemente Mastella, ora al Gruppo Misto. Proprio la senatrice di Benevento sarebbe la capofila di questo gruppo destinato a soccorrere l'esecutivo. Tra i possibili nomi anche un ex Pd come Tommaso Cerno (al Misto dallo scorso febbraio).
Poi c'è un tredicesimo nome, quello di Riccardo Nencini, che corse alle elezioni con il simbolo "Insieme", facendo poi un assist a Matteo Renzi consentendogli di usare il simbolo per creare un gruppo congiunto con i senatori della neonata Italia Viva (la dicitura estesa del gruppo dei renziani a Palazzo Madama, infatti, è "Italia viva – Partito socialista italiano", ndr). Questo perché al Senato vige un regolamento che vieta di creare dal nulla dei gruppi parlamentari autonomi. Nencini ha fatto trapelare di sentirsi un "costruttore". Cosa accadrebbe quindi se Nencini decidesse di stare in maggioranza al fianco di Conte, M5s, Pd, Leu e gli (eventuali) futuri "responsabili"? C'è la possibilità che i senatori di Italia Viva siano costretti a riciclarsi nel Gruppo Misto.
Ecco, comunque, al netto di Riccardo Nencini, la lista dei nomi che potrebbero garantire la sopravvivenza dell'esecutivo.

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