Blake Lively mostra il pancione a New York
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I due attori hanno trovato un'intesa a poche settimane dall'avvio del dibattimento, previsto per il 18 maggio. Una nota congiunta mette fine alla controversia che li opponeva da oltre un anno
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Una delle dispute legali più seguite degli ultimi anni a Hollywood si chiude prima ancora di arrivare in aula. Blake Lively e Justin Baldoni hanno raggiunto un'intesa che archivia il contenzioso nato sul set di "It Ends With Us", il film tratto dal romanzo di Colleen Hoover che li aveva visti recitare insieme. Il processo era atteso per il 18 maggio e nessuno, fino a poche ore fa, immaginava che le due parti potessero trovare un punto d'incontro.
I termini dell'intesa non sono stati resi pubblici. A trapelare è soltanto un comunicato congiunto, dal tono nettamente diverso rispetto alle bordate degli ultimi mesi: i due attori si dicono "fermamente impegnati a garantire ambienti di lavoro privi di comportamenti inappropriati" e auspicano che la chiusura della vicenda permetta a tutti i protagonisti di andare avanti, anche favorendo "un clima rispettoso online". Il riferimento finale non è casuale: Lively, in particolare, è stata bersaglio di una valanga di attacchi sui social per oltre un anno.
A dicembre 2024 l'attrice aveva accusato Baldoni — anche regista e produttore del film — di molestie sessuali e diffamazione. Tra gli episodi citati nelle carte: un bacio sul set non concordato, conversazioni a sfondo intimo e l'ingresso senza permesso nel camerino mentre era svestita e stava allattando. Baldoni aveva sempre respinto tutto e replicato con una causa per diffamazione, poi rigettata dal giudice. Ad aprile un tribunale federale della California aveva archiviato anche le accuse di molestie sollevate da Lively, accogliendo solo tre capi minori per ritorsione sul lavoro a carico della società di produzione, non dell'attore.
A complicare il quadro, un'inchiesta del New York Times aveva ricostruito la presunta strategia messa in piedi dal team di Baldoni per screditare Lively, con l'ingaggio della consulente Megan Nathan, già al fianco di Johnny Depp nel processo contro Amber Heard. In alcuni messaggi citati negli atti si parlava esplicitamente di "seppellire" l'attrice. La Wayfarer Studios di Baldoni aveva poi citato lo stesso New York Times per diffamazione, ma la causa è stata archiviata nel giugno 2025. Il recente accordo prova a chiudere anche questo capitolo.
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