Alessandro Basciano, confermato il divieto di avvicinamento: è "giallo" sui tatuaggi legati a Sophie Codegoni
Il gip di Milano ha respinto la richiesta di alleggerire la misura. Tra le motivazioni anche un tatuaggio con il nome della sua ex coperto con un'arma
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Il Tribunale di Milano, con un’ordinanza, ha confermato la misura cautelare nei confronti di Alessandro Basciano e respinto la richiesta della difesa di alleggerirla: il dj dovrà continuare a indossare il braccialetto elettronico e rispettare il divieto di avvicinamento all'ex compagna Sophie Codegoni.
Per il giudice, alcuni comportamenti recenti di Basciano sarebbero il segno che la tensione con la showgirl non sarebbe ancora spenta. Tra questi viene citata anche la scelta del dj di coprire il tatuaggio con il nome “Sophie” con il disegno di un’arma.
Il tatuaggio “coperto” e la storia Instagram finita agli atti
Nel provvedimento che conferma le misure, tra i passaggi che fanno più rumore c’è anche un riferimento a un post social di Alessandro Basciano. Il gip del Tribunale di Milano, infatti, nell’ordinanza cita una storia Instagram in cui l’ex gieffino avrebbe mostrato di aver coperto un tatuaggio con il nome “Sophie” con il disegno di un’arma.
Non solo: la pubblicazione del post sui social è avvenuta il 17 dicembre, data legata al loro percorso al Grande Fratello Vip. Un dettaglio che, nella lettura di Santoro, darebbe al gesto un peso diverso da quello di un semplice “cover-up” estetico, perché inserito in un contesto di rapporti ancora tesi.
La risposta della difesa: “È estetica, non un messaggio”
Dal lato di Basciano, la linea è opposta: la motivazione legata al tatuaggio viene bollata come forzata e non indicativa di un’intenzione. La difesa sostiene che si tratti di una scelta personale, estetica, come tante, e che non possa diventare l’ago della bilancia nel giudizio sulla misura cautelare.
Anzi: viene anche fatto notare dall’avvocato difensore Leonardo D'Erasmo a Fanpage come Codegoni avrebbe un tatuaggio con un soggetto simile, elemento che, per i legali, smonterebbe l’idea di un “segnale” mirato.
Gli altri motivi del “no”: tensione ancora alta e “fattore Miami”
Il rigetto, però, non si fermerebbe al capitolo tatuaggi. Nell’ordinanza il giudice richiama anche temi legati alla gestione della figlia e ai rapporti economici tra ex: si parla di presunti versamenti non regolari del mantenimento stabilito in sede civile, letti come un ulteriore indicatore di conflittualità ancora molto presente.
In più ci sarebbe il cosiddetto “fattore Miami”: con entrambi attesi negli Stati Uniti per lavoro, il gip avrebbe ritenuto importante mantenere il braccialetto elettronico operativo anche in vista di spostamenti all’estero, così da garantire la tutela della misura.
Quanto alle ragioni mediche invocate per chiedere la rimozione del dispositivo, la risposta sarebbe stata netta: possibile intervenire solo per il tempo strettamente necessario a eventuali esami, senza intaccare la sostanza delle prescrizioni.
