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Tavares il darwiniano e lʼauto italiana che invecchia

I timori del manager Stellantis di una lotta fra costruttori per accaparrarsi le batterie che servono allʼauto elettrica

Tavares il darwiniano ‒ In un’intervista al Financial Times, il Ceo di Stellantis Carlos Tavares ha palesato senza remore tutti i suoi timori sulla transizione energetica in atto.

Va fatta certo, il gruppo che lui stesso guida vuol passare da 400 mila auto elettriche vendute nel 2021 a 5 milioni nel 2030, ma anche gli altri competitor nutrono le stesse ambizioni. Per lʼindustria automotive, dice Tavares, cʼè il rischio di una “

fase darwiniana

” per accaparrarsi le batterie necessarie alle auto elettriche.

Ufficio stampa

Il timore è dʼinfilarsi in una lotta senza esclusione di colpi per conquistare minerali e terre rare, chip e gigabyte. E come cantava

Dalla, “senza grandi disturbi qualcuno sparirà

. Le Case auto che non sono tra loro alleate già si guardano in cagnesco per scoprire chi non ce la farà, e anche tra alleati è bene non fidarsi del tutto… Dʼaltronde

lʼevoluzionismo darwiniano

parla proprio di questo: selezione naturale che favorisce i più forti nel procacciarsi il cibo, a scapito dei fragili. Altrimenti non sarebbe “darwiniana” la transizione in atto, che presuppone anche un altro principio dellʼevoluzione:

lʼadattamento allʼambiente

. Riuscirà Stellantis ad adattarsi e in fretta alla nuova era?


sito ufficiale


Il punto è che le Case auto sono partite di slancio per costruire le loro

gigafactory

in Europa, ma i tempi di realizzazione e messa a regime sono lunghi e, si sa, la lentezza si paga in clienti perduti. Chi prima arriva, nellʼoffrire veicoli elettrici sul mercato, meglio alloggia nei desiderata dei clienti e

Tesla

ne è la dimostrazione. “Tutti riverseranno veicoli elettrici sul mercato ‒ afferma Tavares ‒ ma dovʼè lʼinfrastruttura di ricarica? Quali i rischi geopolitici di approvvigionamento di materie prime?”. Domande attuali, come pure la risposta a “chi sparirà?”. “

Saranno forse i troppo furbi e i cretini di ogni età

”.

Lʼauto che verrà

.



 


Il tempo è come un gambero

‒ Nel 2000 i Suv rappresentavano il 4% del mercato italiano, nel 2021 erano al 51%. Chiaro che un ventennio è un periodo lungo e le trasformazioni da un capo allʼaltro del lasso di tempo sono nette, basti guardare a cosʼerano i telefonini dellʼanno 2000 o ai dispositivi audio per ascoltare la musica. Il mercato dellʼauto è cambiato tantissimo, eppure pare che la transizione oggi sia appena iniziata. Un altro dato sorprende:

nel 2000 lʼetà media del parco circolante in Italia era di 8,8 anni, nel 2021 siamo a 11,5 anni!

Se il futuro è dei giovani, per le auto pare di no, il tempo si è fermato.


 


Le ragioni di questʼinvecchiamento sono note: la

pandemia

innanzitutto, il mercato è stato fermo e chi voleva cambiare lʼauto ha atteso tempi migliori (anche per tornare a usarla); poi la

transizione elettrica

, sulla quale molti automobilisti sono sospettosi e restii. Tralasciando la guerra e i prezzi alle stelle dei carburanti ‒ eventi troppo recenti per incidere su tendenze di lungo periodo ‒ la conseguenza di tutto ciò è il crollo delle vendite di auto. Peraltro non più viste dai giovani come affermazione della loro indipendenza, né oggetto del desiderio. Come uscirne? Una risposta ha provato a darla lʼ

Aniasa

‒ lʼassociazione nazionale delle imprese di autonoleggio ‒ con uno studio commissionato a Bain & Company: il

noleggio a lungo termine

. Abbrevierebbe lʼetà media del parco circolante e favorirebbe la transizione verso la mobilità elettrica. Ne siamo convinti, ma la risposta è implicita nel committente. Come dire:

il mezzo è messaggio

.



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