Meta va alla sbarra in California. Scrolling infinito, interfacce colorate e algoritmi che cercano di tenere l'utente incollato allo schermo. I social, ormai, fanno parte della quotidianità, ma spesso non ci rendiamo veramente conto del tempo che perdiamo su essi. Se già gli adulti non riescono a trovare una soluzione per ridurre lo scrolling figuriamoci cosa può succedere ad una mente che ancora non è pienamente formata. Ed è proprio qui che parte l'accusa nei confronti della holding di Mark Zuckerberg: 29 Stati americani sono convinti che i suoi social abbiano favorito comportamenti di dipendenza tra bambini e adolescenti. "Non solo li ha resi dipendenti, ma li ha anche ingannati e sfruttati" ha attaccato da subito la vice procuratrice generale della California, Megan O'Neil, durante l'arringa iniziale nell'aula del tribunale federale di Oakland, sulla baia di San Francisco. L'azienda "ha sfruttato il funzionamento del cervello dei bambini" ha aggiunto.
Il New Mexico ha aperto la strada
Meta, da parte sua, ha affermato di "aver cercato di affrontare i rischi legati ai social": il gruppo "ha cercato di aiutare gli utenti con problemi di utilizzo" ha replicato il pool di legali. La California, nel ruolo di capofila dell'azione legale, non si tira indietro davanti alla difesa dell'azienda. Vuole cambiare le cose. Così come ha fatto il New Mexico che, a inizio Agosto, ha vinto la causa contro Meta obbligandola ad apportare modifiche ai suoi servizi e a pagare quasi un miliardo. Per il maxi-processo, invece, si punta ad avere cambiamenti radicali sulle app di Facebook e Instagram. Si chiederanno anche mega risarcimenti, stimati dai legali della compagnia fino a 1.400 miliardi di dollari. La California, dunque, ha potere e influenza tali che una "sconfitta" nello Stato di origine di Meta potrebbe portare a sanzioni ben più severe, tra cui la revisione ampia che imporrebbe modifiche fondamentali agli algoritmi chiave.
La durata e i nomi dell'accusa
Il processo dovrebbe durare 6-8 settimane: il procuratore generale della California, Rob Bonta, guida la coalizione di 29 procuratori generali statali in un'azione congiunta avviata nel 2023. A sostenere l'accusa ci sarà il pool di procuratori in rappresentanza di California, Colorado, New Jersey e Kentucky. La posta in gioco è altissima, mentre sale la pressione su Meta a livello nazionale perché risponda delle presunte violazioni di leggi federali e statali, tra cui il "Children's Online Privacy Protection Act". Bonta, nominato procuratore generale nel 2021 dal governatore Gavin Newsom, ha anticipato lunedì che uno dei suoi compiti più importanti è "proteggere i nostri figli dai pericoli".
Le dichiarazioni
Meta "ha progettato un prodotto pericoloso per i giovani utenti, sapeva che era pericoloso e poi ha mentito ai bambini, alle famiglie e alla comunità sulla sua pericolosità" ha detto Bonta. "Siamo pronti a ritenere Meta responsabile del suo ruolo nell'alimentare la crisi di salute mentale dei bambini americani e non vediamo l'ora di affrontare il processo" ha poi concluso. Meta, dal canto suo, ha replicato che le "limitate accuse" della coalizione dei procuratori generali "sono infondate e che le loro richieste finanziarie sono sproporzionate", non offrendo "alcuna prova che qualcuno nei loro Stati sia stato tratto in inganno". "Tentano di penalizzare Meta per problematiche comuni a tutto il settore, come la verifica dell'età" hanno dichiarato i legali. Nel frattempo, in un atto giudiziario, i procuratori generali degli Stati hanno detto di voler ottenere "un provvedimento ingiuntivo permanente, su base nazionale - anziché statale - per porre fine alle azioni e pratiche illecite di Meta": se accertata la violazione della legge federale, gli Stati chiederanno alla società di cancellare tutti i dati personali dei minori di 13 anni, nonché gli "algoritmi e modelli" addestrati utilizzando le relative informazioni.
Il ricordo di un famoso processo
Gli esperti del settore hanno definito la fase come "il momento delle grandi aziende del tabacco" dei social media, con Meta nel mirino. Negli anni '90, le aziende produttrici di tabacco furono costrette a pagare miliardi di dollari per aver ingannato il pubblico sulla sicurezza e sui potenziali danni dei loro prodotti, e di conseguenza videro il loro potere e la loro influenza drasticamente ridotti.
