L'intervista

In Tanzania orti scolastici e pozzi per l'acqua contro l'emergenza della malnutrizione cronica infantile | Terraperta: "Già diecimila studenti al centro del nostro impegno"

Portare cibo nutriente e risorse idriche pulite direttamente dove batte il cuore della comunità giovanile. Così la fondazione, nata dall'unione di sei Ong italiane, trasforma le scuole in motori di sviluppo per i villaggi ruruali.

04 Ott 2026 - 13:56
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Una terra dagli equilibri fragili ma con un potenziale enorme, soprattutto in termini di capitale umano. Siamo in Tanzania, sulla costa orientale dell'Africa. Alla guida del Paese da circa 50 anni c'è il Chama Cha Mapinduzi, partito oggi rappresentato dalla Presidente Samia Suluhu Hassan. La stabilità politica e la crescita del Pil del Paese tuttavia non corrispondono a un benessere diffuso: parte della popolazione è infatti penalizzata da profonde disuguaglianze socio-economiche, con il 27% della popolazione che vive ancora sotto la soglia di povertà nazionale e un'economia rurale legata a un'agricoltura di sussistenza vulnerabile, anche a causa della crisi climatica in corso.

Tanzania, il valore del capitale umano

   La vera risorsa del Paese sono le persone, e lo ha intuito subito Terraperta, nuova fondazione di partecipazione del Terzo settore nata dall'unione di sei storiche organizzazioni italiane della cooperazione internazionale (CEFA ETS, No One Out ETS, Amici dei Popoli ETS, Centro Mondialità Sviluppo Reciproco ODV, Missione Calcutta APS ETS e Apurimac ETS). Le persone, perché la Tanzania è un Paese caratterizzato da un'età media molto bassa e partendo dalla scuola, che è presente in modo capillare, possono nascere le condizioni per migliorarlo. A partire dai problemi più urgenti: l'alimentazione, l'igiene e l'utilizzo dell'acqua.

L'emergenza malnutrizione cronica infantile

 Alcuni numeri: si stima che le principali criticità colpiscano proprio le fasce più giovani. Una di queste è la malnutrizione cronica infantile, che provoca l'arresto della crescita in circa il 30% dei bambini sotto i cinque anni. Questa emergenza sanitaria è aggravata anche da carenze strutturali, poiché circa il 40% della popolazione non ha accesso all'acqua potabile. La situazione è particolarmente critica all'interno degli istituti scolastici e dei villaggi rurali, dove la mancanza di pozzi sicuri non solo compromette la salute, ma preclude anche la possibilità di avviare coltivazioni locali capaci di garantire la sicurezza alimentare della comunità.

Terraperta e l'impegno nelle scuole

  "Siamo partiti da qui", racconta Federica Nassini, Direttrice di Terraperta. "Lavoriamo in Tanzania da tempo e operiamo nelle scuole perché le consideriamo un luogo privilegiato, soprattutto in ordine al numero di giovani e giovanissimi che possiamo raggiungere. Siamo già a quota 10mila studenti coinvolti, ma il nostro progetto va avanti. L'obiettivo è migliorare la malnutrizione cronica di cui soffrono tantissimi giovani, ma anche far apprendere loro nuove conoscenze sull'agricoltura sostenibile e sull'utilizzo dell'acqua".

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Che cosa si intende per malnutrizione cronica infantile e che cosa comporta nel Paese?
"In Tanzania, la malnutrizione cronica infantile rappresenta una silenziosa emergenza che si manifesta in un ritardo della crescita non solo dal punto di vista fisico, ma anche immunitario e cognitivo", spiega Nassini. "Questa condizione, oltretutto, inizia già prima della nascita: si radica già durante la gravidanza della madre in cui una dieta materna povera di micronutrienti essenziali privano il feto del nutrimento necessario. Di conseguenza, molti neonati nascono già sottopeso e con deficit di sviluppo strutturale, ereditando una condizione difficile da spezzare".

Concretamente che cosa state facendo nelle scuole per migliorare la situazione?
"Informazione e formazione, e poi orti scolastici e pozzi per l'acqua potabile. In ogni scuola in cui abbiamo operato abbiamo creato un orto scolastico dedicato: non è solo un luogo in cui crescono ortaggi che poi vengono consumati dagli studenti, ma è anche un luogo di apprendimento. Ai giovani insegniamo le tecniche di coltivazione, che tipo di ortaggi privilegiare in termini nutrizionali e anche come adattare la coltivazione ai cambiamenti climatici in corso. Li facciamo provare, sperimentare, imparare. E tutte queste conoscenze poi arrivano nei villaggi, nelle famiglie: la condivisione di queste informazioni è un aspetto non di poco conto se si considera che l'agricoltura è la principale forma di sussistenza nel Paese", spiega Nassini.

"L'altro grande problema è l'acqua. Spesso nelle scuole manca o non è potabile: il nostro intervento non è solo di natura strutturale - abbiamo ad esempio costruito tre pozzi profondi a energia solare che forniscono acqua pulita per bere e per l'igiene - ma anche di tipo formativo: insegniamo ai giovani e al personale del posto come mantenerli e come utilizzare la risorsa idrica in modo sostenibile".

"Poi ci sono altre sperimentazioni che stiamo portando avanti e che richiedono tempi più lunghi: ad esempio l'introduzione dei frutteti nelle scuole, favorendo una coltivazione in linea con le esigenze nutrizionali dei giovani (ad esempio l'avocado), oppure la fornitura di sacchi ermetici per il raccolto, perché spesso il problema è anche quello di conservare nel tempo ciò che si raccoglie".

E poi c'è la questione del cambiamento climatico…
"Certamente. La crisi climatica in corso sta impattando pesantemente su questo territorio che, ricordiamo, vive prevalentemente di agricoltura di sussistenza. Non avendo strumenti e tecnologie per mitigare gli effetti di lunghi periodi di siccità, ma anche delle forti piogge che spesso compromettono i raccolti, la popolazione non può far altro che subirne gli effetti. Noi stiamo lavorando sull'agricoltura adattiva, sul miglioramento delle tecniche di coltivazione, ma è chiaro che non è sufficiente. Siamo in un momento storico in cui tutti i Paesi devono fare la loro parte per provare a mitigare gli effetti di questo cambiamento, anche sui Paesi più fragili".
 

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