Proteste contro la crisi abitativa

Spagna, decine di migliaia di persone in piazza a Madrid e in altre città del Paese | Scontri a Valencia

Cinque arresti, nove poliziotti feriti. Le proteste sono esplose dopo il no del Congresso dei deputati ai decreti del governo Sánchez sulla casa

03 Ott 2026 - 23:50
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Decine di migliaia di persone sono scese in piazza il 3 ottobre in tutta la Spagna per protestare contro la crisi abitativa e chiedere uno sciopero generale sul tema della casa. Secondo il sindacato degli inquilini, a Madrid hanno manifestato circa 500mila persone, mentre il governo ha stimato una partecipazione di circa 70mila. I cortei sono partiti da quattro punti diversi della città per confluire a Cibeles. La mobilitazione è stata indetta dopo che il Congresso dei deputati ha respinto entrambi i decreti sulla casa approvati martedì scorso dal Consiglio dei ministri. Il primo provvedimento è stato bocciato con 172 voti favorevoli e 178 contrari, il secondo con 166 sì e 184 no. A votare contro sono stati il Partito Popolare (Pp), Vox, Uniti per la Catalogna (JxCat) e Unione del Popolo Navarro (Upn); sul secondo decreto si sono aggiunti anche Partito Nazionalista Basco (Pnv) e Coalizione Canaria.

Le tensioni a Valencia

 Tensioni tra manifestanti e forze dell'ordine si sono registrate a Valencia, dove cinque persone sono state arrestate e nove agenti di polizia sono rimasti feriti. Gli episodi sono avvenuti quando la manifestazione ha raggiunto il Palau de Les Arts, all'interno del quale si tiene un congresso sugli investimenti immobiliari, e un gruppo di persone ha infranto il cordone della polizia che sorvegliava l'accesso dopo aver abbattuto le recinzioni, lanciando oggetti contro gli agenti. A loro volta, la polizia in tenuta antisommossa ha risposto lanciando proiettili di gomma e fumogeni. Manifestazioni sono in corso in diverse altre città del Paese: la scena si è ripetuta da Bilbao a Malaga, da Alicante a Palma de Maiorca, alle Canarie. 


Il rischio di elezioni anticipate Le piazze esprimono la rabbia e la frustrazione per i due decreti legge varati dal governo Sánchez, ma affondati venerdì al Congresso dei deputati da una maggioranza di destra in Parlamento, coagulata da Partito Popolare, Vox e la forza catalanista Junts per Catalunya. Il premier al momento ha annunciato una pausa di riflessione, un modo per prendere tempo e poter ponderare bene se sciogliere o meno le Camere e convocare le elezioni anticipate rispetto alla fine della legislatura, nel luglio 2027. Junts - il partito di Carles Puigdemont che con i suoi 7 deputati ha contribuito far saltare il banco - ha cercato di frenare lo scenario elettorale. "Spero che il Psoe si sieda di nuovo al tavolo", dice la portavoce Miriam Nogueras. "Dipende da loro", ha sostenuto, riferendosi ai socialisti e alla possibilità di un nuovo accordo sulle proprie proposte. Dopo che il 90% erano state accolte nei decreti bocciati al termine di un'estenuante trattativa, come aveva ricordato nel dibattito alla Camera la ministra dell'Edilizia abitativa, Isabel Rodriguez.

Una prudenza suggerita dai sondaggi, che collocano Junts in forte difficoltà: se si votasse ora, otterrebbe la metà dei seggi attuali, scavalcato di lunghezza da Aliança Nacional, la forza sovranista di ultradestra guidata in Catalogna Silvia Orriols. Anche a sinistra il quadro è tutt'altro pronto al confronto nelle urne, nonostante la fondatrice di Sumar, la vicepremier Yolanda Diaz, assicuri il contrario. Precisando tuttavia che la decisione "spetta esclusivamente al presidente" del governo.

Nel frattempo, accelera il progetto di un "Frente Amplio", una sorta di "grande campo" delle sinistre, che si discuterà domani fra le forze confederate - Movimiento Sumar, Izquierda Unica, Mas Madrid e Comunes - senza avere ancora definito né candidato né formula definitiva, e con Podemos ancora fuori dal progetto unitario. Anche se comincia a suonare il nome della ministra della Sanità, Monica Garcia.

In Moncloa - mentre si cerca una formula per recuperare lo scudo sociale, che avrebbe bloccato per due anni gli affitti, bloccato gli sfratti alle persone vulnerabili, impedito le speculazioni immobiliari e l'espansione degli affitti turistici - tutti gli scenari sono aperti.

La fotografia resta sfavorevole alla sinistra, con i sondaggi che assegnano al Pp e Vox una maggioranza parecchio superiore a quella assoluta di 175 seggi al Congresso. Ma la casa può cambiare l'agenda, con il 67,5% degli spagnoli favorevoli a limitare gli affitti (secondo il rilevamento di 40dB), percentuale superiore al 55% anche tra gli elettori delle destre. La decisione ora è nelle mani del premier.

Spagna: decine di miglia di persone scese a protestare a Madrid e altre città del Paese

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