Blackout di Internet in molte città. Donald Trump minaccia un intervento militare, mentre la guida suprema Khamenei si scaglia contro i manifestanti
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Proteste in Iran: da Urmia a Kermanshah, passando per la capitale Teheran, in moltissime città iraniane si stanno svolgendo imponenti manifestazioni contro il governo degli Ayatollah. Secondo quanto riportato da testimoni sui social network, nella capitale sarebbe andato a fuoco un palazzo del governo. Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza al grido di "questa non è l'ultima battaglia, Pahlavi sta tornando", in riferimento al figlio dell'ultimo scià Reza Pahlavi, che negli ultimi giorni si è messo a disposizione del popolo iraniano per tornare in patria e guidare il movimento. Secondo Bbc Persian, manifestazioni imponenti si sono svolte anche a Mashhad e non sono state disperse dalle forze di sicurezza.
L'ente di controllo online Netblocks segnala su X un blackout di Internet a Teheran e in molte città. "L'evento segue una serie di crescenti misure di censura digitale che prendono di mira le proteste in tutto il Paese e ostacolano il diritto del pubblico a comunicare in un momento critico", afferma il gruppo sui social. Non è la prima volta che il regime degli Ayatollah ricorre a questo mezzo per rendere più difficile la comunicazione tra i protestanti e per impedire la diffusione all'estero di ciò che accade veramente nel Paese.
Le proteste, alimentate dalle questioni economiche, si sono diffuse in tutto il Paese. Gli attivisti hanno fatto sapere che mercoledì 7 gennaio si sono verificate le manifestazioni più intense, raggiungendo sia le città rurali che le principali metropoli: sembra sia stato il più sanguinoso dei 12 giorni. Le autorità hanno arrestato oltre 2mila persone e sale ad almeno 62 il bilancio dei morti tra i manifestanti durante la repressione, tra cui otto minori. Centinaia di persone sono rimaste ferite.
Il principe iraniano Pahlavi Reza, in esilio da anni negli Usa, è molto attivo da giorni sui media a sostegno delle proteste e viene spesso invocato dai manifestanti come l'alternativa dopo la fine del regime. Anche giovedì 8 gennaio ha scritto sui social un messaggio rivolto al popolo iraniano: "Gli occhi del mondo e di Trump sono puntati su di voi, scendete in piazza e gridate la vostra volontà tutti uniti". Martedì incontrerà il tycoon sarà a Mar-a-Lago.
Il presidente americano ha offerto sostegno ai manifestanti scesi in strada e ha avvertito che la leadership iraniana pagherà se ci saranno vittime. "In passato hanno sparato a più non posso alla gente: c'erano persone inermi abbattute dalle mitragliatrici oppure portate in prigione e impiccate - ha affermato l'inquilino della Casa Bianca -. Se lo faranno ancora, li colpiremo molto duramente. Possiamo colpirli duramente: siamo pronti a farlo”.
Secondo alcune fonti, la guida suprema Ali Khamenei potrebbe aver lasciato l'Iran e replica a Trump durante un discorso alla Nazione: il Presidente statunitense "dovrebbe occuparsi dei problemi del suo Paese" ha affermato, scagliandosi poi contro i manifestanti che "stanno devastando le loro strade per compiacere il Presidente di un altro Stato". Intanto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito "molto bassa" la possibilità di un intervento esterno in Iran, riferendosi a un'eventuale nuova azione militare di Israele e Stati Uniti, accusati di istigare la violenza nella Repubblica islamica.