La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha ricordato il gesto dello scalatore milanese, morto sul Pik Pobeda in Kirghizistan nel tentativo di salvare la collega russa Natalia Nagovitsyna
La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha espresso ammirazione per il gesto dell'alpinista italiano Luca Sinigaglia che, a costo della propria vita, ha cercato di salvare la collega russa Natalia Nagovitsyna, bloccata sul Pik Pobeda in Kirghizistan a circa 7.200 metri di altitudine. Secondo Zakharova, il tentativo di salvataggio messo in atto da Sinigaglia, nonostante la chiara situazione di pericolo, "incarna le vere qualità e i valori del popolo italiano". Lo riporta la Tass.
Nel suo messaggio, Zakharova ha ricordato che Sinigaglia è riuscito a raggiungere Nagovitsyna, rimasta bloccata con una gamba fratturata sul Pik Pobeda, e a consegnarle materiali per la sopravvivenza, ma poi è morto durante la discesa, probabilmente per un edema cerebrale. Anche la scalatrice russa è con tutta probabilità deceduta. Nei giorni scorsi le autorità del Kirghizistan hanno annunciato di aver rinunciato a recuperare i loro corpi a causa delle cattive condizioni del tempo. Per Sinigaglia, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo, il suo gesto non ha significato mettere a rischio la propria vita, ma un vero "addio alla vita" perché consapevole del proprio sacrificio.
Agostino Da Polenza, figura di riferimento dell'alpinismo italiano e del soccorso in alta quota, ha commentato le parole di Zakharova. "Luca Sinigaglia può essere considerato un eroe. Noi italiani siamo bravi e generosi in questo genere di situazioni. Abbiamo una grande tradizione di generosità, ma anche di professionalità e capacità nei soccorsi", ha detto. "Durante la discesa dalla vetta, Luca ha deciso di risalire a 7.200 metri di quota per soccorrere la collega. Era un po' al limite: fosse sceso non avrebbe avuto problemi, ma ha fatto una scelta ed è tornato su. Sapeva di correre dei rischi e li ha valutati. È stato bravo, l'ha posizionata bene, le ha lasciato dei viveri. Poi ha avuto un edema che gli è stato fatale", ha continuato. "Non è la prima volta che noi italiani siamo protagonisti di salvataggi in extremis in alta quota. Mi vengono in mente Silvio Mondinelli, Simone Moro, Gian Pietro Verza in Himalaya, solo per citarne alcuni. La maggior parte degli alpinisti italiani lavorano anche nel soccorso. E in più abbiamo i migliori piloti di elicottero in alta quota del mondo", ha concluso Da Polenza.
Milanese, 49 anni, impiegato nel campo della cybersicurezza, Sinigaglia era un alpinista esperto. Sui suoi account social era solito postare le sue ascese in Italia e all'estero: tra le altre, l'Aiguille de Rochefort del massiccio del Monte Bianco lungo il confine francese (4.001 metri), la Punta Nordend del gruppo del Monte Rosa lungo il confine svizzero (4.609 metri), l'Elbrus in Russia (5.642 metri), la Punta Lenana (4.985 metri) e il Nelion in Kenya (5.188 metri), il Kilimangiaro in Tanzania (5.895 metri), il Khan Tengri in Kazakistan (7.010 metri), il Korzhenevskaya in Tagikistan (7.105 metri) e il Weisshorn in Svizzera (4.505 metri).
Secondo quanto ricostruito, l'alpinista italiano insieme a un collega tedesco sono riusciti a individuare la 47enne russa bloccata sul Pik Pobeda, fornendole un fornello, del cibo e una bombola di gas. I due, esausti, sono stati costretti a passare la notte lì. Il giorno dopo sono scesi dalla vetta, ma si sono imbattuti in una nuova tempesta. Dopo aver riportato ipotermia e un grave congelamento delle mani, Sinigaglia sarebbe deceduto per un edema cerebrale da alta quota.