Accordo in Iran, Nyt: "Israele pianificava di assassinare i negoziatori, non voleva la pace"
Nel mirino il presidente del Parlamento Ghalibaf e il ministro Araghchi. Un jet governativo costretto a un atterraggio d'emergenza per sfuggire a un raid
Mohammad Bagher Ghalibaf, a sinistra, con Abbas Araghchi durante l'incontro con il vicepresidente JD Vance in Svizzera a giugno © Ansa
Per mesi Israele avrebbe pianificato di uccidere i due principali negoziatori iraniani, con l'obiettivo di far saltare il percorso di pace e tornare al fragore delle armi. E sarebbe stato il più stretto alleato di Tel Aviv, gli Stati Uniti, ad avvertire Teheran del pericolo, consigliando di prendere tutte le precauzioni del caso. A rivelarlo sono New York Times e Wahington Post. Secondo le due testate americane, in una circostanza il jet governativo iraniano sarebbe stato costretto a un atterraggio d'urgenza per il timore concreto di un raid aereo da parte dell'aviazione dell'Idf.
I negoziatori nel mirino dell'Idf: Ghalibaf e Araghchi
Israele non ha mai nascosto gli obiettivi del conflitto: danneggiare gravemente il programma missilistico dell'Iran, distruggere i cosiddetti proxy come Hezbollah, quindi le milizie che operano all'esterno della struttura statale e combattono sostenute da una potenza straniera. Ma soprattutto imporre un cambio di regime, rovesciando gli ayatollah. Da qui il raid che, il 28 febbraio, ha ucciso la Guida suprema Ali Khamenei. E tutti i susseguenti raid, in cui hanno perso la vita diversi leader militari e politici della Repubblica islamica, tra cui il massimo responsabile della sicurezza Ali Larijani. In due hanno però sopravvissuto: l'agguerrito ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. Guarda caso, proprio i due scelti da Teheran come inviati durante le faticose negoziazioni in primavera.
Il piano di Tel Aviv e l'allarme di Washington
Che Ghalibaf e Araghchi fossero nella lista nera di Tel Aviv era ovvio e noto a tutti. Secondo l'intelligence americana, però, la possibilità che i due fossero obiettivo di raid mirati sarebbe aumentata vertiginosamente durante i vari round di negoziati tenuti in Pakistan a partire da aprile. Per Tel Aviv, che non ha mai nascosto di mal accettare gli accordi con Teheran e di voler continuare la campagna militare, si trattava di prendere due piccioni con una fava: mutilare ancor di più la leadership assicurandosi al contempo di affondare le trattative per la pace. In una situazione quantomeno paradossale - in cui un alleato (Israele) remava contro gli sforzi dell'altro (gli Usa) - sarebbe stata proprio Washington ad avvisare l'Iran della possibilità di assassinii mirati. Un'informazione che la Casa Bianca ha fatto arrivare fino a Teheran tramite altri Paesi della regione.
L'allarme sul volo di Ghalibaf e l'atterraggio d'emergenza
A certificare ulteriormente questa informazione, la notizia che Israele aveva inserito Araghchi e Ghalibaf in una lista di obiettivi da colpire. E, come ha raccontato il Wall Street Journal, la richiesta degli Stati Uniti di depennare di due negoziatori da quella lista. Parole però che si sono perse al vento. Bagher Ghalibaf, che già era stato estratto dalle macerie di un bunker dopo un raid di Tel Aviv, sarebbe tornato nel mirino dell'Idf durante un round di negoziati a Islamabad, in Pakistan.
© Ansa
La sede dei negoziati a Islamabad, in Pakistan, tra Usa e Iran
Nonostante le precauzioni prese dai pasdaran, che ha fatto scortare gli aerei della loro delegazione dall'aviazione militare pachistana fino al confine, nel volo verso Teheran un improvviso allarme ha costretto il jet di Ghalibaf a un atterraggio d'emergenza. Secondo le forze di sicurezza, infatti, nello spazio aereo iraniano erano entrati due caccia israeliani e si temeva avrebbero preso di mira proprio il volo del presidente del Parlamento. Dopo aver toccato terra nella città di Mashhad, appena oltre il confine con il Pakistan, i negoziatori hanno viaggiato via terra per oltre otto ore per arrivare a Teheran.
