Speciale Il focolaio di hantavirus
poi deceduto

Hantavirus, individuato il "paziente zero": un olandese 70enne di professione ornitologo

L'uomo, Leo Schilperoord, aveva viaggiato in Sudamerica per 4 mesi con la moglie prima di salire sulla nave da crociera in cui è scoppiato il focolaio

10 Mag 2026 - 08:13
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Il paziente zero di hantavirus, nella sua variante andina coinvolta nel focolaio della nave da crociera MV Hondius, è stato identificato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Si tratta del 70enne ornitologo olandese Leo Schilperoord, in viaggio con la moglie per 4 mesi in Sudamerica per praticare birdwatching e salpato dal porto argentino di Ushuaia il primo aprile. La coppia olandese, deceduta per l'infezione, avrebbe trascorso solo due giorni in Terra del Fuoco durante il loro viaggio attraverso Argentina e Cile. Principali sospettati nella trasmissione del virus i ratti dalla coda lunga che infestano la discarica di Ushuaia, dove gli olandesi si sono recati per fare birdwatching.

Hantavirus, il quadro clinico sulla nave-focolaio

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Chi è il paziente zero

 A tradire il turista olandese Leo Schilperoord sarebbe dunque stata la sua passione per lo studio degli uccelli. L'uomo di 70 anni e sua moglie, Mirjam Schilperoord, di 69, erano in viaggio in Sud America da almeno quattro mesi. La coppia, originaria di Haulerwijk, un piccolo villaggio di 3mila abitanti nei Paesi Bassi, è stata identificata nei necrologi pubblicati sul bollettino mensile del paese. I due, famosi per studi sull'ornitologia, sono atterrati in Argentina il 27 novembre e hanno proseguito il viaggio attraverso Cile e Uruguay per poi tornare in Argentina alla fine di marzo, dove hanno intrapreso una fatale escursione di birdwatching: visitando la discarica di Ushuaia per assecondare la loro passione per gli uccelli, sarebbe avvenuto il contatto con i topi portatori dell'infezione.

Il decorso dell'hantavirus

 Il 1° aprile, poi, la nave da crociera è salpata da Ushuaia con la coppia di olandesi. E' il 6 aprile quando il paziente zero si ammala a bordo della nave: presenta febbre, mal di testa e lieve diarrea. L'11 aprile il suo stato di salute si aggrava: l'olandese accusa difficoltà respiratorie e muore a bordo. La causa del decesso non viene determinata nell'immediato. Il 24 aprile il corpo dell'uomo viene sbarcato sull'isola di Sant'Elena, insieme alla moglie e una ventina di altri passeggeri e il 25 aprile la donna olandese, che presenta sintomi di malessere, prende un volo di linea da Sant'Elena al Sudafrica con 88 passeggeri e membri dell'equipaggio. Non è chiaro quante altre persone sbarcate dalla MV Hondius abbiano preso lo stesso volo. Comunque, la donna muore in Sudafrica: è collassata in aeroporto dopo aver tentato di imbarcarsi su un volo Klm da Johannesburg ad Amsterdam per tornare a casa.

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Il viaggio in Sudamerica del paziente zero

 La coppia olandese è arrivata in Argentina lo scorso novembre, secondo il Ministero della Salute del Paese. I due, di 70 e 69 anni, hanno trascorso settimane viaggiando in auto su e giù per il Paese prima di effettuare una serie di attraversamenti di frontiera fra Argentina e Cile nel corso di diversi mesi. Hanno anche viaggiato fra Argentina e Uruguay a marzo prima di imbarcarsi nella crociera in Antartide da Ushuaia il 1° aprile.

Salute, cos'è l'Hantavirus

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I governi del Cile, che ha già registrato focolai mortali della variante delle Ande in passato, e dell'Uruguay, che invece non ne ha mai avuti, hanno dichiarato che la coppia non avrebbe potuto essersi infettata durante la visita, in base al periodo di incubazione del virus che arriva fino a 8 settimane. Poiché la coppia è deceduta, ricostruire i loro spostamenti nel Paese è estremamente difficile, hanno affermato i funzionari sanitari argentini, aggiungendo che stanno lavorando per colmare alcune lacune nei viaggi della coppia.

Il possibile serbatoio in una montagna di rifiuti all'entrata di Ushuaia

 Il possibile serbatoio del ceppo andino dell'hantavirus contratto per primi dai due turisti olandesi a bordo dell'Mv Hondius è una discarica a cielo aperto all'entrata di Ushuaia - nella provincia argentina di Terra del Fuoco - nei dintorni della quale è frequente la presenza di appassionati di birdwatching. Lo conferma Gastón Bretti, fotografo e guida locale, secondo il quale "è abituale per gli appassionati andare alle discariche perché ci sono molti uccelli, in generale necrofagi che si nutrono di carogne".

Bretti sottolinea che si tratta di un posto "di facile accesso che si trova all'entrata delle città" e la descrive come "una montagna di rifiuti che oggi supera di molto il limite prefissato inizialmente dalle autorità". "Gli avvistamenti - precisa la guida - si fanno a ogni modo da un sentiero parallelo, ed è lì dove andiamo abitualmente". E' proprio su questa discarica che si dirige adesso l'attenzione delle autorità sanitarie argentine, che hanno annunciato l'invio a Ushuaia di esperti dell'Istituto Malbran per catturare esemplari di ratti presenti nella zona ed esaminare campioni delle feci.

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Secondo i registri ufficiali la Terra del Fuoco non è classificata come zona endemica del ceppo andino dell'hantavirus, e si tratta quindi di escludere variazioni della situazione epidemiologica. Risulta d'altra parte che i due turisti olandesi, nelle settimane prima di imbarcarsi il primo aprile a Ushuaia sulla Mv Hondius, hanno visitato altre zone dell'Argentina e del Cile considerate come endemiche della ceppa andina.

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La smentita delle autorità locali

 La provincia argentina di Tierra del Fuego, che vive di turismo e dove si trova la città più a sud del mondo, Ushuaia, sta reagendo con indignazione all'ipotesi che il focolaio di hantavirus a bordo della nave da crociera MV Hondius nell'Atlantico possa aver avuto origine nel proprio territorio, insistendo invece affinché vengano condotte indagini sulle altre province argentine visitate dai passeggeri prima di imbarcarsi. Funzionari attuali ed ex funzionari della Tierra del Fuego hanno insistito sul fatto che il virus avrebbe avuto origine da un luogo diverso dalla discarica di Ushuaia che le autorità sanitarie nazionali hanno indicato all'inizio di questa settimana come il luogo più probabile in cui due turisti olandesi lo avrebbero contratto mentre praticavano birdwatching.

"Credo che ci troviamo di fronte a una campagna diffamatoria contro questa destinazione", ha dichiarato ai giornalisti Juan Facundo Petrina, direttore dell'epidemiologia della provincia, durante una conferenza stampa tenutasi a Ushuaia. Ha affermato che i funzionari federali inizialmente non hanno contattato le autorità locali e ha sottolineato che la Terra del fuoco non ha mai registrato un caso di hantavirus (per non parlare della variante andina coinvolta nel focolaio sulla nave) a differenza delle province argentine più a nord. La coppia olandese deceduta ha trascorso solo due giorni in Terra del Fuoco durante il loro viaggio di quattro mesi attraverso Argentina e Cile, ha aggiunto, affermando che questo "riduce drasticamente la probabilità che l'infezione sia avvenuta qui".

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I ratti dalla coda della lunga della Patagonia

 Molti epidemiologi argentini indipendenti ritengono che l'epidemia di hantavirus sia molto probabilmente emersa dalle zone boschive della Patagonia centrale, un'altra importante destinazione turistica dove le autorità hanno recentemente registrato casi di hantavirus e dove i ratti dalla coda lunga noti per essere portatori della variante delle Ande dilagano, a differenza di quanto accade a Ushuaia. "Con la pressione dei media attuale, non mi sorprenderebbe se la risposta del governo fosse stata più volta a placare le critiche dando l'impressione di agire", ha affermato Raul Gonzalez Ittig, professore di genetica all'Università Nazionale di Cordoba.

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