Bosnia, dov'è precipitato l'elicottero militare italiano
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La testimonianza del Tenente Colonnello medico Flavio Favari dal letto di ospedale di Tuzla, dove è stato ricoverato dopo l'incidente in cui hanno perso la vita i suoi colleghi, Zecchillo e Procacci
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Dall'ospedale di Tuzla, dove si trova ricoverato per le fratture riportate nell'impatto, il tenente colonnello medico Flavio Favari, terzo componente del team Medevac della Croce rossa italiana e unico sopravvissuto della squadra, originario di Verona, ha affidato un breve pensiero sul drammatico momento dello schianto: "E' un miracolo che io sia ancora vivo. Ricordo solo che è stata questione di un secondo, di un impatto violentissimo". L'ufficiale medico - prosegue la nota - ha voluto inoltre esprimere la propria profonda gratitudine ai rappresentanti della Consorella, la Croce rossa della Bosnia-Erzegovina, e al ministro della Difesa, Guido Crosetto, che si sono recati in ospedale per fargli visita, e al presidente nazionale della Croce rossa italiana, Rosario Valastro, per la telefonata e la costante vicinanza dimostrata in queste ore.
Dirigente medico nell’ambito della Microbiologia clinica delle infezioni dell’apparato respiratorio e da micobatteri, Flavio Favari, come riporta L'Arena, affianca all'attività professionale nell'Azienda ospedaliera di Verona quella di ufficiale medico e volontario della Croce Rossa. Era impegnato in una missione umanitaria dedicata all’assistenza alla popolazione bosniaca, in un territorio dove permangono forti tensioni geopolitiche. Il Tenente Colonnello medico Flavio Favari, che figura tra i 12 sopravvissuti al sinistro insieme a 11 militari dell'Esercito, è attualmente ricoverato all'ospedale di Tuzla: è vigile, cosciente e non è in pericolo di vita.
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Per onorare la memoria del tenente commissario Franco Adriano Zecchillo e della sergente Laura Procacci, i due appartenente del Corpo militare volontario della Croce rossa italiana scomparsi nel tragico incidente in Bosnia-Erzegovina nell'ambito della missione europea Eufor-Althea, a Roma, presso la cappellina della Caserma "Luigi Pierantoni" in via Luigi Pierantoni 3, è stato allestito uno spazio commemorativo.
L'area - si legge in una nota - è stata pensata per consentire a tutti coloro che lo desiderino di raccogliersi in un momento di preghiera, rendendo omaggio ai Caduti e manifestando la propria vicinanza alle famiglie, ai colleghi e a tutta la comunità del Corpo e alla Croce rossa italiana tutta. La cappella e lo spazio commemorativo sono aperti alla cittadinanza, affinché chiunque possa testimoniare, con un gesto di presenza e di raccoglimento, il proprio rispetto e la propria riconoscenza per il sacrificio dei due caduti.
Prima di partire per Sarajevo, il team aveva svolto il percorso specialistico pre-impiego per la missione Eufor-Althea. A luglio Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci avevano conseguito l'abilitazione per gli assetti di evacuazione sanitaria al termine del 39° Corso Medevac. L'addestramento del personale CRI destinato alle missioni internazionali si tiene a Viterbo, presso il Centro di Formazione AVES, polo di riferimento per la preparazione degli equipaggi di evacuazione sanitaria. Un iter complesso che unisce fasi teorico-pratiche a un periodo di integrazione operativa con le Forze Armate, fino alle esercitazioni in scenari notturni. Attualmente, nell'ambito della missione Eufor-Althea in Bosnia-Erzegovina, la Croce Rossa Italiana garantisce la propria presenza con due team sanitari che si avvicendano ogni 30 giorni: una squadra a supporto della struttura Role 1 nella base di Butmir e un team dedicato proprio alla Medical Evacuation a sostegno della componente aerea. Al momento non sono programmate ulteriori missioni all'estero per il personale CRI.