LA SCHEDA

Ebola, cos'è il ceppo Bundibugyo senza vaccino che preoccupa il mondo

Dalla Repubblica Democratica del Congo all'Uganda, cresce l'allarme internazionale per una variante rara del virus: alta mortalità e nessuna terapia specifica 

19 Mag 2026 - 10:51
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 © ufficio-stampa

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Non è il ceppo di Ebola più conosciuto, ma è forse uno dei più temuti. Si chiama Bundibugyo ed è la variante del virus che ha spinto l'Organizzazione Mondiale della Sanità a dichiarare l'emergenza sanitaria pubblica internazionale per il nuovo focolaio esploso nella Repubblica Democratica del Congo. A rendere il quadro ancora più inquietante è un dato: contro questo ceppo non esistono vaccini approvati né cure specifiche. E mentre i casi aumentano tra Congo e Uganda, gli esperti temono che il virus possa diffondersi rapidamente in un'area segnata da conflitti armati, movimenti continui di popolazione e sistemi sanitari fragili.

Che cos'è il ceppo Ebola Bundibugyo?

 Il Bundibugyo virus appartiene alla famiglia degli orthoebolavirus, gli stessi responsabili della malattia da virus Ebola. È una delle quattro varianti note in grado di causare forme gravi nell'uomo. Il ceppo prende il nome dal distretto di Bundibugyo, in Uganda, dove fu identificato per la prima volta nel 2007 durante un'epidemia che provocò centinaia di contagi. Rispetto al più noto ceppo Zaire, responsabile della grande epidemia africana del 2014 - 2016, il Bundibugyo è molto più raro, ma non meno pericoloso. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), il tasso di mortalità storico di questo ceppo varia tra il 25% e il 50%, anche se la letalità può aumentare drasticamente in contesti privi di cure adeguate.

Perché questo focolaio spaventa gli esperti?

 La principale preoccupazione riguarda l'assenza di strumenti medici specifici. I vaccini e gli anticorpi monoclonali sviluppati negli ultimi anni contro Ebola sono efficaci soprattutto contro il ceppo Zaire, ma non risultano approvati per il Bundibugyo. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato che, al momento, non esistono vaccini autorizzati né trattamenti mirati per questa variante. Questo significa che il contenimento dell'epidemia si basa quasi esclusivamente sulle misure di salute pubblica: isolamento dei pazienti, tracciamento dei contatti, quarantene, utilizzo di dispositivi di protezione e funerali sicuri.

Dove si sta diffondendo il virus?

 L'epicentro dell'attuale epidemia è la provincia dell'Ituri, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, al confine con Uganda e Sud Sudan. Si tratta di una regione estremamente vulnerabile: area mineraria strategica, attraversata da intensi flussi migratori e segnata dalla presenza di gruppi armati e violenze croniche. Il virus ha già raggiunto Goma, grande città dell’est del Congo con oltre un milione di abitanti, mentre l'Uganda ha confermato casi importati da cittadini congolesi. Secondo l'Africa Centres for Disease Control and Prevention, il rischio di propagazione regionale è considerato elevato.

Quanti sono i casi e perché i numeri potrebbero essere sottostimati?

 I dati ufficiali parlano di decine di casi confermati e centinaia di sospetti, ma gli esperti ritengono che il numero reale possa essere molto più alto. L'Oms sottolinea che molte infezioni potrebbero non essere state rilevate a causa della difficoltà di accesso alle aree colpite e dei ritardi diagnostici. Il ministro della Salute congolese Samuel-Roger Kamba ha spiegato che molte comunità inizialmente attribuivano i sintomi del virus a "stregoneria" o "malattie mistiche", spingendo i malati a rivolgersi a centri religiosi e guaritori tradizionali invece che agli ospedali. Questo ha ritardato l'intervento sanitario e favorito la trasmissione del contagio.

Come si trasmette il Bundibugyo virus?

 Come gli altri virus Ebola, anche il Bundibugyo si trasmette attraverso il contatto diretto con fluidi corporei infetti: sangue, saliva, vomito, sudore, urine o secrezioni di persone malate o decedute. Gli operatori sanitari e i familiari dei pazienti sono tra le categorie più esposte. Uno dei momenti più critici riguarda i funerali tradizionali. Durante le precedenti epidemie, il lavaggio rituale dei corpi contribuì in modo decisivo alla diffusione del virus. Per questo le autorità sanitarie insistono oggi su protocolli di sepoltura sicuri e controllati.

Quali sono i sintomi dell'infezione?

 I sintomi iniziali del Bundibugyo virus sono simili a quelli delle altre forme di Ebola e possono facilmente essere confusi con malaria, influenza o febbri tropicali. La malattia inizia generalmente con febbre alta improvvisa, forte stanchezza, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola. Nelle fasi successive compaiono vomito, diarrea, dolori addominali e disidratazione. Nei casi più gravi si verificano emorragie interne ed esterne, insufficienza multiorgano e shock settico. Il periodo di incubazione varia da 2 a 21 giorni.

Quanto è diverso dal ceppo Zaire?

 Il Bundibugyo è geneticamente distinto dal ceppo Zaire, che resta il più letale e studiato tra gli Ebola virus. Alcuni studi suggeriscono che il Bundibugyo possa replicarsi più lentamente nell'organismo e provocare, in media, una mortalità inferiore rispetto allo Zaire. Tuttavia resta una malattia estremamente pericolosa, soprattutto in aree prive di assistenza sanitaria efficiente. Un ulteriore problema è rappresentato dalla diagnosi: alcuni test standard utilizzati nelle prime fasi dell'epidemia non erano riusciti a identificare immediatamente questa variante, causando ritardi nel riconoscimento del focolaio.

Quali sono i precedenti storici del Bundibugyo?

 Prima dell'attuale emergenza, il Bundibugyo era stato responsabile di soltanto due epidemie documentate: in Uganda nel 2007 e nella Repubblica Democratica del Congo nel 2012. Per questo motivo il ceppo resta meno studiato rispetto ad altre varianti di Ebola. L'attuale focolaio è il diciassettesimo registrato nella Repubblica Democratica del Congo dalla scoperta del virus nel 1976, ma potrebbe diventare uno dei più grandi mai osservati tra quelli non causati dal ceppo Zaire.

La preoccupazione dell'Unicef

 Il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef) è "profondamente preoccupato" per la conferma delle epidemie di Ebola in Repubblica democratica del Congo (Rdc) e in Uganda e i crescenti rischi per i bambini e le comunità vulnerabili nella regione. L'agenzia Onu ha già mobilitato circa 50 tonnellate di aiuti per il controllo e la prevenzione del contagio, come saponi e disinfettanti, dispositivi per la protezione personale, pastiglie per potabilizzare l'acqua e cisterne d'acqua a Bunia. E' in arrivo una squadra multidisciplinare per la risposta rapida di emergenza per fornire assistenza tecnica in settori prioritari, tra cui il sostegno alle attività di comunicazione dei rischi e di coinvolgimento della comunità, volte a diffondere le informazioni per aiutare le famiglie a comprendere come si trasmette l'Ebola e come ridurre il rischio di contagio.

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