La sentenza

La Cedu: "In Francia legittimo fermare le cure nonostante il biotestamento, prevale la scelta medica"

La decisione costituisce un precedente per tutti gli Stati aderenti al Consiglio d'Europa in casi analoghi

05 Feb 2026 - 17:45
 © ansa

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La Corte europea dei diritti umani ha stabilito che le decisioni dei medici sull'interruzione dei trattamenti in vita di un paziente possono prevalere sulla sua volontà. La decisione riguarda un ricorso contro la Francia dei familiari di un uomo che nel biotestamento si era dichiarato contrario all'interruzione dei sostegni alle funzioni vitali. Il malato è poi deceduto nel 2022 in seguito alla sospensione dei trattamenti, autorizzata dal Consiglio di stato francese.

Un precedente per gli Stati aderenti al Consiglio d'Europa

 La sentenza costituisce un precedente per tutti gli Stati aderenti al Consiglio d'Europa in casi analoghi, dove cioè la legge che regola la materia sia equiparabile. A fare ricorso a Strasburgo sono state la moglie e due sorelle di un uomo che nel maggio del 2022 era stato investito dal furgone su cui effettuava delle riparazioni, e per il quale i medici avevano accertato all'arrivo in ospedale l'assenza di riflessi del tronco cerebrale e di attività cerebrale, e gravi lesioni anossiche.

Le donne sostengono che, date le volontà anticipate del loro familiare, che in un caso del genere voleva essere mantenuto in vita, la Francia ha violato il suo diritto alla vita quando il Consiglio di Stato ha dato ai medici il via libera a sospendere i trattamenti. La decisione che ha condotto alla morte dell'uomo il 16 dicembre del 2022 rientra nei casi definiti dalla legge francese, che autorizza i medici a ignorare le direttive anticipate del paziente quando queste "appaiono manifestamente inappropriate".

Secondo le ricorrenti questo lascerebbe alle autorità dello Stato "un margine di discrezionalità eccessivo e genererebbe un rischio di arbitrarietà". Ma la Cedu non è dello stesso avviso, e afferma che "la scelta operata dal legislatore francese rientra nel margine di discrezionalità di cui dispongono gli Stati per decidere i criteri da prendere in considerazione, ma anche il modo di ponderarli al fine di garantire un giusto equilibrio tra gli interessi concorrenti in gioco".

La Corte ha stabilito che il "quadro legislativo della Francia è compatibile con i requisiti dell'articolo 2" della Convenzione europea dei diritti umani, "che protegge il diritto alla vita, anche per quanto riguarda la facoltà dei medici di non seguire le direttive anticipate del paziente". I giudici evidenziano inoltre che il processo decisionale dei dottori, che è stato collegiale, ha tenuto conto non solo delle volontà espresse dall'uomo ma anche delle opinioni espresse dai familiari, e che quindi anch'esso ha rispettato i requisiti dell'articolo 2. Infine la Cedu giunge alla stessa conclusione anche per quanto riguarda le decisioni dei tribunali francesi sul caso.

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