LO SMINAMENTO DELLO STRETTO

Cacciamine e navi di supporto, circa 500 italiani attivati per riaprire Hormuz

Già in zona il Crotone e il Rimini, a disposizione dell'operazione internazionale per la bonifica dello Stretto, poi unità logistiche e di sicurezza

15 Giu 2026 - 17:42
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© Marina militare
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Il Crotone e il Rimini sono già in zona da alcune settimane: i due cacciamine italiani che il governo ha messo a disposizione dell'operazione internazionale pronta a intervenire per la bonifica dello Stretto di Hormuz dagli ordigni piazzati in mare dagli iraniani sono infatti da alcune settimane nel porto di Gibuti. I cacciamine sono ora aggregati ad Aspides, la missione europea che ha il compito di proteggere le navi che transitano nel Mar Rosso dagli attacchi degli Houthi. Si muoveranno alla volta di Hormuz una volta consolidata la tregua, definita la missione internazionale e ricevuto l'ok del Parlamento.

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Come si rimuovono le mine navali

 Esistono di diversi tipi di mine navali: possono galleggiare o essere posate in fondo al mare e attivarsi per la pressione dell'acqua, tramite campi magnetici o acustici, o ancora da remoto. Per rimuoverle, bonificando il mare minato, si utilizzano diversi sistemi, con l'impiego di personale sub specializzato e imbarcazioni fatte di materiali che riescono a eludere l'attivazione delle mine magnetiche. Tra questi, il dragaggio meccanico, attraverso cavi che spezzano le catene delle mine ancorate, per poi distruggerle una volta in superficie. Oppure il dragaggio a influenza, cioè un sistema che simula il passaggio di una nave, per far esplodere in sicurezza una mina.

Le mine nello Stretto di Hormuz: come l'Iran ha posizionato gli ordigni

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© Withub

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Il sofisticato sistema sonar

Il sofisticato sistema sonar Crotone e Rimini, in servizio da oltre 30 anni e posizionate abitualmente a La Spezia, sono unità appositamente progettate per la localizzazione e la disattivazione/distruzione di mine navali. Per l'esecuzione di queste operazioni sono dotate di un sofisticato sistema sonar e di due veicoli filoguidati (Rov - Remote Operated Vehicle), tramite i quali è possibile rilevare e investigare ogni oggetto che giace sui fondali marini sino a profondità di circa 600 metri. Come sempre, quando si muovono, i cacciamine sono scortati da altri mezzi che ne garantiscono il supporto logistico e l'adeguata cornice di sicurezza.

I militari italiani impegnati

 In tutto dovrebbero essere circa 500 i militari italiani impegnati. La nave logistica potrebbe essere l'Atlante, nuova arrivata della classe Vulcano con elevate capacità di imbarco, trasporto, rifornimento in mare, assistenza tecnica e sanitaria. È dotata di moderni sistemi di autodifesa, con sensori, tra cui radar di navigazione e sorveglianza, sonar anti-ostacolo e per la scoperta di incursioni subacquee. Dispone inoltre di un ponte di volo idoneo all'impiego di tutti gli elicotteri in dotazione alla Marina Militare.

Il Raimondo Montecuccoli

 A vigilare sulla sicurezza delle operazioni di sminamento potrebbe esserci il Raimondo Montecuccoli, pattugliatore polivalente d'altura della classe Paolo Thaon di Revel con impianti di artiglieria e sistemi con 16 missili Aster. Un'ulteriore nave con funzioni di sicurezza potrebbe essere la fregata Luigi Rizzo, che attualmente opera in Aspides. Ha una slitta a poppa per il rilascio rapido dei mezzi veloci degli incursori di Marina.

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