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Battlefield V ci trascina nellʼinferno di fuoco

La seconda guerra mondiale secondo EA, disponibile per PlayStation 4, Xbox One e PC, si gioca che è un piacere

Un soldato, non un reporter ci ha dato la libertà di manifestazione del pensiero, disse Ronald Reagan. La campagna di Battlefield V, ultima incarnazione dello sparatutto in soggettiva a tema militaresco prodotto da Electronic Arts, riporta alla mente le parole del presidente americano e ricorda l’importanza nella storia dell’uomo di un evento fondante come la guerra, che non è solo distruzione e morte, ma ha anche funzioni positive, crea e distrugge equilibri, costruisce l’identità di un popolo. Ecco, uno degli aspetti che più ci ha convinto di questo nuovo Battlefield, ambientato nel secondo conflitto mondiale, è proprio questo: oltre a introdurre alcuni innesti che migliorano sensibilmente le meccaniche di gioco relative comparto online (che permette partite fino a 64 giocatori), la produzione si sforza di proporre anche un intreccio raccontato con un piglio inedito per la serie e per questo genere di giochi.

Ma andiamo con ordine. Le novità introdotte al reparto multigiocatore da Battlefield V rivelano l’approccio quantitativo seguito dai programmatori: le otto mappe di gioco oggi disponibili raggiungono livelli di estensione e complessità davvero impressionati. Grandi città, montagne, rovine abbandonate, fortificazioni: il teatro di ogni scontro risulta davvero ben strutturato e composto da un groviglio di passaggi e strettoie che non permettono mai di sentirsi al sicuro. Alle modalità principali già note agli appassionati, come Prima linea, Deathmatch, Dominio e Conquista, se ne aggiunge ora una nuova in cui bisogna conquistare più settori contemporaneamente per poter avanzare sul campo di battaglia.

Spicca poi il consueto tsunami di opzioni di personalizzazione dei soldati e dei mezzi militari, nonché la possibilità di vivere la guerra di logoramento di un assedio protratto per giorni, come nelle Operazioni su vasta scala. Ad aumentare esponenzialmente la varietà delle battaglie contribuisce, in particolare, la gamma di abilità messe a punto dal team di sviluppo: le classi di soldato possono essere approfondite fino a 8 livelli di specializzazione, dando vita a ulteriori sottoclassi, ognuna caratterizzata da diverse abilità, che permettono di beneficiare di vantaggi tattici a seconda dello stile di combattimento preferito. La dimestichezza con un’arma piuttosto che un’altra permetterà di sbloccarne svariati miglioramenti, come ricarica veloce, rinculo ridotto, mirini, oltre alle immancabili modifiche estetiche.

Mai come in questo capitolo, inoltre, il gioco di squadra ci è sembrato decisivo: ogni soldato può rimettere in forze il compagno agonizzante, anche se - ovviamente - il medico eseguirà il lavoro con maggiore rapidità ed efficacia. Anche il ruolo del geniere esce rinnovato: questa tipologia di soldato è in grado ora di fortificare un avamposto con sacchi di sabbia, filo spinato, mitragliatrici o costruire occasionali postazioni per aiutare compagni e “camperatori” a rifornirsi di scorte e munizioni che, duole dirlo, non bastano mai. Altro esempio di quanto rilevi la cooperazione nell’economia di Battlefield V é il sistema di punteggio: solo seguendo le istruzioni del leader (ad esempio, fornire munizioni o attaccare quel bersaglio), si ottengono ricompense extra e si sbloccano rapidamente armi e oggetti utili. Il problema più fastidioso del reparto multigiocatore sta nel fatto che durante le nostre sessioni di prova troppe volte abbiamo fatto la parte della carne da macello: il sistema di rinascita è da rivedere, capita spesso di riapparire nel mezzo di una gragnuola di pallottole e di non avere così alcuna possibilità di mettersi al riparo o reagire.

Le innovazioni non finiscono comunque qui: è ora possibile impersonare anche soldatesse e, in generale, i giocatori che gradiscono Fortnite o Playerunknown's Battlegrounds potranno sollazzarsi per mesi con l’attesissima modalità battle royale, che debutterà tuttavia solo più avanti. Discorso a parte infine merita la scelta di pubblicare regolarmente nei prossimi mesi una valanga di contenuti che potranno essere scaricati senza costi aggiuntivi. 

Per quanto riguarda invece la campagna va detto che avremmo voluto giocarla ben oltre le cinque ore che richiede per essere completata. Senza dilungarci sulla poca originalità dell'ennesima riproposizione del contesto storico degli eventi narrati, riteniamo che il team di sviluppo meriti un elogio per aver tentato in tutti i modi di proporre un’esperienza il più possibile fresca e originale. L’idea di base è raccontare con singole storie di guerra, più concise e accattivanti, sia in termini di narrazione che sul versante della caratterizzazione dei protagonisti. Negli avvenimenti di queste schegge narrative si intersecano non solo gesta eroiche, ma anche dolore, amore fraterno, discriminazione, amicizia e, ovviamente, morte, in un equilibrio che restituisce credibilità alla messa in scena della vita al fronte, anche grazie alla colonna sonora che accentua il dramma del momento.

Ad esempio, la prima storia, Nessuna bandiera, racconta le imprese di un giovane che per redimersi da una vita di delinquenza e furti decide di arruolarsi in un corpo d’elite inglese, esperto in azioni di sabotaggio. Momenti di scontro frontale e di resistenza alle continue ondate di nemici si alternano a situazioni dove conviene avanzare senza farsi scoprire: si tratta di un episodio tutto sommato piacevole da giocare, pur afflitto da una certa ripetitività. Con il secondo capitolo, Nordlys, siamo nel 1943, in una Norvegia occupata dai nazisti, nei panni di una giovane partigiana. L’obiettivo è liberare un’importante scienziata, prigioniera all’interno di un complesso industriale presidiato dalla Wehrmacht. Qui gli scontri a fuoco avvengono perlopiù in ambienti chiusi ma molto grandi, a beneficio degli agguati silenziosi. L’introduzione della possibilità di spostarsi con gli sci all’interno della mappa poteva essere il classico coniglio estratto dal cilindro, ma la trovata, purtroppo, non si rivela granché: scordatevi, ad esempio, inseguimenti a rotta di collo giù per i pendii, perché l’esplorazione - e questo vale per ogni storia del pacchetto - viene limitata da muri invisibili oltre i quali parte il fatale conto alla rovescia, che obbliga a rientrare nel vivo della battaglia.

Nella terza e, per il momento, ultima storia, Tiralleur (tiratore\fuciliere), impersoniamo un soldato francese proveniente dalle colonie africane, che nel 1944 partecipa all’operazione militare denominata Dragoon. Qui, tra assalti all’arma bianca e battaglie su larga scala, il tono della trama diventa inaspettatamente polemico nei confronti della società europea di metà Novecento, in cui il razzismo si è diffuso anche al di fuori dei paesi governati da regimi totalitari: il giovane militare sarà vittima di continui soprusi che, nonostante il sacrificio, suo e di quello dell’unità di appartenenza, lo faranno scivolare al rango di gregario di terza categoria. La denuncia di Tiralleur, mai eccessivamente aspra, rende giustizia a chi ha sacrificato la propria vita per una causa mai stata del tutto sua, a chi è andato a morire per un paese che non lo ha mai accettato fino in fondo per il colore della pelle.

Per quanto riguarda il livello di difficoltà, chi avesse intenzione di affrontare queste missioni in modalità “vado li e spacco tutto” dovrà rivedere le proprie convinzioni: il titolo non è mai frustrante ma, anche al grado normale, in diversi frangenti riesce ad impegnare anche i più esperti, complice un’intelligenza artificiale del nemico sviluppata a dovere, che, ad esempio, non permette mai di starsene tutto il tempo rannicchiati dietro un muretto o sdraiati sotto a un camion a massacrare impunemente gli avversari.

In conclusione riteniamo che Battlefield V valga l’investimento richiesto. Da un punto di vista tecnico il titolo si rivela estremamente appagante da giocare, sia in termini di fluidità dell’azione, sia per la mole e la qualità dei dettagli presenti nelle ambientazioni. Graficamente ci troviamo di fronte a uno dei migliori sparatutto in soggettiva di questa generazione, che migliora quanto di buono già visto nel precedente capitolo. Riteniamo che la trovata delle storie di guerra, pur perfezionabile, possa costituire per la saga un solido punto di partenza per le eventuali prossime avventure. Certo, resta comunque il fatto che la campagna dura troppo poco per giustificare, da sola, l’esborso richiesto da Battlefield V e, guardacaso, gli utenti si avvicineranno al titolo perlopiù per partite online. Troveranno pane per i loro denti.



Come lo abbiamo giocato

Abbiamo provato Battlefield V grazie a un codice per il download fornito dal distributore. La prova è avvenuta collegando PS4 Pro a un televisore LG da 60 pollici Ultra HD 4K. Tre storie di guerra sono disponibili al lancio, a Natale ne uscirà una quarta. Con l’anno nuovo arriva invece la nuova modalità battle royale: siamo davvero curiosi di provarla.


Può piacere a chi…
… ama gli sparatutto in soggettiva con battaglie su larga scala
… a amato i precedenti episodi della serie
… gli orfani della campagna di Call of Duty: qui c’è e tutto sommato funziona

Potrebbe deludere chi…
… non ne può più di giochi ambientati nella seconda guerra mondiale
… non ama la visuale in soggettiva e preferisce la terza persona
… avrebbe voluto ore e ore di campagna principale

Battlefield V è un gioco consigliato ai maggiori di 18 anni.

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