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Basta "bistecche" di soia e di tofu:  oggi decide il Parlamento Europeo

La richiesta arriva da allevatori e agricoltori che chiedono di tener distinto lʼuniverso carnivoro dal resto. I produttori vegetali non ci stanno: "I termini servono a dare identità ai prodotti"

Burger di soia e piselli
tgcom24

In Francia questa legge esiste già dal 2018, mentre da oggi, 20 ottobre, potrebbe diventare valida per tutto il territorio europeo. Al Parlamento Europeo si vota per una normativa per abbinare termini legati al mondo carnivoro a prodotti vegani e vegetariani. Insomma, niente più salsicce di soia o bistecca di tofu, se si chiama "steak" dovrà essere fatta al 100% di carne. Un dibattito chiaramente aperto e ricco di spunti, diviso tra chi vuole difendere i produttori di carne e chi l'universo vegetariano e vegano.

Agricoltori e allevatori desiderano fortemente che tutto ciò che riguarda la carne, lessico compreso, rimanga legato ad essa. Specialmente in un mondo che vede i prodotti alternativi ad essa in continua evoluzione all'interno di un mercato che ha occupato ormai il 39% del giro d'affari europeo con una stima di 4,6 miliardi di dollari di valore. >L'Italia sta diventano sempre più vegan friendly: Bologna guida la speciale graduatoria delle città con pù locali vegani, seguita da Piacenza, Firenze e Vicenza.

 

Dopo la nascita degli alimenti alternativi per vegani e vegetariani, parole come "bistecca", "burger" o "steak" hanno fatto da ponte tra i due mondi slegandosi dalla loro natura iniziale per definire invece un determinato prodotto con una forma e una consistenza ben precisa. Che il burger sia di carne o di tofu, al solo nominarlo il consumatore ha ben chiaro cosa dovrà aspettarsi, che tipo di prodotto ha ordinato. E proprio su questo aspetto si basano molti produttori di alimenti alternativi. L'Unione vegetariana europea (Uve) ha specificato a tal proposito come l'utilizzo di questa terminologia aiuti i produttori a dare un'identità ai loro alimenti, creando una specifica aspettativa attorno a quella che per molti può essere una novità, sottolineando come non sia possibile prevedere che tipo di cambiamenti e conseguenze potrà avere la modifica sulla terminologia.

 

Un precedente però esiste. Dal 2018 in Francia non è più possibile vendere prodotti alimentari denominati come salsiccia vegetariana o burger vegano. Il provvedimento era stato proposto dal deputato Jean-Baptiste Moreu, agricoltore e membro del movimento politico del presidente Macron, denunciando una strategia "ingannevole" nei confronti del consumatore. Un appello a cui si rifanno tutt'ora i sostenitori dell'universo carnivoro. "E' importante combattere le affermazioni false. I nostri prodotti devono essere designati correttamente: i termini di formaggio o bistecca saranno riservati per prodotti di origine animale" aveva scritto Moreau su Twitter. Il rifiuto di seguire questo regolamento sarebbe costato ai produttori vegetariani multe fino a 300 mila euro.

 

Uno scontro nato nella Francia del 2018 e arrivato fino alla Bruxelles di oggi proprio per cercare di trovare un allineamento con quel regolamento, divenuto legge a giugno 2020. Se un imprenditore tedesco volesse vendere il suo burger vegetariano in Francia sarebbe infatti costretto a cambiarne il nome generando così caos tra i suoi clienti. Ed ecco che l'Uve e l'Associazione Vegetariana Francese hanno denunciato al Parlamento Europeo la nuova legge francese. "Come si può chiamare salsiccia un prodotto fatto in laboratorio al cui interno non c'è un solo millimetro quadrato di carne? - Ha dichiarato l'europarlamentare della Lega Mara Bizzotto. - Per noi non può esistere la carne senza carne e siamo pronti alle barricate per fermare questa vera e propria follia".

 

Sull'argomento si è espresso anche il gastronomo Laurent Mariotte denunciando i produttori vegetali di fare marketing. "E' solo per sedurre il consumatore che chiamano il trancio vegetale uno steak" aveva dichiarato. "Comprendo che il fatto di utilizzare delle parole già note alla massa possa essere un modo per avvicinare le persone alla dieta vegetariana o vegana. Ma definendoli così mi pare di sminuirli, perché li si chiama in un modo che non gli appartiene, anche laddove la volontà sia quella di avvicinare o promuovere l'articolo". Ha affermato una consumatrice vegetariana.

 

La nuova decisione potrebbe colpire però non solo piccoli produttori ma anche grandi catene. Negli ultimi anni aziende come Findus, Burger King, Nestlé, Kellogg's e molti altri si sono mobilitati per creare politiche di supporto alla produzione e distribuzione di alimenti a base di soia definendoli "burger vegani". Una soluzione che potrebbe accontentare entrambi i mondi è stata avanzata infine dall'eurodeputato francese Eric Andrieu. Servirebbe creare una lista di termini da riservare in modo esclusivo alle carni, come ossobuco, filetto o costolette, e poi accettare che alcuni nomi come bistecca o burger possano essere utilizzati anche dal mondo vegetale. 

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