Referendum che hanno cambiato l’Italia: il voto del 1981 sull'aborto
Il 17 maggio gli italiani furono chiamati a decidere sul futuro della legge 194, approvata tre anni prima
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Il 17 maggio 1981 gli italiani tornarono alle urne per uno dei referendum più delicati della storia repubblicana. Al centro della consultazione c’era la legge sull’aborto, la numero 194 del 22 maggio 1978, che aveva introdotto in Italia l’interruzione volontaria di gravidanza regolamentandola all’interno del sistema sanitario pubblico.
La legge, intitolata "Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza", consentiva alla donna di abortire nei primi novanta giorni di gestazione in una struttura pubblica, mentre nei mesi successivi l’intervento era ammesso solo per gravi motivi di salute o pericolo per la vita della madre. La norma prevedeva inoltre l’obiezione di coscienza per il personale sanitario.
Due referendum opposti
Il voto del 1981 nacque da due iniziative referendarie contrapposte. Da una parte il Partito Radicale propose un quesito che mirava a liberalizzare ulteriormente l’aborto, eliminando alcuni limiti previsti dalla legge e consentendo l’intervento anche nelle strutture private. Dall’altra il Movimento per la Vita promosse due quesiti per restringere drasticamente la legge 194, fino alla sua completa abrogazione.
Il confronto politico
I partiti di sinistra e gran parte delle forze laiche si schierarono per difendere la legge, mentre associazioni cattoliche e movimenti pro-life sostennero la necessità di modificarla o cancellarla. Il tema divideva profondamente l’opinione pubblica e arrivava in un periodo complesso per il Paese, ancora segnato dagli anni del terrorismo e dalle tensioni politiche della fine degli anni Settanta.
I numeri
Alle urne si recò circa il 79% degli aventi diritto. Il risultato fu netto: gli italiani respinsero entrambe le proposte di modifica della legge. Il quesito promosso dal Movimento per la Vita per limitare fortemente l’aborto fu bocciato con il 68% di voti contrari. Ancora più netto fu l’esito del referendum radicale, respinto con l’88,4% di "No". In sostanza, l’elettorato scelse di mantenere l’impianto della legge 194 senza modificarlo.
Un passaggio decisivo
Dopo il voto sul divorzio del 1974, fu la seconda grande consultazione popolare su un tema etico e sociale. Il risultato consolidò la legge 194 e contribuì a stabilizzare una normativa che, fino ad allora, era rimasta al centro di un duro confronto politico e culturale. Segnò anche la conferma di un cambiamento già emerso negli anni Settanta ovvero la creazione di una società sempre più coinvolta nelle scelte sui diritti civili e sul ruolo dello Stato nella vita privata dei cittadini.
