Le stime

Pensioni, la Ragioneria generale dello Stato: nel 2029 si andrà a 67 anni e sei mesi

Inoltre, sempre secondo i numeri, per poterci andare anticipatamente serviranno 43 anni e quattro mesi di contributi nel 2029

22 Set 2026 - 17:00
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Nel 2029 si andrà in pensione di vecchiaia a 67 anni e mezzo mentre nel 2031 si dovranno aspettare i 67 anni e 8 mesi: è quanto si legge nelle stime della Ragioneria generale dello Stato "Le tendenze di medio lungo periodo del sistemo pensionistico e socio sanitario". Per andare in pensione anticipata indipendentemente dall'età si dovranno avere 43 anni e quattro mesi di contributi nel 2029 e 43 anni e 6 mesi di contributi nel 2031 (un anno in meno per le donne). Nel 2027 si andrà in pensione di vecchiaia a 67 anni e un mese di età e nel 2028 con 67 anni e tre mesi. Per l'anticipata saranno necessari 42 anni e 11 mesi di contributi nel 2027 e 43 anni e un mese nel 2028.

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E la spesa per le pensioni continuerà a salire, picco nel 2041

 La crescita del rapporto tra spesa per pensioni e Pil raggiungerà il picco nel 2041 al 17,1%, livello su cui si manterrà per il successivo triennio. Dal 2045 in poi il rapporto scenderà invece progressivamente portandosi al 16,2% nel 2050 e al 14,0% nel 2070. La dinamica crescente fino al 2041, spiega la Ragioneria generale dello Stato, è legato principalmente all'aumento del numero di pensioni rispetto a quello degli occupati "indotto dalla transizione demografica collegata all'ingresso in quiescenza delle generazioni del baby boom, solo parzialmente compensato dall'innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento e dall'effetto del contenimento degli importi pensionistici esercitato dalla graduale applicazione del sistema di calcolo contributivo sull'intera vita lavorativa".

La successiva rapida riduzione del rapporto fra spesa pensionistica e Pil nel ventennio successivo al picco è invece determinata dall'applicazione generalizzata del calcolo contributivo che si accompagna alla stabilizzazione, e successiva inversione di tendenza, del rapporto fra numero di pensioni e numero di occupati. "Tale andamento risente sia della progressiva uscita delle generazioni del baby boom, sia dell'adeguamento automatico dei requisiti minimi di pensionamento in funzione della speranza di vita", sottolinea il rapporto. 

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