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Le imprese negli anni della crisi, i numeri a confronto

Da quelle individuali alle high-growth, ecco la dinamica demografica delle imprese italiane

- L’annuario statistico dell’Istat è un ottimo strumento per osservare e analizzare l’andamento dell’economia italiana negli anni della crisi, altrimenti descritti con toni talvolta catastrofici e talvolta fin troppo ottimistici. Un rapido esempio: tra le imprese rientrano anche quelle individuali o i lavoratori autonomi e i liberi professionisti. Considerate le diverse tipologie di impresa il saldo (la differenza che deriva da natalità e mortalità dell’impresa) risulta spesso negativo in un dato anno a causa delle condizioni sfavorevoli della crisi, ma in compenso le imprese con dipendenti vanno decisamente meglio.

Le imprese negli anni della crisi, i numeri a confronto

Le imprese nate nel 2011, informa dunque l’Istat, sono circa 265 mila, 389 in meno rispetto all’anno precedente. Il tasso di natalità si attestava al 6,7%, ed era il più basso registrato negli ultimi sei anni insieme a quello del 2010. Il tasso di mortalità era all’8%, quindi – inevitabilmente – con una dinamica demografica negativa nell’anno di riferimento. Una situazione preoccupante, certo, ma a dispetto della retorica corrente le imprese con dipendenti nate sempre nel 2011 erano poco meno di 133.500, ma con una dinamica demografica positiva: il tasso di natalità, infatti, si attestava al 9,1% (tuttavia inferiore di 0,4 punti rispetto al 2010), il tasso di mortalità all’ 8,4%.

Quello delle costruzioni è il settore con la dinamica demografica più negativa. Ne nascono diverse di imprese in questo segmento, ma all’alto tasso di natalità corrisponde anche il più alto tasso di mortalità. Il Sud e le Isole sono le aree in cui si rilevano i tassi di natalità e di mortalità più alti e anche il Centro, ad ogni modo, presenta valori più alti di quelli della media nazionale.

Nel confronto con i principali partner europei è la Francia a registrare la dinamica demografica più elevata, con un tasso di natalità pari all’11% e un tasso di mortalità del 6,5%. Positive anche le dinamiche demografiche del Regno Unito (11,6% natalità e 10% mortalità) e della Germania (8,7% e 8,3%). I paesi che al contrario hanno una dinamica demografica negativa sono, oltre all’Italia, la Spagna e soprattutto il Portogallo, con il tasso di mortalità in quest'ultimo caso al 24,1% (oltre il doppio quello di natalità).

Interessante è l’analisi dell’andamento delle imprese high-growth, ovvero quelle che presentano un elevato tasso di crescita. Si tratta di imprese con almeno 10 dipendenti a inizio periodo che presentano una crescita media annua in termini di dipendenti e/o di fatturato superiore al 20 per cento, su un periodo di tre anni consecutivi. Le cosiddette imprese gazzelle, dunque, sono imprese high-growth “giovani” (4 o 5 anni di attività) e di recente il Cerved che evidenziato come il 3,4% di quelle monitorate (3.472) ha visto dal 2007 al 2012 raddoppiare il fatturato.

Dice però l’Istat che la percentuale delle imprese high-growth e delle imprese gazelle sul complesso delle imprese è stato in calo, rispetto al 2010, di 0,1 punti percentuali per entrambe le tipologie. Nell’industria si registrano le percentuali più basse di imprese high-growth (1,6%) e di gazelle (0,2%), mentre negli altri servizi si ottengono quelle più elevate (5,1% e 0,8%). La buona notizia è che, nonostante un andamento negativo nel suo insieme, la percentuale più alta di imprese high-growth risieda nel Sud e nelle Isole (rispettivamente 3,3% e 3%), così come di imprese gazelle (stavolta rispettivamente 0,6 e 0,4%).

In definitiva i dati sono meno drammatici di quanto ci si possa aspettare, per quanto negativi. Delle imprese nate nel 2010, alla fine del 2011, infatti, l’83,1% erano ancora in attività, tuttavia in calo rispetto all’anno prima quando erano l’85,8%. Al valore più alto dell’industria (88,4%) si contrappongono i valori delle costruzioni (79,9%) e degli altri servizi (80,6%).

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