Le emozioni del clima
Sensazioni di disagio e panico possono colpire chiunque si trovi ad avere a che fare con eventi estremi o notizie negative sull’ambiente in cui viviamo. Abbiamo intervistato Matteo Innocenti, che si occupa del tema da un punto di vista psicologico dal 2019
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Sensazioni di disagio, panico, momentanee o durature possono colpire chiunque si trovi ad avere a che fare con eventi estremi o notizie negative sull’ambiente in cui viviamo. Una condizione che colpisce soprattutto i giovani, ma anche chi ha sperimentato sulla propria pelle la forza del clima che cambia.
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Matteo Innocenti - Psichiatra, psicoterapeuta, ecoterapeuta e presidente dell'Associazione Italiana Ansia e dal cambiamento climatico: “L’ecoansia è un'emozione di forte preoccupazione. Ha però la radice , che la collega alla nostra natura ecologica e quindi da una parte è connessa a ciò che viene distrutto. Può essere qualcosa di episodico, quindi un'ansia diciamo situazionale: io accendo il telegiornale e vedo una notizia e mi sale un'emozione che dura pochi secondi di apprensione. Oppure può essere qualcosa di più consistente, duraturo, talvolta salendo di intensità e frequenza può sfociare in un disturbo di panico, un attacco di panico, e quindi diventare qualcosa di patologico”.
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Matteo Innocenti si occupa del tema da un punto di vista psicologico dal 2019, a seguito di un viaggio, tra l’altro anno di inizio degli scioperi per il clima. Ma come si affrontano, come si gestiscono queste emozioni?
“Nei nostri studi abbiamo elaborato delle strategie che principalmente si possono riassumere in tre principali azioni. Abbiamo i comportamenti pro-ambientali, azioni che possono essere a favore dell’ambiente e quelle a protezione di esso. Far qualcosa aiuta perché lenisce il senso di colpa, il senso di inattività, fa sentire un pochino più forti e importanti nel proprio piccolo. Ovviamente, nel nostro piccolo, possiamo sentirci soli, possiamo sentirci abbandonati".
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"Ecco perché il secondo punto è quello di far gruppo, fare rete, collegare delle piccole azioni. Quindi questo , se è il piccolo di tanti, può diventare veramente qualcosa di più grande. C'è l'aspetto di condivisione, perché si sta parlando di emozioni, questo può creare conforto. Possono venire fuori idee, possono venire fuori progetti, si può condividere, ci si può sentire più forti.
E l'ultimo è ritornare verso ciò per cui siamo preoccupati e quindi riconnetterci con la natura. Tante volte chi è preoccupato per il pianeta vede la natura attraverso gli schermi dei propri computer, attraverso immagini dei disastri e non vede ciò che ancora è florido e quindi ancora può essere protetto e mantenuto”.
E non solo sentimenti negativi. Legate al clima ci sono tante emozioni positive, che chiunque ha provato almeno una volta.
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“Le emozioni ambientali positive sono tante e io faccio sempre l'esempio di ciò che noi possiamo provare in quelle poche settimane ormai che possiamo ritagliarci di ferie d'estate, quando andiamo al mare e sentiamo la sabbia addosso, il sole addosso, la salsedine sul nostro corpo, l'acqua che ci fa galleggiare e ci fa rilassare. Emozioni di amore e di connessione, non solo con la natura, ma anche con noi stessi. Stando in connessione con essa, riscopriamo anche tanto di noi stessi e quindi riprendiamo i giusti ritmi. Non a caso quando andiamo in vacanza poi torniamo molto rilassati e pensiamo che sia un regalo che ci facciamo, ma quella dovrebbe essere la nostra natura. Se io sto bene in un ambiente naturale allora posso pretendere che nella mia città ci siano più alberi, ci sia più verde, perché questo mi permette di stare meglio; e inoltre le emozioni ambientali positive possiamo usarle per contrastare quelle negative”.
Un aiuto va dato soprattutto ai giovani che in queste emozioni vanno accompagnati.
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"È importante che questi temi che sono di base scientifici vengano correttamente comunicati e spiegati. Abbiamo davanti a noi due strategie per gestire la crisi climatica, da una parte la mitigazione, ma dall'altra parte abbiamo l’adattamento; quindi, dobbiamo iniziare a cambiare i nostri atteggiamenti oppure avere dei comportamenti basati sulla consapevolezza che può accadere qualcosa”.
