UNO STUDIO DELLA OXFORD UNIVERSITY

2050: la sentenza termica

Con un aumento di 2 gradi, il 41% della popolazione prevista in quell’anno finirà in "default termico", con un caldo estremo senza precedenti

di Dario Donato
02 Mar 2026 - 15:30
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Il 2050 sembra data lontana, ma se si parla di clima è un millesimale rispetto ai cicli della terra. L’appuntamento potrebbe essere una sorta di redde rationem per la tenuta degli asset energetici mondiali.

L’ultimo studio della Oxford University pubblicato su Nature sustainability lancia un’allerta brutale: con un aumento di 2 gradi, 3,8 miliardi di persone — il 41% della popolazione prevista in quell’anno — finiranno in "default termico", esposte a un caldo estremo senza precedenti. Restare invece entro 1,5 gradi salverebbe 1,4 miliardi di persone, riducendo la platea a rischio a 2,4 miliardi. Una differenza di mezzo grado che vale il destino di un sesto circa della popolazione globale. Il driver di questa crisi ha un nome tecnico: l’esplosione dei Cooling Degree Days, i giorni in cui il raffrescamento diventa un asset vitale e non più un optional. 

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La maggior parte delle persone colpite si troverà in India, Nigeria, Indonesia, Bangladesh, Pakistan e Filippine. Ma l'aumento più significativo delle temperature pericolose minaccerà la Repubblica Centrafricana, la Nigeria, il Sud Sudan, il Laos e il Brasile, qui la domanda per il freddo crescerà vertiginosamente.

Ma il vero "stress test" colpirà il cuore dell'Europa. Regno Unito, Svizzera e Norvegia sono i paesi con il più alto incremento relativo di giorni roventi, e tutti con un parco immobiliare che è un colossale errore di calcolo rispetto al futuro: case progettate per trattenere il calore, tipico di ambienti freddi, che però oggi si trasformano in potenziali trappole termiche. Il rischio è un loop energetico distruttivo: più condizionatori accendiamo, più si stressa una rete elettrica che, se non è alimentata al 100% da rinnovabili, accelera proprio il riscaldamento che cerca di combattere.

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La sfida per la sostenibilità oggi non è solo produrre energia pulita, ma reinventare il "freddo" come asset infrastrutturale resiliente, prima che la colonnina di mercurio che stiamo scaldando mandi in corto circuito il sistema.