L’IMPATTO SULL’ECONOMIA

Il conto della siccità è salatissimo

All’Italia è costata 24 miliardi e 330.000 posti di lavoro. E le cose sono destinate a peggiorare

di Redazione E-Planet
15 Set 2026 - 14:22
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Una recente ricerca guidata dalla Fondazione CMCC, in collaborazione con il Politecnico di Milano, ha analizzato l'impatto economico della siccità.

Il lavoro, intitolato "Multi-Year Droughts and Their Compounding Economic Impacts", rivela dati allarmanti per l'Europa. I periodi siccitosi prolungati generano cicatrici economiche profonde, i cui effetti negativi persistono per molti anni. La ricerca quantifica come l'esposizione costante allo stress idrico eroda strutturalmente il PIL dei paesi colpiti. Inoltre, vengono gravemente penalizzati i livelli occupazionali e gli investimenti nel medio e lungo termine. Lo studio prende come punto di riferimento storico la devastante siccità europea avvenuta nel quadriennio 2015-2018.


Tale evento prolungato è costato all'Unione Europea circa 439 miliardi di euro in termini di contrazione economica. A livello comunitario, la prolungata carenza idrica ha causato una riduzione complessiva del PIL pari al 2,75%.
Focalizzandosi sul contesto nazionale, l'Italia ha registrato perdite economiche dirette per ben 24,3 miliardi di euro. Questa contrazione finanziaria si è tradotta in una drammatica perdita occupazionale di 330.000 posti di lavoro. I ricercatori sottolineano che l'agricoltura subisce lo shock immediato più visibile, ma mostra una resilienza nel tempo. Grazie alle assicurazioni e al cambio delle colture, il settore primario riesce a recuperare in circa tre anni.

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Al contrario, il comparto manifatturiero e l'edilizia subiscono i danni più duraturi e difficili da sanare. In questi ambiti industriali le perdite tendono a intensificarsi e a stratificarsi anche dopo la fine dell'emergenza. La capacità di adattamento dei territori non è illimitata e perde efficacia se la crisi idrica persiste. Infrastrutture come gli invasi e le barriere protettive rischiano di saturarsi e diventare rapidamente insufficienti.
Gli scenari futuri delineati dal modello climatico del CMCC mostrano proiezioni economiche severe. Con un innalzamento globale delle temperature di +2 °C, i danni complessivi sul continente sono destinati a raddoppiare. Nello scenario peggiore per l'Italia, il conto complessivo della crisi potrebbe salire fino a 74 miliardi di euro.


La crisi della forza lavoro potrebbe estendersi drasticamente, minacciando quasi un milione di posizioni lavorative. Le regioni dell'Europa meridionale si confermano l'area più vulnerabile e finanziariamente esposta al rischio. Spagna, Grecia, Italia e Portogallo vedranno esaurirsi molto rapidamente i propri tradizionali margini di flessibilità.

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I risultati evidenziano come le stime istituzionali classiche tendano a sottostimare l'impatto reale di tali eventi. La persistenza temporale del danno economico richiede una revisione urgente delle attuali politiche di gestione del rischio.
Investire nel riciclo idrico e rispettare gli accordi sul clima rimangono gli unici strumenti per evitare un collasso sistemico.