PER UN MARE LIBERO

I giamaicani rivogliono le loro spiagge

Solo l’1% è accessibile e non è controllato dalle catene alberghiere

di Redazione E-Planet
18 Giu 2026 - 10:56
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 © Unsplash

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In Giamaica è in atto una forte mobilitazione popolare contro la privatizzazione delle coste e il turismo di massa, noto come "plantation tourism".

I cittadini lottano per il diritto di accedere liberamente al mare, dato che i resort di lusso all-inclusive controllano quasi tutti i litorali. Attualmente, alla popolazione locale è rimasto libero e gratuito meno dell'1% dell'intera costa dell'isola. Le proteste, guidate dal movimento Jabbem (Jamaica Beach Birthright Environmental Movement), sono esplose in modo deciso a Mammee Bay. In questa località i residenti hanno persino abbattuto le recinzioni che impedivano il passaggio alla spiaggia pubblica.


Il fulcro della disputa legale e sociale è il Beach Control Act del 1956, una legge di era coloniale. Questa norma stabilisce che i cittadini non hanno un diritto automatico di balneazione senza una licenza statale.
Le restrizioni danneggiano pesantemente i pescatori locali, le piccole attività di rafting e l'identità culturale stessa dei giamaicani.

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La battaglia si è spostata nei tribunali, dove sono state avviate cinque cause legali storiche per sbloccare i litorali. Tra le aree contese figurano spiagge iconiche come Little Dunn's River, la Blue Lagoon e la spiaggia di Bob Marley. Gli attivisti denunciano che escludere i nativi dalle proprie risorse naturali equivale a una nuova forma di colonialismo economico. Anche esponenti di rilievo della famiglia Marley hanno sostenuto pubblicamente la necessità di garantire l'accesso incondizionato alle spiagge.

Il governo difende gli investimenti alberghieri come motore economico, ma promette nuovi piani di gestione pubblica della costa. La tensione resta alta tra le comunità che rivendicano il proprio diritto di nascita e le grandi catene alberghiere globali.