Il peso dell’ombra

Perché mantenere i segreti è così logorante e come correre ai ripari

La frase “Non dirlo a nessuno!” innesca un meccanismo che può diventare stressante e perfino tossico

08 Mag 2026 - 07:00
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I segreti sono protagonisti di innumerevoli proverbi e modi di dire. Da “Un segreto di cui sono al corrente due persone non è più un segreto” a “Il modo migliore per far sapere qualcosa a tutti è confidarlo a un amico con la preghiera di non dirlo a nessuno”: in pratica, la saggezza popolare esprime una verità profonda: i segreti, grandi o piccoli che siano, sono un peso da portare in solitudine, tanto che alla lunga diventa quasi preferibile rivelarli. E chi invece li custodisce fedelmente, ne è logorato e affaticato come da un fardello fisico. Perché accade tutto questo e come si può correre ai ripari?

IL PESO DEI SEGRETI - Fino a qualche tempo fa, la psicologia definiva il segreto come l'occultamento intenzionale di informazioni, pensieri o fatti. Oggi la definizione si è fatta più sottile: un segreto nasce nel momento in cui decidiamo intenzionalmente di non rivelare qualcosa: non serve arrivare all’atto di tacere effettivamente qualcosa a costo di mentire, ma è sufficiente la decisione di comportarsi così, anche se siamo soli, prima di ogni interazione sociale.  E in quello stesso momento scatta anche il logorio mentale che ci accompagna sapendo che quella certa cosa “sarà il nostro segreto”.  Facciamo un esempio: un manager durante un viaggio di lavoro, tradisce la propria partner e, naturalmente decide di tener nascosto il fatto alla propria dolce metà. Il traditore vivrà immediatamente il peso di questo segreto, anche mentre è ancora in viaggio e non sta interagendo con il proprio partner. Il linguaggio in effetti, parla di "custodire" un segreto o del "peso" della verità come se stessimo trasportando un carico fisico. E la scienza conferma che non si tratta solo un modo di dire. Valentina Bianchi, psicologa clinica all'Università di Melbourne che ha studiato l’argomento, paragona la necessità di mantenere la segretezza allo sforzo di trattenere sott’acqua un pallone da spiaggia: più si cerca di spingerlo giù, più lui preme per tornare in superficie, occupando ogni spazio della mente.

LA MAPPA DEI SILENZI - Secondo gli studi del team della Bianchi, esistono ben 38 tipologie di segreti, che si possono suddividere in macro categorie: si va dai "grandi classici", tra cui le infedeltà romantiche, i segreti finanziari, le violazioni della fiducia tra amici e conoscenti, l'orientamento sessuale e i segreti familiari, fino ai dettagli apparentemente innocenti, come un hobby che non vogliamo confessare o un obiettivo personale non proprio in linea con le opinioni generali In media, ognuno di noi ne custodisce circa 13, di cui 5 mai confessati a nessuno. Anche in questo caso ci sono alcuni temi “caldi”, tra cui l’insoddisfazione fisica, desideri inespressi e quel sottile risentimento che a volte proviamo verso gli amici o il partner, ma che preferiamo non rivelare, per quieto vivere.  Perché si decide di mantenere un segreto? I motivi più diffusi per cui si sceglie il silenzio sono, di solito, l'intenzione di proteggere una persona cara, oppure per vergogna, o anche per proteggere la propria immagine e per evitare conseguenze negative. Qualunque sia però la ragione che ci spinge a tenere la bocca cucita, non è possibile evitare la sensazione di logorio e di disagio che la segretezza porta inevitabilmente con sé.

PERCHÉ IL SILENZIO È COSÌ STRESSANTE – Il peso del silenzio è legato, secondo gli studiosi, al "divagare spontaneo della mente": il segreto non resta cioè confinato in un cassetto, ma continua a riaffiorare involontariamente, innescando un circolo vizioso di ansia e isolamento. Alla lunga, questo stress non è solo psicologico: diverse ricerche suggeriscono una correlazione tra la volontà di segretezza, benessere mentale e problemi di salute fisica. Eppure, pur di proteggere la reputazione o lo status quo, molti preferiscono soffrire. Quello che non vogliamo rivelare, costi quel che costi, continua così a tornarci alla mente con insistenza, come il promemoria continuo che non stiamo rispettando il valore delle nostre relazioni, specialmente nei confronti delle persone che si sono più care, e che stiamo venendo meno al patto di autenticità e di fiducia reciproca su cui si basano l’affetto e l’amore. La scienza ha ampiamente dimostrato che chi vive in uno stato di questo genere è meno incline ad avere comportamenti sani e non gestisce bene lo stress, fonte di importanti ripercussioni fisiche.

SOS SEGRETI: IL KIT DI PRONTO SOCCORSO EMOTIVO - Considerato di per sé, il segreto non è sempre un nemico: in certi casi può trasformarsi in un collante sociale. Condividere un'informazione riservata crea intimità, definisce chi fa parte del nostro "cerchio magico" e chi ne è fuori. Tuttavia, quando la confidenza non è un’ipotesi praticabile, ci sono alcune strade che si possono seguire per limitare il rovello che la segretezza comporta ed evitare che il segreto si trasformi in "parassita" mentale. 
- Il metodo del muro neutro: consiste nel confidarsi con una persona estranea al gruppo e con una propria aura di autorevolezza o di imparzialità, ad esempio un professionista o un pastore religioso, entrambi, tra l’altro, tenuti  a mantenere una sorte di “segreto professionale”.
- Rivalutazione cognitiva: invece di vederlo come un "inganno" o una "macchia", possiamo  considerare il segreto come una scelta di protezione. Spostando il focus dal senso di colpa alla responsabilità consapevole si riduce drasticamente l'ansia.
- L’aiuto della mindfulness contro i pensieri intrusivi – Le tecniche di mindfulness possono aiutarci a gestire il senso di colpa e lo stress legati al dover mantenere un segreto come accade per qualunque altra forma di pensiero ricorrente e sgradevole. La respirazione aiuta a gestire lo stress, la pratica dell’accettazione insegna ad accogliere il pensiero negativo e ad oggettivarlo: l'obiettivo non è cancellare il segreto, ma smettere di combatterlo.
- Stabilire dei "confini temporali": lo stress aumenta a dismisura se il nostro segreto diventa un chiodo fisso. Stabiliamo una finestra temporale all’interno della quale ci concediamo di pensare ad esso, respingendolo in tutti gli altri momenti e rimandandolo a quell’intervallo.
- Guardarsi dai segreti altrui: Il fatto di essere scelti come confidenti da qualcun altro ci grava dell’onere supplementare di dover sopportare altri dilemmi. Pensiamoci bene prima di dare ascolto ai pensieri nascosti di altre persone: forse i nostri sono già più che sufficienti.