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Sophie Charretour: "E' importante promuovere una cultura più etica e moderna della medicina estetica"

Country manager di Merz Italia, Sophie ha iniziato a occuparsi di bellezza fin da giovane: qui racconta la sua storia

Francese di nascita, ha trascorso molti anni all'estero, con i genitori prima e per lavoro poi: Sophie Charretour ama la buona cucina, è innamorata dell'Italia e ritiene che la bellezza non sia un argomento frivolo, ma una scienza capace di migliorare l'autostima e il benessere psicologico delle persone.

Sophie Charretour, Country Manager di Merz Italia

Buongiorno, Sophie. Grazie alla tecnologia, nonostante gli impegni, ce l’abbiamo fatta…
Buongiorno Carlotta, un vero piacere conoscerla.

 

Per chi non la conosce: mi racconta un po’ di sé?
Il mio nome è Sophie Costiou e Charretour è il mio cognome da sposata. Ho 47 anni e sono la madre felice di due meravigliose ragazze di 9 e 14 anni, Eloane & Maelle. La mia nazionalità è francese ma, secondo i miei amici internazionali, non sono "troppo" francese e pare che questo sia un complimento. Sono cresciuta in Medio Oriente e in Africa: i miei genitori erano espatriati, in quanto mio padre per lavoro è stato prima in Bahrein e poi in Angola. Fino all'età di sette anni mi sono svegliata al richiamo del Muezzin e nei paesi islamici la “domenica” è il venerdì. Successivamente ho vissuto in Angola, un paese in guerra civile con la violenza e la miseria che ne derivano; nonostante questo, ogni domenica vedevo le famiglie che ballavano in spiaggia, esorcizzando le preoccupazioni con la gioia di vivere e la danza. Queste esperienze mi hanno aiutato a capire le priorità, a vedere le cose in una prospettiva diversa. E immagino abbiano plasmato la mia personalità e la mia cultura. 

 

Il suo è stato un percorso professionale internazionale: dalla Francia, alla Germania per arrivare poi in Italia a Milano.
In effetti Merz Group, azienda farmaceutica indipendente che opera a livello internazionale nei settori della medicina estetica e della neurologia, mi ha dato questa grande opportunità di avanzare nella mia carriera professionale: prima Direttore Marketing per la gamma dei prodotti iniettabili Merz Aesthetics in Francia, poi al Marketing Globale di Francoforte e ora Country Manager in Italia. Sarò eternamente grata a questa società fondata più di 110 anni fa da un geniale chimico tedesco, ma… non vorrei muovermi più dall’Italia!

 

Il rapporto con bellezza: per una donna credo sia gratificante occuparsi di medicina estetica.
Quando avevo vent’ anni, in occasione di un esame di ammissione alla Business School, ho scritto una tesi su "La bellezza del corpo" basata su una serie di argomentazioni che poi non si è rivelato così semplice difendere con la commissione dei professori. Così mi è stato chiaro sin da subito che la bellezza non può essere un argomento da affrontare in modo frivolo, perché la nostra vita non può fare a meno della bellezza: "La bellezza è lo splendore della verità" scriveva Platone. È gratificante perché, come donna e con la sensibilità di una donna, ho l’opportunità promuovere una cultura più etica e moderna della medicina estetica, una disciplina che nel 2020 non può essere ancora considerata una "mera ricerca della vana bellezza", ma semplicemente come la “scienza” della bellezza che, oltre a curare l’aspetto, deve contribuire a migliorare anche il benessere psicologico e l’autostima delle pazienti, la loro salute e la loro sicurezza.

 

Famiglia e carriera: difficile conciliare le due cose.
No, ho smesso da tempo di pensarla così perché noi donne abbiamo la capacità innata di armonizzare questi due mondi. È sempre una questione di motivazione, energia, organizzazione e supporto: conosco mamme single che riescono a conciliare lavoro e famiglia superando difficoltà ben più grandi. Sono sicuramente fortunata ad avere delle figlie in salute ed un marito per il quale è importante adempiere al suo ruolo di padre, completamente impegnato nell'educazione delle nostre ragazze anche mentre affronta egli stesso un percorso di carriera. E’ evidente che se le cose sono condivise equamente nella coppia, per le donne è estremamente più semplice. Per quanto riguarda la mia gestione familiare, aggiungo che noi abbiamo imparato molto dalla nostra esperienza in Germania, in una cultura che preserva e protegge molto di più gli affetti e la famiglia. Ora mi costringo a non lavorare nei fine settimana, ma mi appunto tutto in agenda per non dimenticare nulla.
 
 

Qualche suggerimento alle donne che non vogliono rinunciare al proprio obiettivo professionale.
Posso consigliare quello che sta funzionando per me. Comincerei con una lista di cose da fare ben strutturata, che identifica le cose urgenti e importanti come priorità. Poi ritengo sia importante anticipare le cose da fare il più possibile per essere disponibili in caso di urgenze e carichi di lavoro imprevisti (io preparo già i regali di Natale a Ognissanti!). Mi piace anche alzarmi prima del solito: un'ora in più può fare la differenza nella preparazione della giornata e aiuta molto a ridurre lo stress. Occorre sapere come gestire il sovraccarico mentale, trovare una via di fuga: quando ho finito di scrivere le cose, faccio una camminata veloce ascoltando musica ad alto volume per dimenticare tutto e ricaricare le pile. Infine, bisogna sapersi concentrare, investire nella propria vita professionale e, ultimo, ma non meno importante, saper scegliere l'azienda giusta ed i manager giusti con cui lavorare.
 
La cosa più curiosa che le è capitata?
La mia vita professionale è ricca di episodi curiosi. Tra i tanti, mi viene in mente un'esperienza vissuta a Seul due anni fa. In Corea l’incredibile accettazione sociale della medicina estetica ha favorito l’apertura di cliniche che accolgono diverse centinaia di pazienti al giorno con una consultazione in pubblico e con processi di trattamento attentamente sviluppati per la cura del paziente spesso giovane, molto più giovane rispetto alla nostra cultura occidentale. I lettini dei pazienti sono tutti allineati in un salone con un sistema di tende da tirare per separare gli spazi in cui i pazienti vengono sottoposti al trattamento estetico. Un’infermiera prepara i prodotti che il medico inietta ai pazienti i quali all’uscita ricevono una proposta per un nuovo appuntamento direttamente sul cellulare grazia ad una apposita app. Un modello di medicina “fast-beauty” organizzativamente perfetto, ma estraneo alla nostra cultura europea ed umanistica della medicina estetica, in cui è decisivo il colloquio del medico con il singolo paziente. Mi chiedo spesso se questa cosa che a Seul ho considerato curiosa possa in realtà divenire un modello di consumo per le nuove generazioni occidentali.

 

Una domanda alla quale avrebbe sempre voluto rispondere e che nessuno le ha mai posto.
Parlo troppo e non sempre aspetto che mi venga posta una domanda per rispondere.

 

So che le piace la buona cucina.
Amo la cucina in generale e adoro quella italiana in particolare, che, ahimè, sto iniziando a scoprire visitando gli studi medici in tutte le regioni. Non ho particolari preferenze, se non quella di mangiare in buona compagnia, ridere e discutere piacevolmente soprattutto con le persone che hanno un'opinione diversa dalla mia.
 
Covid-19 permettendo, cosa le piacerebbe fare a Natale?
Vorrei continuare a scoprire l'Italia e preparare un menù tipico natalizio da condividere con la famiglia, ma temo di dover rimandare al prossimo anno.

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