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"La differenza tra sognare e osare? Osare significa provarci"

Dalla Cina allʼItalia: lʼavventura imprenditoriale di Giada Zhang, a soli ventiquattro anni Amministratore Delegato di Mulan Group

Grinta, determinazione, tenacia e coraggio: questo il mix di qualità che ha consentito alla giovanissima Giada Zhang di arrivare ai vertici di Mulan Group con un'esperienza professionale già solida e ricca alle spalle e tanta voglia di crescere ancora.

Giada Zhang, Amministratore Delegato di Mulan Group

Buongiorno, Giada! Che bel nome: la giada è una pietra preziosa.
Vero: è una pietra verde molto bella. Io per la verità sul passaporto ho due nomi: Giada e Yan Yue (cinese) che significa proprio “Pietra imperiale bella e preziosa”. E’ un nome beneaugurale, mia mamma nei momenti difficili mi ha sempre ripetuto: se è oro, luccicherà. E io l’ho fatto mio.
 
Il suo nome e il suo cognome sono di origine cinese.
Io sono nata in Italia e sono figlia di genitori cinesi. Loro si sono trasferiti in Italia 25 anni fa… è una storia lunga.
 
Me la racconta? Sono curiosa….
Sono nata tra le mura del ristorante dei miei genitori dove non esisteva il concetto di un lavoro fisso dalle 9 alle 18 e nel mio immaginario lavoro significava amore, sacrifici, insaziabile voglia di imparare, zero limiti e nessuna certezza. I miei genitori erano partiti da zero, si sono buttati in un paese a loro sconosciuto, di cui non conoscevano nemmeno la lingua. Sono cresciuta in una famiglia in cui mi hanno insegnato che siamo noi gli artefici del nostro destino, siamo noi a decidere cosa vogliamo fare della nostra vita.
 
Lei ha molte cose da raccontare, ma mi sembra giovanissima.
Certo, ho iniziato a lavorare molto presto: fin dal primo anno di università, infatti, ho cercato di fare esperienze lavorative e ho cominciato la mia carriera professionale trovando lavoro in aziende multinazionali a Shanghai, poi nel mondo della finanza a Londra, e infine, nella consulenza strategica in Italia. Ero spesso la più giovane tra i miei colleghi. D’altra parte, ho sempre cercato di osservare e imparare quanto più possibile, con grande determinazione e impegno.
 
Come si è trovata in un contesto dove tutti erano più grandi di lei?
Non è mai stato un problema per me: ciascuno ha la propria maturità, ma io sono riuscita a convincere i miei interlocutori che avevo molto da dare, nonostante la giovane età. Ognuno di noi ha i propri tempi: non esiste un 'tempo giusto', in senso assoluto, per fare una determinata cosa, intraprendere un certo percorso, raggiungere un dato traguardo.
 
Qual è il suo punto di forza?
Credo sia il mio DNA: la Cina oggi è una potenza mondiale anche grazie all’etica del lavoro di questo grande Paese. Da noi c’è un detto, “Chiku”, che tradotto significa “bisogna saper mangiare amaro”: in altre parole non arrendersi alle prime difficoltà, ma saperle sopportare e superare per poi poter avere un futuro migliore. E’ esattamente questo che mi sono portata dalla Cina.
 
Quanto si sente cinese e quanto italiana?
A volte me lo sono chiesto anch’io. Da piccola avrei voluto essere solo italiana, perché mi sentivo diversa, avendo gli occhi a mandorla ero additata dagli altri bambini. Crescendo, però, mi sono resa conto di quanto sia importante essere biculturale, oltre ogni preconcetto di genere, di cultura e questo costituisce un valore incredibile che posso portare a questo Paese. Ognuno di noi è meravigliosamente unico e diverso, e questa diversità rappresenta ricchezza per chi ci circonda.
 
Più difficile essere donna o essere di un altro Continente?
Essere donna, soprattutto nel mondo della finanza, non è affatto semplice. Il “Gender Gap” è ancora molto presente ed è un tema che mi sta molto a cuore: ecco perché ho deciso di creare una associazione no profit, la “Women in Finance” per valorizzare l’esperienza professionale delle donne attraverso programmi di mentorship.
 
Come Amministratore Delegato è difficile affermarsi in un mondo ancora molto maschile?
Pensi che proprio ieri, a un convegno in cui ero speaker, mi hanno detto: “Complimenti, sembra proprio un uomo!”. Ancora oggi, purtroppo, nei ruoli apicali delle aziende siamo abituati a vedere soltanto gli uomini. Lo stile di leadership di una donna si concentra sulla relazione, sull’empatia e sulle persone. Quello di un uomo si concentra sul compimento di attività, sulla struttura e sul processo. Sono stili complementari, per questo bisogna rimanere sempre fedeli a noi stessi, senza sforzarsi di essere qualcun altro.

Giada, mi tolga una curiosità: ma lei riesce anche a dormire ogni tanto?
Eccome! Non solo dormo, ma credo che sia fondamentale sapersi godere il presente, prendersi il proprio tempo. Forse questo è uno degli aspetti più “italiani” di me: un po’ di dolce vita, diciamo così. E’ importante sapere trovare il proprio equilibrio e io cerco di non dimenticare quello che è importante per me: la famiglia, gli amici e il lavoro. Per spiegare la mia visione della vita uso sempre la metafora del giocoliere che fa ruotare le tre palline: non sono mai tutte e tre in alto insieme e nello stesso momento, ma lo possono essere a turno, perché ogni volta una cosa è preponderante rispetto alle altre, anche se sono tutte egualmente importanti.
 
Cosa significa lavorare nell’azienda di famiglia?
E’ un’esperienza eccezionale, a partire dal nome. I miei genitori hanno scelto quello di un’eroina cinese, Mulan appunto, che è un personaggio veramente esistito e che, temendo che il padre malato venisse richiamato dall’esercito cinese, prese il suo posto fingendosi uomo, per salvargli la vita e tornare vittoriosa. I miei genitori hanno avuto tre figlie femmine, io sono la maggiore, e sperano che un giorno ci faremo valere nel mondo proprio come ha fatto Mulan, abbattendo ogni barriera culturale e di genere.
 
So che le piace viaggiare…
Sono fortunata: ho molte amiche che vivono all'estero, quindi quando vado a trovarle ne approfitto per prendere il volo. Il viaggio apre la mente, ci permette di vedere il mondo con occhi diversi.

Il suo rapporto con la musica?
Ho sempre amato la musica fin da bambina e ancora oggi nel tempo libero suono il pianoforte. Penso che la musica insegni molto: stimola la creatività, ci induce a imparare a fare più cose contemporaneamente e ci rende molto più sensibili ed empatici con il mondo.
 
Lei è giovane e anche molto bella.
La ringrazio per il bellissimo complimento. Penso che la bellezza veramente importante sia quella interiore: come diceva il Piccolo Principe “L’essenziale è invisibile agli occhi.”
 
Io sono stata in Cina e per me è stata un’esperienza straordinaria. Lei cosa suggerirebbe di vedere ai nostri lettori?
Oltre alle classiche mete, come la Grande Muraglia e la Città Proibita, consiglierei di vedere le meravigliose piantagioni di tè a Hangzhou: fermarsi ad annusare il profumo delle piantine di tè, assistere alla raccolta… E’ un’esperienza davvero unica. La Cina è un paese non solo da vedere, ma da vivere soprattutto immergendosi nella tradizione culinaria della cucina cinese.
 
Il suo piatto preferito cinese? E Italiano?
I "dim sum", i ravioli al vapore. Mi piacciono tutti, sono un’esplosione di sapori, esistono in forme e farciture più varie e fantasiose. Piatto italiano? I salumi italiani, dal prosciutto di Parma alla bresaola della Valtellina. Sono una grande appassionata delle eccellenze artigianali.
 
Cosa consiglia ai giovani che sognano di diventare imprenditori?
Il messaggio che vorrei dare ai giovani come me è che l’avventura imprenditoriale è estremamente bella, ma altrettanto dura. Alcuni preferiscono vivere nelle loro zone di comfort e questo è perfettamente normale. Alcuni amano essere guidati, altri invece vogliono guidare. Alcune persone vogliono lavorare per altre persone, mentre altri desiderano che i dipendenti lavorino per loro. Alcuni vedono il loro lavoro come una seccatura, mentre altri lo ritengono una passione. C'è spazio per tutti. Se avete un sogno, un obiettivo, osate. Osate in grande. La differenza tra sognare e osare? Osare significa provarci.

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