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Buone maniere: quante ne sappiamo sul galateo?

Dal comportamento a tavola allʼuso del telefono cellulare: le mille situazioni in cui la buona creanza non deve passare di moda

Buone maniere: quante ne sappiamo sul galateo?

L’informalità è ormai una regola di vita: l’ampollosità e i comportamenti rigidi ormai sono passati di moda e, anzi, spesso sono visti con sospetto, come segnali di rigidità mentale e incapacità di entrare in sintonia con gli altri. Eppure, ci sono situazioni che continuano a richiedere un certo codice di comportamento, trascurando il quale possiamo esporci a critiche e fare brutta figura. Ecco allora qualche consiglio spicciolo di bon ton, perché la gentilezza e il garbo non devono tramontare.

I SALUTI – Lo sapevi? Quando ci si presenta a una persona si tende la mano, rigorosamente “di taglio”, con il palmo aperto e il pollice rivolto verso l’alto, e non si usano mai formule come “piacere” e “molto lieto”. Sono saluti che si dovrebbero riservare al termine dell’incontro, quando il piacere è motivato dalla piacevole esperienza. Visto che la mano destra è quella che si adopera per i saluti, è molto scortese usarla per ripararsi la bocca quando si tossisce. Allo stesso modo le signore non dovrebbero portare la borsetta a destra, né sotto il braccio né appesa alla spalla: meglio indossarla sul lato sinistro e mantenere la destra libera. In generale i più giovani salutano per primi i più anziati, in segno di rispetto.

A TAVOLA – Sul comportamento quando ci si siede a cena si potrebbe scrivere un libro intero. Gli accorgimenti principali consistono nel non sedersi fino a che la padrona di casa non ha indicato a ciascuno il proprio posto e non si è accomodata a sua volta. Il modo corretto di sedersi è passare dalla sinistra della propria sedia per sedersi e di alzarsi da destra. La posizione corretta a tavola è con i piedi sotto la propria sedia, la schiena eretta e mai i gomiti appoggiati al tavolo. All’inizio del pasto, al contrario di quando si pensa di solito, non è educato augurare “Buon appetito”: per gli aristocratici la tavola era un’occasione di conversazione che il cibo rendeva solo più piacevole. Mangiare era una scusa, dunque, più che uno scopo. Il tovagliolo deve stare sulle ginocchia e va portato alla bocca solo per asciugare delicatamente le labbra. Non si parla quando si mastica, non si deve mangiare e bere contemporaneamente, non si chiede mai il sale: mostrare di volerne aggiungere alla pietanza implica che il sapore non è perfetto o non è gradito. Il fumo e il cellulare sono banditi durante il pasto: il fumo può infastidire gli altri commensali e il telefono (anche se ci si limita ad appoggiarlo sul tavolo), è qualcosa che distrae e allontana dalla compagnia. Altre cose vietate: fare “scarpetta”, soffiare su un boccone per raffreddarlo, inclinare il piatto per raccogliere le ultime cucchiaiate di brodo, fare rumore quando si mastica e usare gli stuzzicadenti. E per fare un brindisi non si dice “Cin-cin” o, peggio ancora “Salute”: si solleva il bicchiere all’altezza del viso e si fa un gesto verso la persona a cui è dedicato il brindisi.

ABBIGLIAMENTO – Tutto dipende naturalmente dalle diverse situazioni, ma le regole generali possono riassumersi in queste “pillole”: il vestiario deve essere sobrio, non troppo appariscente e adeguato al contesto. Presentarsi a una merenda all’aperto con un abito griffato e prezioso è fuori luogo quanto partecipare a una serata formale in jeans e T-shirt. Informiamoci dunque sul tono dell’evento a cui dobbiamo partecipare e se è stato indicato un dress code. In questo caso atteniamoci rigorosamente ad esso e non sbaglieremo.

GLI ACCESSORI – Anche occhiali, cappelli e affini rispondono a regole precise: quando ci si trova al chiuso gli occhiali da sole non vanno adoperati, per mostrare il nostro sguardo alle persone che incontriamo. Togliersi il cappello quando si entra in una casa è considerato segno di rispetto da parte degli uomini, i quali sono tenuti a scoprirsi il capo quando salutano una signora, mentre le donne tengono il cappello sempre, anche in chiesa, al cinema o a teatro (ma il copricapo non deve essere troppo voluminoso per non impedire la visuale a chi siede dietro di noi). Quando si stringe la mano a una persona ci si devono togliere i guanti: la regola vale tassativamente per gli uomini, anche nelle giornate gelide, ma non per le signore.

IN AUTO – Il posto migliore, quello che viene offerto alla persona di maggiore riguardo, è quello di destra sul sedile posteriore. I più giovani siedono in mezzo, dato che di solito è il posto meno comodo. Il modo più educato per salire in auto per una signora è “a marcia indietro”: ovvero ci si siede di schiena e poi si portano dentro le gambe. E’ anche il modo più comodo quando si indossa una gonna o un vestito stretto perché consente di tenere le ginocchia ben chiuse.

IN CASO DI VISITA – Quando si apre una porta o si usa l’ascensore, la norma è cedere il passo a chi è più importante e, in generale, alle signore. Il cavaliere apre la porta e poi si fa indietro. Se le porte sono girevoli, invece, il cavaliere entra per primo, spingendo la porta e facendo da guida: in questo caso è cattiva educazione stare dietro, magari incalzando chi ci precede. Quando si va a trovare qualcuno, ci si presenta in perfetto orario e mai a mani vuote: basta un piccolo pensiero o un fiore. Chi riceve il dono non deve mai rispondere “Non dovevi disturbarti”: molto meglio un semplice grazie, accompagnato da un sorriso sincero, per mostrare di aver gradito il dono.

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