Scuole o gavetta?

Come si diventa make up artist?

Lo abbiamo chiesto a Luigi Tomio, di Estée Lauder, con consigli e suggerimenti per chi voglia cominciare questa professione.

08 Mag 2014 - 09:00
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 © dal-web

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Si parla di trucco, trucchi, truccatori e make up artist. Ma come si diventa professionisti del trucco? Lo abbiamo chiesto a Luigi Tomio, make up artist di Estée Lauder, chiedendogli anche di dare consigli ai giovani che vogliano iniziare questa professione.

“Dopo i miei studi classici mi sono orientato verso l'estetica, e ho frequentato l'accademia di trucco di Milano”, racconta Luigi. L'accademia dura due anni, offre un panorama completo di tutto ciò che può riguardare il trucco, compresa la preparazione e cura della pelle.

“Ci sono anche corsi più brevi, ma credo che per intraprendere bene questa professione si debba essere anche molto preparati. In accademia si può decidere la specializzazione: c'è il trucco per la tv, la moda, il teatro, gli effetti speciali: non si impara solo una professione ma un mestiere, dove alla fine si è capaci di realizzare un'opera”.

A livello geografico le scuole più importanti sono nella grandi città. “Sicuramente Milano, con legami maggiori con la moda, Roma per il cinema e ovviamente Parigi.

Milano era ai tempi miei, ma credo anche oggi, la più vicina al mondo del fashion, del design e della tv. A me per esempio ha dato la possibilità come gavetta di entrare in Fininvest, ho seguito tre produzioni di “Drive In”, c'era da farsi le ossa”.

Milano, come capitale della moda, costringe a essere un po' più avanti. “Avanti anni luce, devi cogliere le tendenza, imparare dalla strada, dal cosiddetto street style. Cogliere cosa succederà tra qualche anno, dove vanno questi mondi”. Prima si parlava di visagista, curava l'aspetto del viso, poi di camouflage, cioè trasformazione, poi truccatore, oggi si parla di make up artist.

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Che differenza c'è tra tutti questi lavori? “Intorno al mondo del make up si sono affermate diverse professioni: le blogger di beauty; i truccatori esperti nel cinema. Ognuno fa un pezzo. Ma perché diventi un lavoro completo serve una preparazione solida, minimo l'Accademia. Rispetto a cinque anni fa, c'è un'attenzione verso il make up che non c'era prima, dovuto a selfie, immagini continue, esposizioni di sé”. Cosa serve per diventare qualcuno, per emergere? “I miei colleghi che hanno quel quid in più, o hanno seguito un istituto di design, o seguito una scuola di moda, o arrivano da un liceo artistico. Hanno una grande base culturale, e il senso dell'arte dentro: per questo riescono a essere diversi. Ho anche visto ottimi truccatori che arrivano dal mondo dell'acconciatura. Se hai voglia di fare, e passione, è importante trovare un maestro, in fase di stage e tirocinio, qualcuno cui carpire i segreti”.

E' un lavoro redditizio? “Come tutti i lavori della libera professione, è soggetto a momenti di crisi. Ma in questo settore è venuto un grande sviluppo dalle case di cosmetici: le maggiori firme del mondo hanno costantemente bisogno di nuove figure di make up artist che svolgono attività di insegnamento, di che promuovono l'ultima tendenza. Estée Lauder, la mia azienda, ma anche Mac, Clinique, Dior, Chanel: hanno tutti schiere di truccatori che si muovono continuamente su tutta Italia, tra profumerie, punti moda, boutique. Quando si entra in un brand, si viene anche formati al suo interno. E' un bel modo di accedere a questo mondo che sembra così distante e invece è alla portata di tutti".