Florida, jet privato precipita per 11mila metri in 80 secondi e si disintegra al suolo | L'ultimo audio: "Non abbiamo più tempo"
Lo schianto a terra a una velocità oltre i 400 km/h. Le immagini impressionanti riprese da una dashcam (video"Aki Kuusisto)
"Seven two two Bravo Delta, moderate turbolence". Questo il primo contatto del Learjet 60 con un controllore di volo poco prima di disintegrarsi al suolo nella zona di Palm Beach, in Florida. "Turbolenza moderata", spiega la copilota a bordo del jet decollato da Austin, in Texas, e diretto alle Bahamas. "Stiamo tenendo sotto controllo il ghiaccio". Il controllore di volo la tranquillizza e le chiede di salire da 35mila a 37mila piedi per uscire dal nucleo della turbolenza: "Puoi aspettarti condizioni migliori più avanti". Poi la scena si fa drammaticamente più complicata nello spazio di dieci secondi.
La picchiata del jet e le ultime tragiche parole: "Guarda fuori"
"Ora stiamo incontrando precipitazioni più intense". "Salite a 37mila piedi", ribadisce il controllore. Ma ormai il jet non riesce più a sollevare il muso, anzi è diretto quasi in picchiata verso il suolo: "Stiamo scendendo di 8mila piedi al minuto (150 km/h, ndr). Mayday, siamo in una condizione di velocità eccessiva, scendiamo di 20mila piedi al minuto (365 km/h, ndr)". In poco tempo dalla cabina di pilotaggio si rendono conto che non c'è più nulla da fare: "Stiamo per schiantarci al suolo". In sottofondo si sentono delle grida.
Il controllore di volo tenta di mantenere la calma e offrire tutto il supporto che può: "Sono qui con te, parlami". Ormai il destino però è segnato: "Stiamo scendendo di 22mila piedi al minuto (402 km/h, ndr) e abbiamo un'inclinazione di 60 gradi. Guarda fuori, guarda fuori! Porca p***, non c’è più tempo". Poi lo schianto in posizione quasi verticale e a pochi metri da una strada trafficata. Del jet, e delle nove persone a bordo, non rimane più nulla. Tutto è andato disintegrato dalla velocità e dalla violenza dell'impatto a terra. È rimasto solo un cratere infuocato.
La possibile dinamica dello schianto: dal ghiaccio al "Mach tuck"
Per comprendere a fondo cosa abbia portato il jet privato a precipitare bisognerà attendere tutte le analisi e indagini del caso. Già dall'audio delle ultime comunicazioni, secondo alcuni esperti, è possibile desumere qualche dettaglio importante. Stando alle primissime ricostruzioni, il Learjet 60 avrebbe incontrato una cella particolarmente intensa di turbolenza. Vista l'altitudine e la temperatura, appunto -47 gradi, era presente anche ghiaccio leggero e trasparente, che si può incrostare sulle ali dell'aereo e ostruire la circolazione lineare dell'aria. E che va ad aggiungere peso - anche tonnellate - al jet.
© Flightradar
L'analisi dell'altitudine del jet, secondo il sito specialistico Flightradar
Una volta che il jet ha iniziato a perdere quota, l'aria che scorreva sopra le ali avrebbe iniziato ad accelerare ulteriormente raggiungendo la velocità del suono e spostando indietro il centro di pressione, dove si concentra la portanza delle ali. È il cosiddetto "Mach tuck", che causa il brusco abbassamento del muso dell'aereo. In poche parole, lo costringe ad andare in picchiata. E più scende, più l'aria è densa, più l'aereo acquista velocità (proprio la "condizione di velocità eccessiva" denunciata dalla copilota), accentuando la picchiata e rendendo impossibile la risalita. Il Learjet era spacciato. Anche perché, avendo ali molto piccole, era molto più sensibile proprio alle variazioni del flusso d'aria che - forse - lo hanno condannato allo schianto.
