rapporto sulle retribuzioni

Salari, la denuncia dell'Aran: "Negli ultimi 10 anni +14,9% nel pubblico, ma restano sotto l’inflazione"

In aumento del 16,2% nel settore privato. Ma l'inflazione è a +22,6%

19 Mag 2026 - 12:40
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 © ansa

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Le retribuzioni contrattuali monetarie dei dipendenti pubblici non dirigenti sono cresciute tra il 2016 e il 2025 del 14,9%, a fronte dell'aumento del 16,2% delle retribuzioni nel settore privato ma nonostante la crescita superiore all'inflazione registrata negli ultimi anni non hanno ancora recuperato quanto perso negli anni successivi alla pandemia con un ritardo che supera i sette punti percentuali.

È quanto emerge dal rapporto sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici appena pubblicato dall'Aran, basato sui dati del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, secondo il quale l'inflazione nel periodo è stata del 22,6%. Tra il 2015 e il 2018 però la contrattazione nella P.a. era bloccata. Nel 2025 le retribuzioni contrattuali dei pubblici non dirigenti sono cresciute del 2,7% a fronte del +1,5% dei prezzi.
 

Nel 2025

 Le retribuzioni nell'ultimo anno sono cresciute del 3,0% per l'intera economia, come nel 2024. Il settore privato segna un +3,2%, trainato dall'agricoltura (+5%), dall'industria (+3,4%) e dai servizi privati (+3%). Per la Pubblica amministrazione, personale non dirigente, la crescita si attesta al 2,7% mentre per la pubblica amministrazione nel complesso, compresi i dirigenti, l'aumento è stato del 2,6%.

Cosa registrano i dati

 Nel complesso nella pubblica amministrazione nei dieci anni considerati le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 15% (per i dirigenti sono salite del 15,8%, per il personale non dirigenziale del 14,9%) mentre si registra un +15,9% per l'indice generale dell'economia. Il dato della Pa - spiega l'Aran - non registra ancora il pieno effetto di alcuni importanti rinnovi conclusi a dicembre 2025 e nei primi mesi del 2026, relativi al triennio 2022-2024 (Istruzione e Ricerca, Funzioni locali, Sanità). Registra invece la ripresa dell'erogazione della quota potenziata dell'indennità di vacanza contrattuale 2022-2024 da gennaio 2025 e la nuova Ivc relativa al triennio 2025-2027, corrisposta in misura pari allo 0,6% del tabellare dall'aprile 2025 salita all'1% dal luglio 2025.

Differenze tra i comparti

 Nei comparti Aran la crescita media annua nel 2025 è stata del 2,2%, con differenze tra i comparti: le Funzioni centrali guidano il risultato con +5,4%, grazie alla combinazione di Ivc potenziata, rinnovo del contratto nazionale e secondo decreto di perequazione delle indennità di amministrazione. L'Istruzione e Ricerca segna un +2,8%, mentre Sanità (+0,8%) e Funzioni locali (+0,6%) mostrano incrementi più contenuti, in attesa del pieno dispiegarsi dei rispettivi rinnovi. Per i comparti pubblici non contrattualizzati e seguiti dall'Aran (Forze armate, magistrati ecc) la crescita delle retribuzioni nel 2025 è stata del 4,6% (+17,2% nel decennio a fronte del 14,3% per i comparti a contrattazione collettiva seguiti dall'Aran).

Se si guarda al decennio 2016-2025 tra i comparti Aran la crescita cumulata varia dal +17,7% delle Funzioni centrali al +13,4% di Funzioni locali e Istruzione e Ricerca, con la Sanità che segna un +15,7%. Il vantaggio delle Funzioni centrali è in parte attribuibile ai due decreti di perequazione delle indennità di amministrazione (Dpcm 2021 e 2024), che hanno prodotto un effetto aggiuntivo di circa 2 punti percentuali rispetto agli altri comparti.

Si cresce, ma meno dell'inflazione

 "Il raffronto con l'inflazione - spiega l'Aran - mostra una crescita nominale dei salari inferiore all'inflazione cumulata di tutto il periodo. Ciò vale - in misura sostanzialmente analoga - tanto per il settore privato quanto per il settore pubblico. Su questo esito, hanno influito in modo determinante i picchi di inflazione registrati nel biennio 2022-2023. Il rallentamento dell'inflazione nel corso del 2023 ha comunque consentito una riduzione della distanza tra la dinamica dei prezzi e quella delle retribuzioni contrattuali, anche per effetto della maggior crescita di queste ultime nel 2024 e nel 2025".

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