Vuoi le carte Pokemon? Fatti scannerizzare la faccia. L'ultima trovata per fermare i "bagarini"
Il business delle carte collezionabili sposta ormai milioni e anche il colosso giapponese fa il possibile per scoraggiare i furbetti
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"Le carte collezionabili non sono più semplici prodotti di consumo. La rapida espansione del mercato e il crescente valore patrimoniale delle carte collezionabili hanno dato origine a problemi che non possono essere ignorati". Queste parole sono estratte da un comunicato di un gruppo di lavoro del Partito Liberal Democratico al governo in Giappone, istituito proprio per valutare come regolamentare un settore che, dal 2021 al 2025, ha visto crescere il suo indotto del 90% raggiungendo i 338 miliardi di yen (quasi due miliardi di euro).
Una passione o un'ossessione
Oggi per chi è esterno a questo mondo, soprattutto in Occidente, è difficile comprendere la portata del fenomeno. Le carte Pokemon, in vendita da fine anni Novanta, hanno raggiunto quotazioni ormai quotazioni altissime e sono l'esempio principe di come la passione sia tracimata fino a trasformarsi in ossessione. Il giro di soldi richiamato da Pickachu e compagni è ormai così grande da richiamare persino l'interesse degli speculatori, che la stessa Pokemon Company cerca di allontanare come può. L'ultima trovata è il riconoscimento facciale per gli acquirenti nei negozi. Una misura che apparirebbe esagerata se non si tenesse conto delle cifre che girano.
Pokemon Company usa "attacco rapido"
The Pokémon Company ha spiegato che d’ora in poi, per acquistare le carte, i clienti dovranno ritirare un numero all’ingresso usando il proprio volto. Ovviamente la società si è guardata dal definire il sistema adottato negli store per quello che è, una misura anti-bagarinaggio, descrivendola piuttosto come un modo per garantire un ambiente di acquisto sicuro, scoraggiare i reati e applicare equamente i limiti di accesso e di acquisto. Il riconoscimento facciale sarà applicato davvero a tutti, persino ai bambini delle elementari, e a chi si rifiuterà di farsi scannerizzare verrà in automatico vietato l'accesso ai punti vendita. Persino chi si allontanerà temporaneamente dovrà avvisare il personale, pena il rischio di non poter rientrare. I dati saranno comunque conservati solo fino all'uscita del cliente ma perché Pokemon Company deve avere un tale livello di attenzione?
Pickachu contro gli scalper
Il pericolo numero uno si chiama in gergo "scalping" e non è molto diverso da quello che noi identificheremmo come "bagarinaggio". Si parla di "scalping" quando si cerca di acquistare quanto più prodotto possibile per rivenderlo a prezzi maggiorati. Un fenomeno che interessa spesso le carte Pokemon, che presentano spesso delle edizioni limitate di grande valore. Lo "scalper" acquista e poi rivende a un prezzo maggiorato su internet, danneggiando il compratore ma anche chi produce il prodotto, che vedrà indirettamente scadere la credibilità del suo brand. Non a caso già il mese scorso si era provato a mettere un freno anche agli acquisti sconsiderati online chiedendo sul sito internet l’equivalente giapponese del codice fiscale per verificare l’identità di ciascun acquirente. A sorprendere in questo caso è stata la reazione dei fan, felici che l'azienda prendesse misure per risolvere un problema percepito come annoso anche lato cliente.
Catturali tutti, per quanto possibile
A febbraio, una rara carta Pokémon appartenente allo youTuber Logan Paul è stata venduta per circa 16 milioni di dollari. Al Museo Van Gogh una collaborazione a tema ha portato a resse e chiusure anticipate. A settembre, in occasione dei trent'anni del brand, è certo che verranno pubblicate edizioni celebrative e giustamente The Pokemon Company deve iniziare a pensare alle contromisure, ben conscia del peso di ciò che si ritrova fra le mani per milioni di appassionati. "Catturali tutti", era lo storico slogan dei mostriciattoli di casa Nintendo che ora ha deciso di dare una mano a tutti i suoi allenatori, messi in difficoltà da chi li anticipa con mezzi più illegali di una Master Ball.
