Francesco Delzio: "L'IA non sarà l'Apocalisse del lavoro in Italia, qui ci sono più garanzie"
Parla il direttore del Master in Relazioni Istituzionali, Lobby e Human Capital della Luiss Business School: "L'Intelligenza artificiale diventerà lo strumento più potente per migliorare la nostra qualità del lavoro"
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L'Intelligenza artificiale "non sarà l'Apocalisse del lavoro, in Italia. Ma solo formando le nostre intelligenze umane per gestirla, diventerà lo strumento più potente per migliorare la qualità del lavoro nel nostro Paese". Lo sostiene, in un editoriale su Avvenire, Francesco Delzio, direttore del Master in Relazioni Istituzionali, Lobby e Human Capital della Luiss Business School.
"Le notizie provenienti dagli Stati Uniti, dove le grandi aziende tecnologiche stanno tagliando centinaia di migliaia di posti di lavoro a causa dell'uso massiccio di modelli IA, sembrerebbero dar ragione a chi teme un futuro distopico - spiega Delzio -. In Italia, tuttavia, i dati attualmente a disposizione e le proiezioni sul futuro prossimo dimostrano che non abbiamo - e prevedibilmente non avremo - licenziamenti di massa causati dall'Intelligenza artificiale".
Perché l'IA non sarà un'Apolicalisse del lavoro in Italia?
"In primo luogo, il tessuto produttivo italiano è molto diverso da quello statunitense. Mentre l'economia americana è fortemente polarizzata attorno ai giganti privati del settore tecnologico, dell'energia e della grande distribuzione, l'Italia rimane un Paese fondato su un mix molto più vario: grandi aziende in prevalenza controllate dallo Stato, migliaia di medie imprese che tendono a preservare il loro radicamento territoriale, più una miriade di micro e piccole imprese", sottolinea Delzio. In tale contesto, "l'adozione delle nuove tecnologie è fisiologicamente più lenta e selettiva: le imprese italiane tendono a integrare l'innovazione in modo incrementale, privilegiando soluzioni che supportano il lavoratore piuttosto che sostituirlo".
"In secondo luogo, il mercato del lavoro italiano è governato da un sistema di contrattazione collettiva molto più solido e diffuso rispetto agli Stati Uniti - rileva Delzio -. Le parti sociali stanno già integrando la sfida dell'IA nei rinnovi contrattuali, attraverso clausole che tutelano la dignità del lavoratore e favoriscono la riqualificazione professionale".
Secondo Delzio, "l'Intelligenza artificiale potrebbe rappresentare nei prossimi anni la chiave per risolvere una serie di 'anomalie' del nostro mercato del lavoro. A partire dagli effetti dell’inverno demografico italiano: l'invecchiamento demografico determinerà un gap di 5,6 milioni di lavoratori nel prossimo decennio, rendendo l'uso dell'IA una necessità vitale per mantenere non solo la competitività, ma probabilmente la continuità operativa delle nostre imprese".
Non solo: nel suo editoriale su Avvenire, Delzio evidenzia come l'IA ci offra "un'opportunità storica per dare una scossa alla produttività del lavoro, che in Italia ristagna da almeno vent'anni: supportando i lavoratori nelle mansioni quotidiane, l'IA permette di aumentare il valore generato per ora lavorata rendendo il lavoro più efficiente e, in prospettiva, meglio retribuito".
