Anche cd e dvd potrebbero "marcire" col tempo: cos'è il fenomeno "disc riot"
Dopo qualche decennio anche i dischi mantenuti bene possono deteriorarsi e cancellare i nostri ricordi. Uno strano fenomeno per cui possiamo incolpare i processi chimici con cui certi supporti venivano prodotti
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Pensavamo di esserci messi alle spalle i vinili che si deformavano per il troppo uso, le videocassette e i loro nastri debordanti. Pensavamo che quel cerchietto magico, il cd, fosse il supporto perfetto su cui imprimere i nostri ricordi. La polizza assicurativa per eccellenza: bastava non graffiarlo e avrebbe conservato per sempre i nostri brani preferiti. Poi sarebbero arrivati i dvd e quindi i blu-ray: immagini sempre più definite e standard di efficienza sempre più alti. Sembravamo in una botte di ferro, salvo poi scoprire che anche i dischi che conservavamo meglio, quelli cui tenevamo come se fossero nostri figli, avrebbero finito per deteriorarsi lo stesso. Si tratta del fenomeno del "disc rot", l'incubo di qualunque melomane o cinefilo collezionista.
Nemmeno la copia fisica ci salverà da Padre Tempo
La rete è in subbuglio da qualche settimana: la scelta di Sony di smettere di stampare i giochi per Playstation su disco a partire dal 2028 ha sconfortato tutti coloro che erano abituati ad acquistare una copia fisica del proprio videogioco preferito. L'obiezione mossa da tutti questi consumatori traditi è piuttosto semplice: se acquisto solo il digitale non ho più la certezza che quel prodotto resterà per sempre mio. Ed effettivamente è in parte così, vale anche per i servizi di streaming: ciò che è in catalogo resta in catalogo solo fino a quando resta in forza l'accordo tra il provider e chi vende la licenza del film. Nel momento in cui questo scade, il titolo scompare dalla libreria e l'abbonato dovrà rassegnarsi a fruire di altro. Se si vuole avere la certezza di poter possedere per sempre ciò che si ama bisogna quindi rassegnarsi a comprare un disco, un supporto concreto in grado di resistere alla volubilità insita in chi gestisce abbonamenti. O almeno questo era ciò di cui eravamo certi, prima di renderci conto che anche i nostri dischi erano destinati prima o poi a "marcire".
I sintomi del disc riot
Il disc rot si palesa con diverse caratteristiche: macchie, forellini e alterazioni cromatiche possono essere indicatori del deterioramento, portando piano piano i dati sul supporto a diventare illeggibili. La buona notizia è che un tale tragico epilogo per i nostri cd e dvd non è poi così rapido e che, se si agisce in tempo, si può comunque riuscire a salvare le proprie memorie su disco almeno per un po'. Certo bisogna comunque tenere d'occhio soprattutto i primi sintomi di una ossidazione in atto: è comune infatti che la superficie si tinga di pericolosi riflessi bronzei quando l'ossigeno reagisce con l'alluminio. Altri segnali di "disc riot" in atto sono bordi degradati, minuscoli buchi o un alone lattiginoso. Tutti aspetti che possono essere tenuti a bada se si fa attenzione a come si conservano i supporti, tenendo tuttavia presente che il deterioramento del disco col tempo può essere quasi inevitabile.
Un ventennio di gloria
Non esistono precise date di scadenza per i nostri supporti. I dvd parrebbero i più resistenti e alcune case di produzione ne garantiscono il funzionamento per un periodo compreso tra i trenta e i cento anni. C'è poi chi come Warner Bros ha invece ammesso che i suoi prodotti potrebbero avere una vita più breve, cominciandosi a deteriorare dopo un ventennio. Va comunque detto che la compagnia americana ormai da anni ha deciso di avviare un programma di richiamo e cambio dei vecchi prodotti non funzionanti.Paradossalmente la sorte dei blu-ray, i supporti più recenti tra quelli su disco, potrebbe essere la peggiore: stando a un'indagine pubblicata da Gizmodo nel 2025 questi potrebbero funzionare al massimo per un ventennio. Una stima confermata da Ern Bieman, esperto in preservazione delle opere digitali presso il Conservation Institute del Canada, che si è spinto a considerare un'aspettativa media tra 10 e 20 anni per i nostri film e videogiochi sull'erede del dvd.
Una questione di chimica
Di solito a provocare chimicamente i sintomi del disc rot è il deterioramento del substrato di policarbonato utilizzato all'interno dei dischi. Nel 1998 Nimbus, il primo produttore di CD della Gran Bretagna, aveva condotto una serie di studi sul problema del disc rot scoprendo il ruolo di certi coloranti utilizzati nella produzione per ridurre la qualità dei dischi. Le case discografiche in un primo momento si dimostrarono scettiche, ma oggi sappiamo che Nimbus aveva ragione.
Chi non sottovalutò l'allarme
La già citata Warner Bros non fu l'unica tuttavia a recepire l'allarme e in questo senso è paradigmatico anche quello che accadde proprio a un altro produttore di cd britannico, la Philips e Dupont Optical (PDO). A cavallo tra il 1988 e il 1993, la PDO produsse infatti una certa quantità di CD utilizzando una lacca particolare. Essa presentava dei vantaggi ma non era resistente ai solfuri. Un bel problema se si considera che i contenitori dei cd e i libri allegati presentavano di loro tracce di zolfo. Alla fine erano gli stessi involucri protettivi insomma a rovinare nel tempo i cd. Col tempo lo zolfo arrivava a corrodere lo strato di alluminio, rendendo il colore dei dischi bronzato e danneggiandone la qualità audio. Tra il 1991 e il 2006, l'azienda provò alla fine a risolvere il problema attivando un numero verde, che consentiva ai clienti di sostituire questi dischi danneggiati. Una soluzione pratica ma forse non ideale per le casse della compagnia.
Pane cd e marmellata
C'era poi chi, come il portavoce della EMI, in quegli stessi anni non si preoccupò di certe grida d'alalrme, limitandosi a fare dichiarazioni sprezzanti tipo: "Suppongo che graffiare un disco con un coltello oppure spegnerci sopra un sigaro non gli farebbe molto bene. Ma potete versarci sopra della marmellata senza causargli alcun danno”. Una battuta che non piacque a chi mangiava "pane e cd" e che oggi forse è costretto a guardare alla digitalizzazione dei suoi ricordi come il male minore. Chi l'avrebbe detto che anche i dvd avrebbero finito per avere una data di scadenza.
