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Il Vangelo secondo l'algoritmo, sempre più sermoni sono scritti dall'IA

Nelle chiese americane cresce il ricorso a ChatGPT, la usa un pastore su quattro. Ma il Vaticano avverte: "La fede non si può delegare a una macchina" 

25 Lug 2026 - 07:00
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L'intelligenza artificiale entra sempre più spesso anche nei luoghi di culto. Secondo il Wall Street Journal, circa la metà dei pastori cristiani americani utilizza strumenti di IA per trovare idee, spunti e riferimenti biblici nella preparazione delle prediche. Ancora più significativo è il dato relativo alla stesura dei testi: il 25% degli intervistati ammette di servirsi di ChataGpt per scrivere, almeno in parte, omelie e sermoni. Nel 2024 la percentuale era appena del 12%, segno di una crescita rapidissima nell'adozione di questi strumenti.

Le testimonianze - Il Wall Street Journal, che cita una recente indagine del Barna Group (istituto specializzato nello studio delle dinamiche della fede negli Stati Uniti),  racconta il caso del pastore Darrell Stetler II, dell'Oklahoma, che utilizza quotidianamente ChatGPT e Claude per velocizzare la ricerca di materiali e la costruzione delle prediche. Grazie all'IA, racconta, riesce a risparmiare diverse ore ogni settimana, tempo che dedica alle visite pastorali e all'assistenza dei fedeli. Pur essendo tra i maggiori utilizzatori di questi strumenti, Stetler mette però in guardia dal rischio di confondere l'efficienza con la spiritualità. Ancora più innovativa è l'esperienza del reverendo Justin Lester, in California. Ha sviluppato un sistema chiamato PastorGPT, addestrato esclusivamente sui propri sermoni, capace di replicarne stile, linguaggio e impostazione teologica. Nella sua comunità ha persino introdotto un cane robot, soprannominato Theo, alimentato dallo stesso modello linguistico e utilizzato come strumento dimostrativo durante alcune attività della chiesa. Un esperimento che ha suscitato curiosità ma anche interrogativi sui limiti della tecnologia nella vita religiosa.

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Il monito della Chiesa - La crescente diffusione dell'IA nel ministero pastorale spiega anche le preoccupazioni espresse da Papa Leone XIV nella sua prima enciclica, Magnifica humanitas, dedicata proprio all'intelligenza artificiale. Il Pontefice ha invitato a non delegare alle macchine ciò che appartiene alla responsabilità e alla coscienza umana. Rivolgendosi in particolare ai ministri della Chiesa, ha infatti ricordato che un'omelia non consiste soltanto nell'organizzare un testo efficace, ma nel condividere un'esperienza di fede maturata nella vita della comunità.

Un tema controverso - Molti teologi e studiosi distinguono tra un utilizzo dell'IA come strumento di supporto, come ad esempio cercare fonti, confrontare interpretazioni o migliorare la forma del testo, e un uso che diventa invece sostituzione dell'elaborazione personale del predicatore. È proprio questa seconda prospettiva a suscitare le maggiori perplessità, perché rischia di trasformare un atto profondamente umano e relazionale in un prodotto generato da un algoritmo.

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