il rapporto reuters

Le news sono sempre più “social first”: così i giovani stanno cambiando l'informazione

Dal rapporto Reuters emerge una svolta strutturale: le nuove generazioni abbandonano i media tradizionali e si informano sempre più attraverso social network, video e creator

01 Apr 2026 - 12:16
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Per le nuove generazioni l’informazione sta cambiando volto. Secondo il Digital News Report 2025 del Reuters Institute, è ormai evidente una trasformazione profonda: non passa più principalmente da giornali o telegiornalii ma è sempre più “social first”.  I givani cioè accedono alle notizie direttamente attraverso le piattaforme digitali. Ma questo modo di "consumare" le notizie così velocemente nasconde dei rischi.

Dalla homepage al feed - Il cambio di fase si vede prima di tutto nel punto d’accesso. Dieci anni fa, per i 18-24enni, l’ingresso principale nell’informazione passava ancora dai siti e dalle app degli editori; oggi passa soprattutto dai social. Secondo il Reuters Institute, nel 2015 il 36% dei giovani indicava siti e app editoriali come fonte principale di news, contro il 21% dei social. Nel 2025 il rapporto si è rovesciato: il 39% indica i social come primo accesso, mentre siti e app scendono al 24%. Anche la televisione arretra, fermandosi al 21%. Non è soltanto un riequilibrio tra mezzi diversi, ma uno spostamento del baricentro informativo verso ambienti in cui la notizia non si presenta più come destinazione autonoma, ma come contenuto immerso in una sequenza più ampia. In Italia, ad esempio, il 39% degli utenti utilizza i social media per informarsi, mentre tra i più giovani questa quota è ancora più alta. Il dato più significativo riguarda proprio le nuove generazioni: circa un giovane su tre indica i social come fonte principale di notizie, una percentuale che supera quella dei media tradizionali.

Italiani connessi: comportamenti online e trend social

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Instagram, YouTube, TikTok: il ruolo dei social - In dieci anni l’informazione tra i 18 e i 24 anni si è spostata dai siti editoriali verso piattaforme in cui la notizia compete con contenuti di altra natura e intercetta l’attenzione dentro un flusso continuo. È qui che si misura il cambiamento registrato dal Reuters Institute: il pubblico giovane è passato da un modello “online-first” a uno “social-first”.  Quattro piattaforme visuali sono ora le più usate da questa fascia d’età per leggere le notizie: Instagram (30%), YouTube (23%), TikTok (22%) e X (20%). Facebook è passato dal 53% al 16% negli ultimi nove anni. Il 59% ascolta mensilmente podcast (solo il 18% nella categoria news). Sui social i giovani affermano di prestare maggiore attenzione ai singoli creators (51%) piuttosto che ai tradizionali brand di informazione (39%). Circa due terzi (64%) legge news quotidianamente, ma più in maniera casuale che intenzionale, con lo scrolling dei social: solo il 14% dei giovani tra i 18 e i 24 anni afferma che il modo principale per accedere alle notizie è andare direttamente su un sito o un’app di informazione, molto meno che attraverso i social (40%) o i motori di ricerca (26%). Circa il 15% usa l’intelligenza artificiale per accedere alle news settimanalmente rispetto al 3% degli over 55. A livello globale, il trend è ancora più marcato: cresce costantemente la quota di pubblico che abbandona TV, carta stampata e siti di news per affidarsi a piattaforme social, video e contenuti personalizzati.

Perché i mezzi tradizionali sembrano superati?  - Il rapporto con l’informazione non si ridefinisce solo nei canali d’accesso, ma anche nella gerarchia degli argomenti. Secondo il Reuters Institute, tra i 18 e i 24 anni solo il 35% si dichiara “molto” o “estremamente” interessato alle notizie, contro il 52% degli over 55. All’interno di questa minore intensità di interesse si osserva anche una diversa graduatoria dei temi seguiti: i giovani mostrano una minore attenzione relativa per la politica e una sensibilità più alta verso contenuti legati a scienza, tecnologia, salute mentale e temi percepiti come più vicini alla vita quotidiana. Non si tratta quindi di una semplice contrazione del consumo, ma di un riordino delle priorità informative dentro un ambiente in cui la notizia compete con una quantità molto più ampia di stimoli. La distanza dai media tradizionali passa anche dalla leggibilità. Il Reuters Institute rileva che tra i giovani che evitano le notizie pesa più che nelle fasce adulte la sensazione che molti contenuti non siano rilevanti per la propria vita o risultino difficili da seguire e da capire. Alla minore intenzionalità d’accesso si aggiunge quindi una soglia d’ingresso più alta per una parte dell’offerta giornalistica, soprattutto quando presuppone familiarità con contesti politici, istituzionali o internazionali già dati per acquisiti. La stessa ricerca del Parlamento europeo sul pubblico tra i 16 e i 30 anni conferma che i social sono diventati la prima fonte di informazione su temi politici e sociali, al 42%, davanti alla televisione al 39%, segnalando uno spostamento verso spazi in cui velocità, sintesi e immediatezza pesano più della struttura tradizionale della copertura giornalistica.

Social, i numeri di TikTok

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Rischi e conseguenze: tra disinformazione e frammentazione - Se da un lato il modello “social first” rende l’informazione più accessibile, dall’altro apre a nuove criticità. La principale riguarda la disinformazione. I social, infatti, non garantiscono sempre la verifica delle fonti, e la diffusione di contenuti falsi o fuorvianti è più rapida. Un secondo rischio è la frammentazione: ogni utente riceve notizie diverse, selezionate dagli algoritmi, con il rischio di vivere in “bolle informative”. Infine, il ruolo crescente dei creator mette in discussione il modello tradizionale del giornalismo, basato su verifica, mediazione e responsabilità editoriale. Il quadro delineato dal Digital News Report 2025 è chiaro: l’informazione sta attraversando una trasformazione radicale, guidata soprattutto dalle nuove generazioni. I giovani non hanno smesso di informarsi, ma lo fanno in modo diverso: più veloce, più visivo, più legato ai social e ai creator. Il risultato è un sistema informativo più accessibile ma anche più fragile, in cui la sfida principale non è solo raggiungere il pubblico, ma mantenere qualità, credibilità e fiducia. In questo scenario, il futuro del giornalismo dipenderà dalla capacità di adattarsi a un mondo sempre più “social first”, senza rinunciare ai propri principi fondamentali.