Cosmeticoressia, nella nuova ossessione dei giovanissimi per i cosmetici contano (soprattutto) i social
L'allarme dei ricercatori riguarda gli effetti del fenomeno, sempre più virale, sulla salute fisica e psichica degli adolescenti
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Creme antirughe nello zaino, lozioni tra i banchi di scuola ed estenuanti beauty routine riprese in diretta per qualche like in più. Più che una nuova frontiera, è una vera e propria quotidianità per la generazione Alfa, bambine e preadolescenti tra gli 8 e i 14 anni, protagoniste di quello che a tutti gli effetti è un fenomeno divenuto virale negli ultimi tempi con un nome ben preciso: cosmeticoressia. In altre parole, una nuova forma di ossessione per la cura della pelle che sta accendendo i riflettori sui rischi fisici e psicologici sempre più marcati. E, nella sua capillare diffusione, centrano soprattutto i social.
Ossessione in rapida diffusione
Il termine descrive l'uso compulsivo, precoce e talvolta inappropriato di prodotti di bellezza. Il trend si è diffuso rapidamente sulle piattaforme social più in voga tra i giovanissimi, con tanto di video che mostrano vere e proprie invasioni nei negozi di bellezza alla ricerca dell'ultimo siero di tendenza. Ma cosa spinge una ragazzina (o un ragazzino, perché nemmeno i maschietti sono immuni dal fenomeno) a temere rughe e segnali di invecchiamento?
False percezioni
Gli esperti puntano il dito contro la continua esposizione a filtri digitali, algoritmi personalizzati e influencer che promuovono canoni estetici effimeri e di fatto irraggiungibili. Insomma, molti minori trascorrono il tempo stratificando sulla propria pelle cosmetici davanti allo specchio, nel tentativo di curare imperfezioni spesso invisibili. O, nella maggior parte dei casi, del tutto inesistenti. Senza contare che l'esposizione quotidiana a sostanze chimiche possono alterare seriamente il sistema endocrino.
Lo studio americano
A indagare su questa nuova mania sono i ricercatori della Rutgers University. In uno studio pubblicato sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology, gli scienziati hanno effettuato un sondaggio sull'utilizzo dei prodotti in questione tra 143 studenti che frequentano la Princeton High School, nel New Jersey. Scoprendo così che il tempo trascorso sui social seguendo gli "influencer della bellezza" è direttamente proporzionale a un utilizzo di questo genere di cosmetici.
I numeri non mentono
Tradotto in numeri, dopo aver tenuto conto di genere, anno scolastico, etnia e livello di istruzione dei genitori, i ricercatori hanno evidenziato come gli studenti più social dichiaravano di aver utilizzato il 30% in più di prodotti nelle 24 ore precedenti rispetto ai coetanei. Mentre coloro che guardavano tutorial di beauty routine su capelli e pelle ne utilizzavano il 40% in più. E sempre nel medesimo studio, le ragazze hanno riferito di aver utilizzato in media 14 prodotti in un giorno, il doppio rispetto ai ragazzi.
Segnali d'allarme
A fare il punto è Emily Barrett, titolare della cattedra George G. Rhoads Endowed Legacy e vicepresidente del Dipartimento di Biostatistica ed Epidemiologia presso la Rutgers School of Public Health, nonché principale autrice dello studio: "I social si sono rivelati l'aspetto più interessante dei nostri risultati - ha affermato - Sentiamo spesso dire che i social media possono danneggiare la salute mentale e lo sviluppo socio-emotivo dei ragazzi; questo studio suggerisce un'ulteriore fonte di preoccupazione: il potenziale di aumentare l'uso di prodotti per la cura personale che spesso contengono sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino e sono potenzialmente cancerogene".
Le conseguenze fisiche
Le conseguenze sulla salute sono infatti concrete e immediate. Dal punto di vista dermatologico, la pelle dei bambini è più sottile e la sua barriera protettiva non è ancora del tutto formata. L'applicazione di principi attivi aggressivi pensati per gli adulti, come il retinolo, la vitamina C pura o gli acidi esfolianti, può scatenare dermatiti da contatto, bruciori, allergie e persino causare forme di acne precoce su tessuti cutanei sani.
"Scelte più oculate"
Gli adolescenti "rappresentano una popolazione particolarmente interessante da studiare, perché stanno attraversando rapidi cambiamenti, anche a livello ormonale", ha aggiunto Barrett. "Una scelta più oculata dei prodotti - ha aggiunto - potrebbe ridurre l'esposizione a sostanze chimiche". Un fenomeno, dunque, che non va demonizzato in quanto tale, ma che piuttosto andrebbe riportato entro confini più sani. E possibilmente al di fuori di uno schermo.
