DATI ISTAT

Caffè ma quanto ci costi? La tazzina è sempre più cara: ecco dove si paga di più in Italia

Dal bancone del bar alla moka di casa, il rito più italiano sta diventando meno economico: in cinque anni il prezzo è salito in tutte le 19 città analizzate

01 Ott 2026 - 16:43
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ll caffè non è mai stato soltanto una bevanda. È spesso la scusa per prendersi una pausa tra una riunione e l'altra, per fermarsi cinque minuti, è il rito dopo pranzo. È anche diventato il "ci prendiamo un caffè?" che spesso sottintende tutt'altro. Continuiamo a ordinarlo con la stessa naturalezza di sempre, ma il suo prezzo è sensibilmente cambiato, trasformando il gesto più democratico del nostro quotidiano in una costosa abitudine.

Ma quanto mi costi?

 La tazzina costa più di qualche anno fa e il cambiamento, centesimo dopo centesimo, comincia a farsi sentire. Secondo i dati Istat, il prezzo del caffè acquistato per il consumo domestico ha registrato una forte accelerazione negli ultimi anni, mentre le rilevazioni dell'Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero delle Imprese e del Made in Italy mostrano aumenti dell'espresso in tutte le 19 città prese in considerazione nel confronto tra giugno 2021 e giugno 2026.

Da Bolzano a Catanzaro: la mappa del caro-caffè

 La geografia italiana dell'espresso racconta una storia fatta di differenze. Nel giugno 2026, nelle città considerate dalla rilevazione, il prezzo medio di una tazzina si colloca generalmente tra 1,20 e 1,40 euro. Non esiste, dunque, un listino nazionale: il costo cambia da una città all'altra. In cima alla classifica dei prezzi si trova Bolzano, mentre Catanzaro rappresenta l'estremo più economico tra i centri analizzati. Ma il dato forse più significativo è un altro: rispetto al giugno 2021, il caffè è aumentato in tutte le 19 città. In molti casi l'incremento nell'arco dei cinque anni si traduce in 15-34 centesimi in più per tazzina. Sembra poco, finché non si moltiplica quel piccolo aumento per tutti i caffè bevuti in un anno.

Anche la moka presenta il conto

 Se entrare al bar, ordinare un espresso, berlo in piedi e ripartire è diventato sempre più caro tra inflazione, raccolti andati male e cambiamenti climatici, tanto da diventare uno degli indicatori più discreti del nostro tempo, anche la cucina di casa non è rimasta immune. Il caffè acquistato al supermercato ha conosciuto una crescita particolarmente accentuata nel 2025: secondo le rilevazioni Istat, il prezzo è aumentato del 21% rispetto all'anno precedente e del 44% rispetto al 2021. È una variazione importante, soprattutto se confrontata con l'idea che abbiamo sempre avuto del caffè come prodotto relativamente economico. La confezione che finisce nella dispensa, però, non contiene semplicemente chicchi: dietro il prezzo ci sono tostatura, lavorazione, confezionamento, trasporto e distribuzione. E ogni passaggio della filiera può risentire dell'aumento dei costi.

Caffè, l'import in Europa

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© Withub

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La vera star della storia?

 Per capire perché il caffè costa tanto bisogna allontanarsi dal bancone e guardare dall'altra parte del mondo. Il mercato internazionale della materia prima ha attraversato negli ultimi anni una fase caratterizzata da prezzi elevati e forti oscillazioni. L'International Coffee Organization monitora costantemente le quotazioni delle principali tipologie di caffè verde e i suoi indicatori mostrano quanto il mercato sia diventato più costoso e volatile rispetto agli anni precedenti. 

A influenzare il prezzo ci sono la domanda mondiale, i livelli delle scorte e soprattutto la produzione dei grandi Paesi esportatori. E qui entra in scena il clima: Brasile e Vietnam sono due dei grandi protagonisti del mercato mondiale del caffè e quando le condizioni meteorologiche mettono sotto pressione i raccolti, il mercato reagisce. Siccità, piogge eccessive o temperature anomale possono compromettere la produzione e alimentare il timore che sul mercato arrivi meno caffè del previsto.

È uno dei paradossi della tazzina: quello che sembra un gesto semplicissimo, consumato in trenta secondi al bancone, è in realtà l'ultimo capitolo di una storia agricola e commerciale che attraversa continenti. E quando la materia prima diventa più costosa, prima o poi la pressione arriva anche sulla filiera. Ma la tazzina non è fatta solo di caffè. Quando paghiamo un espresso, non stiamo pagando soltanto il contenuto della tazzina. Il caffè utilizzato per prepararlo rappresenta solo una delle componenti del prezzo finale. Ci sono il lavoro del barista, l'affitto, l'energia elettrica, la macchina professionale, la manutenzione, le utenze, le forniture e tutti i costi necessari per tenere aperto un locale. Per preparare un espresso servono solo pochi grammi di caffè macinato. Il resto del prezzo è il costo del servizio che trasforma quella materia prima in un rito quotidiano.

Il nuovo lusso è quello che non sembra un lusso

 Forse è proprio questo l'aspetto più interessante del caro-caffè. Non stiamo parlando di champagne, borse firmate o weekend esclusivi, parliamo di qualcosa che appartiene alla normalità più assoluta. Un euro e qualche decina di centesimi possono sembrare una cifra trascurabile. Ma la quotidianità ha una memoria lunga: un piccolo aumento ripetuto ogni giorno diventa, alla fine dell'anno, una spesa tutt'altro che simbolica. E così il caffè, senza perdere il suo fascino democratico, si trasforma lentamente in una fotografia dell'economia che ci circonda.

Il rito resiste, anche se il prezzo cambia. Continueremo comunque a ordinarlo. Al bancone, con un giornale sotto il braccio. Al bar dell'ufficio, durante una pausa che dura sempre meno del previsto. Al tavolino di un caffè affacciato su una piazza. Oppure a casa, quando la moka comincia a borbottare e per qualche minuto tutto sembra ancora al suo posto. Solo che oggi, prima di berlo, forse vale la pena guardare lo scontrino. 

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