Viaggio nel mondo dei "gifted": ecco chi sono davvero i bambini plusdotati
La presidente di Step Net, Viviana Castelli, a Tgcom24: "Perennemente alla ricerca del proprio gruppo umano di riferimento, sono mossi da una sensibilità straordinaria, ma non chiamateli geni"
di Jessica Anostini© Istockphoto
Un grande cuore e un potenziale immenso tutto da scoprire. Sembrerebbe una favola quella vissuta dai piccoli e dai bambini plusdotati e forse lo è davvero, tanto quanto è reale il rischio che si possa trasformare in un vortice di sofferenza. In un rifiuto di sé stessi. In un appiattimento delle esigenze e delle aspirazioni di vita.
Bambini plusdotati: parla l’esperta
È una fotografia dalle mille sfumature quella che emerge dalla lunga chiacchierata con Viviana Castelli, presidente e cofondatrice di Step Net Odv, l'associazione nazionale di riferimento in Italia per il supporto ai bambini e ai ragazzi plusdotati (noti anche come gifted) e alle loro famiglie.
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"Non chiamateli geni"
Sfatiamo subito un luogo comune: non stiamo parlando di geni. Il termine genio a Viviana non piace. Sorpassato, poco rappresentativo della persona. In definitiva inadeguato. "Cosa significa genio?" - esordisce Viviana -. "Noi parliamo di persone, individui, spesso molto piccoli e sensibili, in cui valutare solo il quoziente intellettivo (QI) è limitante. La nostra è invece una filosofia che abbraccia sì la mente e le capacità cognitive, ma anche la sfera emotiva, la personalità. Le ricerche e l'approccio empirico dimostrano infatti che l'insieme di queste componenti concorre al mantenimento del potenziale di una persona".
Proviamo a tracciare un profilo di giovane plusdotato?
"La giusta metafora è immaginarseli come un grande albero", ci spiega Viviana Castelli. "Un albero dal pensiero arborescente, globale e analitico insieme. Divergente, in grado di trovare una o più soluzioni inconsuete ai problemi, anche legati alla vita quotidiana. Un pensiero immaginifico creativo, legato a una capacità previsionale che di ogni situazione può produrre scenari diversi".
Bellissimo vero? Sì, ma anche molto faticoso.
"E proprio per questo - prosegue la presidente di Step Net - difficile da incanalare in una società che a volte tende all'appiattimento, a voler tenere tutti allo stesso livello, anche nell'apprendimento, promuovendo un'inclusione che inesorabilmente finisce per escludere le menti più brillanti, le sensibilità più marcate".
Le personalità dei ragazzi gifted sono estremamente complesse. "Sono individui che per tutta la vita sono alla ricerca del gruppo umano di riferimento. Ci provano in tutti modi a trovarlo, dimostrando anche una enorme capacità di resilienza e adattamento. Peccato che questa ricerca sia a una sola direzione. Il gruppo dei pari spesso non li riconosce o li schernisce, loro stessi tendono a ricercare relazioni con adulti o ragazzi più grandi con cui possono nutrire meglio la loro curiosità. In questo ambiente le relazioni sociali che coltivano sono spesso difficili e l'autostima non ne trae alcun beneficio, anzi. La chiave sta nel far capire loro che non sono sbagliati a essere come sono".
I dati
La plusdotazione è un fenomeno che a livello mondiale riguarda circa il 6% della popolazione (dato che comprende sia bambini con alto potenziale cognitivo che quelli plusdotati). Attenzione, dunque, a non confonderla con il singolo talento o con la semplice precocità. "I test in questo senso sono degli ottimi strumenti che ci permettono di basare la valutazione su dati quantitativi chiari - osserva Viviana - che poi però devono essere letti anche in chiave qualitativa".
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La distribuzione dell'intelligenza
Plusdotazione: quali sono i segnali
I bambini plusdotati sono individui in cui già da piccoli è possibile intravedere caratteristiche precise. "Diciamo che generalmente nel primo anno di vita tendono ad anticipare le tappe psicomotorie classiche", spiega la presidente di Step Net Odv. "Precocemente sviluppano attenzione e mantengono lo sguardo. In molti casi si può notare una precocità nel linguaggio, ben sviluppato già a partire dall'anno mezzo. Più avanti si osservano il gioco simbolico e quello di strategia. Man mano che crescono subentrano altri "segnali": ad esempio mostrano una profonda curiosità verso i numeri, la lettoscrittura e i concetti legali all'esistenza (vita e morte essenzialmente), temi sui quali non accettano risposte evasive. Senza dimenticare il loro mondo valoriale in cui spicca un profondo senso di giustizia, la loro sensibilità e la capacità di imparare da autodidatti".
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Potenzialità e fragilità dei bambini plusdotati
Questi segnali sono mossi principalmente da due locomotive: motivazione e passione. Energie che in età scolare rischiano di spegnersi senza un supporto adeguato. La parola supporto è infatti la chiave nel percorso di crescita di questi bambini. Il punto, sottolinea Viviana Castelli, è che c'è ancora molta confusione sul tema: spesso i segnali non vengono colti nel modo adeguato o vengono confusi con disturbi dell'apprendimento o del comportamento, oppure si pressa troppo sulle performance provocando un affaticamento inutile".
Scuola: per i giovani plusdotati un'esperienza altalenante
"Nel contesto scolastico, per esempio, assimilano velocemente - prosegue Castelli - e capita spesso che si trovino ad "aspettare" che la classe raggiunga gli stessi obiettivi, con il benestare degli insegnanti secondi i quali "siccome è intelligente capirà". Ecco non è così: l'attesa per un bambino plusdotato è frustrante e il rischio è che, senza attività strutturate, possa mettere in atto comportamenti inadeguati. Man mano che crescono l'assenza di supporto può persino portare il ragazzo ad abbandonare gli studi. Altro aspetto su cui si fa confusione: anche se hanno ottime competenze non possono essere sempre di supporto agli altri compagni. Il rischio è che si vada a responsabilizzarli ulteriormente".
"Gli adulti di riferimento devono capire che parliamo pur sempre di bambini o giovani con strumenti emotivi parametrati alla loro età. Che temono l'errore e il giudizio degli altri, che hanno quasi sempre una bassa autostima, che spesso si mascherano dietro un "profilo sotterraneo", omologandosi all'ambiente per non mostrare le loro qualità, o al contrario mettono in atto comportamenti inadeguati per essere notati". Non è facile dunque per la famiglia o per la scuola farsi carico di tutto questo senza supporto e linee guida precise.
La valutazione e la restituzione
"Quando le famiglie si rivolgono a noi spesso arrivano spaesate tanto quanto i loro figli. Oppure con molte domande e incertezze. Noi, oltre ai test di valutazione e alla "restituzione", aiutiamo il nucleo familiare e il bambino in particolare, a trovare il giusto equilibrio e forniamo supporto anche nel rapporto con la scuola dove spesso collaboriamo alla predisposizione di un PDP (Piano Didattico Personalizzato). Il salto di qualità poi è notevole. Anzitutto i ragazzi arrivano con mille dubbi su loro stessi ed escono con la certezza di non avere nulla di sbagliato. Immaginatevi che sollievo. Da quel momento la loro personalità si spalanca".
Si lavora a una svolta normativa
A livello legislativo il lavoro di Step Net si inserisce in un momento storico cruciale per l'Italia segnato dal passaggio da una fase di pura flessibilità burocratica a una tutela di legge strutturata. Il 7 ottobre 2025 il Senato ha approvato in prima lettura il disegno di legge per le "Disposizioni in favore degli alunni ad alto potenziale cognitivo", ora all'esame della Camera. Il provvedimento punta a riconoscere ufficialmente i bisogni di questi studenti, introdurre la formazione obbligatoria per i docenti e istituire un referente per l'Alto Potenziale Cognitivo (APC) in ogni istituto. In attesa della legge, con il Decreto Dipartimentale 1603 del 2018, è stato istituito un Tavolo Tecnico nazionale presso il Ministero dell'Istruzione dedicato alla plusdotazione e la Nota Ministeriale 562 del 2019, ha inserito ufficialmente gli alunni gifted nell'area dei Bisogni Educativi Speciali (BES), garantendo loro il diritto a una didattica personalizzata.
Plusdotazione: il valore della formazione
Step Net ODV ha inoltre collaborato a una ricerca triennale con l'Università Cattolica, confluita in un testo di pedagogia speciale per futuri docenti che affronta i bisogni dei ragazzi gifted e il rischio di misdiagnosis. Lo studio evidenzia la profonda sensibilità di questi studenti, spesso invisibili a scuola o vittime di bullismo, il cui valore va oltre il rendimento. Grande anche l’impegno nella formazione dei docenti: l'associazione sta costruendo una rete nazionale dedicata alla plusdotazione e ha già formato oltre 9.000 insegnanti.
