E' tornato il “ballerina body”: un nome elegante che nasconde l'ossessione per la magrezza
I social riscoprono la bellezza della danza classica: un’estetica che rimbalza tra TikTok e Instagram, fatta di video di allenamenti, routine “da sbarra” in camera da letto, scarpette rosate. Ma in realtà è un segnale che non va sottovalutato e riporta la magrezza al centro della bellezza
© Ansa
Tra tutù digitali, sbarre improvvisate e corpi sempre più esili, i social riscoprono la bellezza della danza classica: si chiama ballerina body, un’estetica che rimbalza tra TikTok e Instagram, fatta di video di allenamenti, routine “da sbarra” in camera da letto, scarpette rosate e musiche eteree: tutto accompagnat dagli hashtag #BallerinaBody #BodyImage #CorpiReali #DietCulture #Algoritmi, per citare i più usati. Un immaginario raffinato, apparentemente innocuo. Ma in realtà, dietro l'eleganza filtrata, si riaccende un’ossessione antica: quella per la magrezza come misura di valore.
Un’estetica che viene da lontano - La danza classica ha da sempre imposto canoni fisici rigidi. Storicamente, il corpo della ballerina è stato modellato per rispondere a esigenze sceniche, ma anche a uno sguardo esterno: leggero, giovane, quasi fragile. Oggi, però, quei codici escono dal teatro e diventano contenuto virale. Sui social non serve essere una professionista: basta apparire tale. Il risultato è una versione semplificata e iper-estetizzata della danza, svuotata del suo contesto artistico e caricata di un messaggio implicito ma potente: quel tipo di corpo è desiderabile, aspirazionale, premiato dall’algoritmo. Il ballerina body non è solo una moda fitness: è un ideale corporeo preciso, riconoscibile, e soprattutto difficilmente raggiungibile. E mentre viene presentato come sinonimo di grazia, disciplina e benessere, riporta al centro una narrazione già nota, quella che lega bellezza, successo e controllo del corpo alla magrezza estrema.
Dal “fit” al “fragile” - Negli ultimi anni, il linguaggio del benessere sembrava essersi spostato verso parole come strong, healthy, body positivity. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Il ballerina body si inserisce in una tendenza più ampia che segna il ritorno di corpi sempre più sottili, delicati, quasi adolescenziali. Non si parla apertamente di dimagrimento, ma di “tonificazione”, “allungamento”, “linee pulite”. Il lessico è elegante, ma il messaggio resta lo stesso: occupare meno spazio possibile. Un’estetica che può diventare particolarmente problematica per un pubblico giovane, esposto quotidianamente a immagini che normalizzano standard irrealistici.
L’illusione dell’accessibilità - Uno degli aspetti più insidiosi del fenomeno è la sua apparente accessibilità. A differenza delle passerelle o dei palcoscenici, i social suggeriscono che chiunque possa ottenere quel corpo, con la giusta routine e la giusta disciplina. Ma ciò che non viene mostrato è tutto ciò che resta fuori dall’inquadratura: genetica, età, storia personale, salute mentale. Il rischio è quello di trasformare un’attività artistica e fisica complessa come la danza in un altro strumento di confronto, misurazione e frustrazione. Quando il corpo diventa un progetto da ottimizzare, l’idea di benessere si perde.
Una responsabilità collettiva - Non si tratta di demonizzare la danza, né chi ama quell’estetica. Il problema nasce quando un unico modello corporeo viene proposto come ideale universale, soprattutto in spazi che non prevedono mediazione critica. Alcuni creator stanno provando a rompere il frame, mostrando corpi diversi, parlando apertamente di disturbi alimentari, ricordando che la danza non è fatta solo di leggerezza, ma anche di forza, fatica e pluralità. Sono segnali importanti, ma ancora minoritari.
Oltre l’algoritmo - Il successo del ballerina body racconta più di noi che della danza. Racconta il bisogno di controllo in un’epoca instabile, la nostalgia per un’estetica ordinata, il ritorno ciclico di ideali che credevamo superati. La sfida, oggi, non è bandire un trend, ma imparare a leggerlo. Chiedersi cosa comunica, chi include e chi esclude. E ricordare che nessun algoritmo dovrebbe decidere quanto spazio ha diritto di occupare un corpo.
