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Venezia 77: ecco "Le sorelle Macaluso" di Emma Dante, opera corale al femminile sul potere della "sorellanza"

Ultimo film italiano in concorso alla Mostra del Cinema, tratto dallʼomonima pièce teatrale della regista palermitana

Sospesa tra cielo, terra e mare, in bilico tra la vita e la morte, tra ricordi, rancori e rimorsi scorre la storia de "Le sorelle Macaluso", il film di Emma Dante presentato ieri a Venezia e da domani nelle sale. Tratta dall'omonima pièce teatrale l'opera, corale e tutta al femminile,  è stata accolta da sei minuti di applausi e grande commozione dal pubblico della 77esima Mostra del Cinema, che si concluderà sabato 12 settembre.


Il cielo è quello dove volano i colombi, presenza costante nel film, che Maria, Pinuccia, Lia, Katia e Antonella, questo il nome delle cinque sorelle, tengono in una colombaia sul tetto della casa dove vivono e vendono poi per battesimi e matrimoni. Simbolo di purezza e innocenza, ma anche di fedeltà i colombi vanno e vengono dalla casa delle sorelle e accompagnano, scandendolo con i loro voli e il rumore di sottofondo dei loro versi, lo scorrere della vita e della morte delle donne.

 

 La terra è la casa stessa, un appartamento all'ultimo piano di una palazzina alla periferia di Palermo, nido, rifugio, luogo del ritorno e del ricordo. Punto fermo delle sorelle: "Finché c'è la casa", spiega la regista "permane la presenza delle sorelle. Gli oggetti della casa resistono nonostante l'usura, restano e sopravvivono anche alle loro custodi". 
Con abile precisione Emma Dante usa la telecamera per soffermarsi proprio sugli oggetti della casa, la maniglia della finestra che con gli anni si stacca, la vasca che si sbecca, le mattonelle calpestate, i quadri appesi alle pareti, i mobili, le chiavi...

 

 E poi c'è il mare. Quello di Mondello e dello storico stabilimento Charleston, dove le sorelle vanno a trascorrere una giornata di sole. E dove si compie la tragedia, che influenzerà la loro vita. 

 

Tra le registe teatrali italiane e contemporanee più capaci, sensibili e complete, Emma Dante cerca di compiere anche sul set cinematografico il miracolo a cui si assiste ad ogni sua pièce a teatro. Prima fra tutte "Le sorelle Macaluso", spettacolo pluripremiato e ancora oggi in tour in tutto il mondo. 

 

 

E allora ecco che la trama perde importanza. Non è ciò che avviene a tenere lo spettatore incollato allo schermo, ma come avviene. Film corale tutto al femminile sul potere della "sorellanza", come la chiama Emma Dante, "Le sorelle Macaluso" raccontano semplicemente la vita con i suoi normali e quotidiani eventi, innamoramenti, baci, sesso, la malattia, la morte, i sogni infranti, come quello di Maria, che vuole diventare ballerina... "Tutto fa parte della vita", dice la regista, che non sembra volersi soffermare su nulla in particolare, se non sul senso stesso di questo "tutto", sul trascorrere del tempo, sui cambiamenti fisici e psicologici, che la vita porta con sé. 


Emma Dante è una regista di poche parole. Anche nel film. A parlare ci sono i gesti, quelli eclatanti e anche "fastidiosi" e irriverenti come le liti fisiche tra le ragazze, l’abbuffarsi di pasticcini, lo scorticamento di un animale morto...

 

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E quelli poetici e struggenti come la sequenza dei passi di danza di Maria sulla spiaggia, un bacio lesbo,  il truccarsi allo specchio, le labbra che si muovono leggendo le frasi di un libro, i colombi che mangiano i semi da un piatto rotto e ricostruito. Come la vita, che si rompe e si ricostruisce di continuo.


"Le sorelle Macaluso" non è un film da colpi di scena, perché la vita non lo è. E' piuttosto un film che racconta di rotture e ricostruzioni, di rancori e soprattutto di rimorsi e sensi di colpa. In cui tutti si possono ritrovare.

Un film sul bisogno di "sorellanza" o "fratellanza", che è di tutti noi, di un luogo sicuro dove tornare per ricostruire, dello scorrere del tempo e della morte. Che fa parte della vita.

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