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Jack Savoretti: "Nella famiglia la mia felicità, ma non posso fare a meno di cantare per gli sconosciuti"

Il cantautore anglo-italiano torna con "Singing To Strangers", un lavoro in cui cambia le coordinate stilistiche della sua musica

Jack Savoretti: "Nella famiglia la mia felicità, ma non posso fare a meno di cantare per gli sconosciuti"

Jack Savoretti cambia pelle. Il cantautore intimista chitarra e voce degli ultimi due album, per il nuovo "Singing To Strangers" ha voluto esplorare mondi diversi guardando al passato delle proprie radici, ispirandosi alla musica italiana degli anni 50 e 60. "E' una sorta di colonna sonora di un film inesistente - racconta -, su un artista che ha a casa tutta la sua felicità ma non può fare a meno di girare il mondo per cantare agli sconosciuti".

"Un disco italiano cantato in inglese" lo definisce lui. E in effetti "Singing To Strangers" di Italia ne contiene tanta. A partire dal luogo in cui è stato registrato, a Roma negli studi di Ennio Morricone, la scorsa estate. E nelle atmosfere, decisamente diverse dai lavori che lo hanno preceduto.

"Gli ultimi due album erano molto simili come tematiche - spiega lui durante la presentazione alla Terrazza Martini, a un passo dal cielo di Milano -. Si sentiva tutta la mia frustrazione, erano il classico album cantautorale. Non volevo finire con il fare una trilogia, sentivo il bisogno di qualcosa di diverso". Anche perché in tutto questo periodo la vita di Jack è cambiata. "Questo lavoro arriva al termine di cinque anni in cui sono stato in tour, ho messo su casa, ho lasciato la città per andare a vivere in campagna, ho trovato la mia dimensione familiare".

E proprio all'interno della famiglia si trova la spiegazione del titolo dell'album. "Un giorno mia figlia parlava con un'amica che le ha chiesto cosa facesse il suo papà - racconta Jack -. E lei ha risposto 'va in giro a cantare per gli sconosciuti'. Inizialmente volevo intervenire perché mi sembrava una definizione riduttiva, ma poi, pensandoci, mi sono reso conto che era un'ottima sintesi". E proprio da lì è partita l'idea dell'album, un'idea nata in maniera precisa sin dall'inizio, come mai era stato prima nel percorso di Savoretti. "Ho pensato questo disco come se fosse la colonna sonora di un film che non esiste - sottolinea -. E' la storia di un uomo va in giro a cantare per gli sconosciuti e poi torna a casa, dove ha tutti i suoi affetti, tutto ciò che lo rende felice. Ma non può fare a meno ogni tanto di fare la valigia e tornare a cantare per gli sconosciuti".

Il risultato di questa idea è un disco in cui "i demoni del passato ci sono sempre, ma ho voluto celebrare il romanticismo - dice Jack -, ho trovato la libertà restando fermo: con l'amore". Il sound poi è un riuscito mix di soul, la Francia di Serge Gainsbourg e la melodia italiana di un preciso momento storico. "Quando dico che ho pensato alla musica italiana mi riferisco a quella che mi ha influenzato crescendo - precisa lui -, che mi faceva ascoltare mio padre da bambino. L'ispirazione è quella musica tra la fine degli anni 50 e l'inizio dei 60, quando la classica orchestra con il crooner che cantava ha iniziato a mescolarsi con batteria, basso e chitarra del rock'n'roll che davano un ritmo diverso. E' come se due universi si fossero scontrati dando origine a qualcosa di unico. Che non si può definire con un genere. E per questo mi piace molto".
  
Per costruire quel sound Savoretti ha voluto con sé in studio la sua band composta dai chitarristi Pedro Vito e Sam Lewis, il bassista Sam Davies, il batterista Jesper Lind, il direttore musicale Nikolai Torp e Davide Rossi grande polistrumentista, che ha curato tutta la parte degli archi all’interno dell’album. "Sono musicisti fantastici e l'energia che si sprigiona tra noi è unica - afferma -. Non ho mai capito questa cosa che in studio devi suonare con dei turnisti. Ho voluto a tutti i costi il mio gruppo e ho avuto ragoine". 

Il disco contiene una collaborazione d'eccellenza sul brano "Touchy Situation", in cui il testo è stato scritto da uno dei pilastri della musica mondiale e premio Nobel Bob Dylan. "La storia di questa canzone è meno romantica di quanto potrebbe apparire - dice lui ridendo -. I miei nuovi manager mi avevano dato la possibilità di lavorare con un celebre cantautore country. La collaborazione però è saltata e per 'risarcirmi' mi hanno proposto di scegliere tra alcuni testi di Dylan che avevano a disposizione, liriche risalenti agli anni 90 che lui non aveva utilizzato. Un giorno mi sono visto arrivare una mail con due di questi testi, e la firma Bob. Era da parte di Dylan, che tra i tanti ne aveva scelti due da propormi". Ma a quel punto la cosa è stata meno facile del previsto. "Ho scelto subito una della due, ma non veniva bene. Mi veniva spontaneo farla alla maniera di Dylan e non era un granché - spiega -. Quindi ho deciso di mettermi al piano e pensarla in modo diverso. E' diventata qualcosa di mio e tutto è andato a posto".

Savoretti sarà in tour in Italia per tre concerti: il primo appuntamento a Padova il 16 aprile al Gran Teatro Geox, a seguire il 17 aprile al Fabrique di Milano e il 18 aprile all'Atlantico di Roma. Il tour proseguirà per tutta Europa toccando Olanda, Germania, Svizzera, Polonia, Inghilterra e Irlanda e si concluderà con una data evento il 31 maggio 2019 alla Wembley Arena di Londra.

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