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"Paese nostro", il film sui migranti proiettato alla Camera

Il documentario, realizzato nel 2017, non è mai stato distribuito

Il lavoro degli operatori sociali coinvolti nell'accoglienza, i sacrifici, le difficoltà, i dubbi, la quotidiana sfida per la costruzione di una società più aperta e democratica sono al centro del film sulla condizione dei migranti in Italia "Paese nostro". La pellicola è stata proiettata alla Camera dei deputati, nella sala Nilde Iotti a palazzo Theodoli, grazie all'iniziativa della associazione Zalab in collaborazione con Amnesty International, Asgi, Sbilanciamoci.

"Paese Nostro" è costituito da 6 cortometraggi e ritrae sei operatori sociali impegnati a diverso titolo e in diverse regioni italiane nei progetti Sprar. "La pellicola - sottolinea Giulio Marcon di LeU, promotore della proiezione a Montecitorio - si pone in continuità con la difesa di un sistema valoriale, ancor prima di un sistema sociale, e si pone in contrasto a una narrazione politica che spesso ha sottostimato, sottopagato e denigrato l'impegno degli Sprar sul territorio, e che ora li sta cercando di svuotare dalla loro funzione principale, l'accoglienza dei Richiedenti Asilo. Pensiamo che il film possa essere uno strumento potente per riflettere sulle sfide del nostro presente e per far riflettere i cittadini italiani su quali sono le conseguenze su tutta la societa' di una riduzione profonda del sistema d'accoglienza".

 

Il film, finanziato dallo Stato, è stato consegnato nel 2017, ma da allora non è mai stato distribuito: "Il film è stato consegnato nel 2017 ma è bloccato al Ministero - denuncia Marcon - Sia durante il Governo Gentiloni con Marco Minniti Ministro degli Interni sia durante l'attuale Governo Conte con Matteo Salvini Ministro la distribuzione di Paese Nostro è stata bloccata da un profondo silenzio. Nonostante ripetute richieste da parte nostra, nessuna notizia riusciamo ad avere sul destino del film. Riteniamo che la cosa sia scorretta tanto dal punto di vista procedurale, prevedendo il progetto Fami la produzione di un film da diffondere e non da tenere chiuso in un cassetto quanto dal punto di vista etico e culturale, essendo a nostro avviso la riflessione pubblica sul tema del film quanto mai necessaria in Italia Per questo abbiamo deciso di rompere il profondo silenzio".

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