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Università, il Covid cambia le scelte degli studenti? Meno interesse per le lingue, in ascesa sanità e informatica

Il brusco calo nelle iscrizioni universitarie potrebbe riflettere i disagi provocati dalla pandemia. Alcune facoltà non sono più in voga, altre invece possono sorridere: i giovani oggi si orientano verso le discipline scientifiche a discapito di quelle umanistiche

 università, politecnico, laurea
Istockphoto

Qualcosa sta cambiando nelle scelte dei giovani, e non solo riguardo al classico dilemma “università o lavoro”. Ultimamente la laurea sembra stia perdendo appeal. Almeno stando ai dati provvisori del Ministero dell'Università e della Ricerca, relativi all'anno accademico 2021/2022, secondo cui in Italia in dodici mesi si è assistito a un calo delle immatricolazioni che si assesta intorno al - 3%. Ma se osserviamo più da vicino i dati, è possibile vedere dov’è concentrata la “crisi”: sta calando l’interesse verso intere aree del sapere, che forse in questo momento meno si applicano al periodo che stiamo vivendo.

La rivincita delle STEM: dal settore medico-farmaceutico all’informatica

 

Come riporta il portale Skuola.net, su circa 469mila diplomati, usciti dalle scuole superiori la scorsa estate, 306.763mila ragazze e ragazzi hanno deciso di proseguire gli studi all’università. Una flessione c’è, seppur non drammatica, rispetto all’anno precedente, quando nonostante i timori per i possibili effetti della pandemia, le immatricolazioni erano state superiori (317.282mila) sebbene i diplomati fossero stati anche meno in termini assoluti (463mila).

 

Sono numeri che fanno riflettere. Da una parte l’abbandono universitario è forse più evidente di quello scolastico: se tutti i diplomati iscritti all’università concludessero il proprio percorso con successo, in qualche anno raggiungeremmo i primi della classe - i Sudcoreani - che vantano una percentuale di laureati tra i 25-34 vicina al 70%, contro il misero 27% nostrano. Dall’altra, mostrano tendenze ben chiare: i ragazzi che hanno vissuto la scuola della Dad e delle mascherine, una volta usciti dagli istituti, si dirigono sempre più verso l’informatica e il settore medico-farmaceutico; non pochi si interessano all’architettura e all’ingegneria civile; mentre sognano sempre meno di diventare “cittadini del mondo” attraverso lo studio delle lingue, o di insegnare nelle nostre scuole.

 

In particolare, sono le discipline scientifiche STEM ad avere più successo tra i giovani, ovvero quelle che a detta degli esperti già oggi aprono (e lo faranno ancora di più in futuro) le maggiori prospettive lavorative. Tendenza già in atto lo scorso anno e confermata dagli ultimi dati. Un discorso che vale anche per le ragazze: ad esempio, è netta la crescita della componente femminile nei corsi di Informatica (+16,36%), mentre tra i ragazzi il numero di iscrizioni sale di poco più del 5%.

 

Con il “segno più” anche le immatricolazioni nell’area medico sanitaria e farmaceutica: qui si registra il +3,89% tra gli studenti e il + 3,05% tra le studentesse. Così come l’area di Architettura e Ingegneria Civile mostra segni di ripresa, con il +4,81% (tra i maschi) e il +3,37% (tra le femmine) di nuove matricole.

 

La sensazione è che i giovani siano oggi orientati a specializzarsi quanto più possibile; il che spiegherebbe il declino dell’area scientifica generale rispetto a, come abbiamo visto, l’area più “tecnica” delle STEM; la prima, infatti, registra circa un -5% sia nelle iscrizioni maschili che in quelle femminili. Anche se, finora, abbiamo parlato di percentuali di crescita.

 

Con i dati assoluti alla mano, lo scenario si conferma solo in parte: il settore economico guadagna infatti ben quasi 46mila studenti, seppure in leggero calo rispetto ai più dei 47mila dello scorso anno. Ci sono poi le facoltà di ingegneria industriale e dell’informazione (quasi 40mila iscritti, in lieve calo rispetto al 2021) e quelle del settore, per l’appunto, scientifico (più di 36mila iscritti quest’anno).

 

Il lavoro ai tempi della pandemia: le lingue pagano il prezzo dello stop ai viaggi

 

La pandemia, dunque, ha modificato le priorità dei giovani? Non è da escludere. Il bilancio positivo mostrato dalle discipline sanitarie e farmaceutiche, con un aumento di iscrizioni generalizzato, ci dà in effetti la misura di come qualcosa stia cambiando. Così come l’interesse verso l’informatica, in un mondo che ha scoperto tutte le potenzialità del virtuale nelle attività “a distanza”.

 

Inoltre, la perdita di interesse nelle aree forestale e veterinaria - dove il calo di iscritti è a cifra doppia - e il crollo di immatricolazioni, soprattutto femminili, ai corsi di carattere motorio e sportivo (-12%), ci dice che i giovani sono orientati verso nuovi lidi. Certo è che anche il mondo del lavoro fa la sua parte nelle scelta dell'università: potremmo quindi affermare che i giovani siano portati a seguire i corsi che offrono più sbocchi occupazionali, e un po' meno le proprie passioni.

 

A pagare il prezzo maggiore alla crisi delle immatricolazioni sono, così, le discipline umanistiche. Il simbolo della débacle sono senza dubbio i corsi di Lingue, che perdono quasi il 13% di iscritti tra i maschi e oltre il 17% tra le ragazze. Facile immaginare che in un mondo segnato dall’emergenza sanitaria, con tutte le difficoltà che conosciamo riguardo agli spostamenti, i giovani siano meno propensi a sognare un futuro che, magari, li veda muoversi dall’Italia verso altri paesi.

 

Discorso simile per l’area delle Scienze della Formazione e delle discipline affini, che segna un -7% di iscrizioni tra i ragazzi e un -4% tra le femmine. Un riflesso delle difficoltà che sta vivendo la scuola in questo periodo di pandemia? In realtà, è praticamente tutto il settore a “soffrire”. Altri esempi emblematici sono le facoltà di Sociologia e Comunicazione, che tra i maschi hanno visto crollare le iscrizioni di 9 punti percentuale (-1% tra le ragazze). Discesa verticale anche per i corsi di Arte e Design: -12,29% tra i ragazzi e -6,70% tra le ragazze.

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